Le “cicogne semiabusive” di Corigliano…

Il gran pasticcio di Ostetricia e Ginecologia all'ospedale spoke dello Jonio. Reparti chiusi dal direttore sanitario Carino per carenza di personale e immediatamente riaperti su richiesta del commissario dell'Asp (manca però un'ulteriore deliberazione di chi li aveva sospesi). Si naviga a vista e nel rischio generale (anche legale). Pellegrini pronta alle dimissioni se Cotticelli non “molla” nuovi medici

Le “cicogne” di Corigliano e Rossano. Che quando “bussano” hai detto niente visto che è questa ormai la terza città della regione. Impossibile farle attendere. La storia è (tristemente) nota e farebbe solo sorridere se non fosse anche tragica. Per Ostetricia e Ginecologia all’ospedale spoke dello Jonio non ci siamo, mancano requisiti per rientrare nel cosiddetto fabbisogno organizzativo. Detta alla calabrese, mancano medici e anestesisti. Il direttore sanitario dell’ospedale spoke, Pierluigi Carino, sul finire della scorsa settimana decide il colpo ad affetto, che poi era e rimane anche quello legalmente più prudente. Battenti chiusi, non c’è via d’uscita secondo Carino. Con il numero esiguo di personale a disposizione non sono garantiti standard minimi di sicurezza e siccome poi ogni mattina quando si fa giorno c’è qualche famiglia che va dai carabinieri meglio abbassare le serrande e non correre rischi. Non passano molte ore e (di rimbalzo con Cotticelli) il commissario dell’Asp di Cosenza scrive una letterina che è tutta un programma. È indirizzata proprio a Carino e per conoscenza (tralasciando altri vertici dell’ospedale) anche a Cotticelli. La Pellegrini nell’oggetto della lettera scrive testualmente “revoca sospensione attività pediatrica e ostetricia”. Letta da qui, e Carino ha trovato utile leggerla solo da qui, i reparti possono e anzi debbono riaprire. C’è scritto nell’oggetto, come fosse un ordine. Ma Pellegrini non può ordinare niente a nessuno che non passi da un nuovo atto emesso da chi ha emesso il primo. Cioè a dire che Pellegrini nella lettera chiede a chi aveva chiuso i reparti di riaprirli. Chiede, non ordina. «Si chiede alla S.V – si legge nella lettera inviata a Carino, direttore sanitario che aveva chiuso i reparti a Corigliano – di revocare immediatamente la disposizione di cui in oggetto per lo stretto periodo necessario alla risoluzione della problematica». Carino, ovviamente, questo passaggio lo ha letto e riletto decine di volte ma s’è formalmente fermato all’oggetto della missiva, “revoca sospensione attività”. E altro non ha prodotto, Carino. Né, garantiscono fonti interne, ci pensa minimamente a firmare una riapertura dei reparti. Che a tutt’oggi, quindi, sono aperti e operano in regime esoterico di semiabusività. Cioè a dire che sono tecnicamente chiusi (da una delibera del direttore sanitario) e ipoteticamente riapribili (su richiesta del commissario dell’Asp che però necessita, per completare il giro, di un nuovo atto di Carino). Non sono “fantasmi” i bimbi che stanno nascendo da quelle parti né sono sedute spiritiche le riunioni dei familiari nelle anticamere dell’ospedale. I reparti funzionano, quasi eroicamente, ma il personale che poco era prima pochissimo è rimasto anche adesso tanto è vero che la Pellegrini non è rimasta a guardare. Siamo sempre sul finire della scorsa settimana e c’è un corpo a corpo sull’argomento. Nell’ufficio del commissario Cotticelli viene preso un impegno. Il tempo di qualche giorno, più ore che giorni, e arriveranno i rinforzi medici nei reparti dell’ospedale di Corigliano-Rossano oggetto di chiusura (e di riapertura “orale”). Non è tanto un impegno di Cotticelli quanto una “minaccia” di Pellegrini (e Cordasco). Se non arriva personale partono le dimissioni in questa settimana. Qualcuno sostiene persino che il commissario Pellegrini le abbia già firmate e consegnate senza data, in bianco. Convinta, o forse timorosa, del fatto che Cotticelli non ne mollerà di nuovi medici.
E qui si apre tutto un altro scenario con il commissario in divisa e stellette che ha sempre disatteso fin qui quanto, parola di chi se ne intende, prescriveva la stessa legge. Cioè assumere e far scorrere le graduatorie. Del resto questo aspetto è stato chiarito (con incursioni aggiuntive) nello stesso Decreto Calabria. Cotticelli non procede alle assunzioni anche quando potrebbe (e dovrebbe) farlo. Si naviga nella legge 60 del 2019. In base agli atti ricevuti dalle Asp e dalle aziende ospedaliere il commissario può tirare una riga per terra e stabilire la spesa storica per personale al 31 dicembre del 2018. Se tirando la stessa riga per terra oggi, con numeri alla mano, viene fuori che quella spesa “storica” non è stata raggiunta né tantomeno superata può (anzi, deve) procedere con nuove assunzioni. A costi invariati e a concorsi espletati, se quella spesa “storica” non è stata raggiunta, si possono rinforzare gli ospedali ma Cotticelli tentenna favorendo più o meno indirettamente il mantenimento del precariato, che proprio il Decreto Calabria bandisce. E così, sempre più o meno direttamente, la sua condotta (di Cotticelli) fa lievitare i costi per turni aggiuntivi e per l’acquisizione di personale proveniente da aziende diverse, in “trasferta” (quando ve ne sarebbero di interni) così da coprire i fabbisogni organizzativi. Non solo. Questo “giro” espone i dirigenti al tetto orario delle 48 ore settimanali, abbondantemente superato. Di fatto infrangendo la norma. Parliamo di stress cronico aggiuntivo, di costi logistici e non solo. Parliamo di vertenze quotidiane che si aprono e che vanno sul conto di Pantalone.
Detta in altri termini, anzicché rinforzare gli ospedali con il personale che ha partecipato e vinto i concorsi Cotticelli sposta pedine da altre aziende facendo lievitare costi e precariato. Quando la spesa storica del 2018 consente nuovi rapporti di lavoro. E allora, perché non si procede? Vuoi vedere che c’è la “zampa” dell’intifada politica dietro? Forse che i nuovi guerriglieri dei giorni nostri hanno timore che di clientele non periscono solo gli altri? Chissà. Nel frattempo, tra Corigliano e Rossano, le “cicogne” sono costrette ad atterrare quasi “abusivamente”. Meglio che niente…

I.T.