I “gol in fuorigioco” della M&G di Gallo, patron della Reggina Calcio

Il colosso nazionale del lavoro interinale di proprietà dell'imprenditore calabrese. Secondo l'Ispettorato del lavoro di Bologna verrebbe offerta manodopera alle aziende a basso (e rischioso) costo salvo poi incorrere un sanzioni penali e civili per contributi non versati e retribuzioni inadeguate e non complete. Giro “borderline” da 30 milioni di euro

Se è verosimile solo una parte dei dossier pubblicati da “Business Insider” così come da “Repubblica” la mitica e conterranea agenzia interinale “Why not”, di demagistrissiana e saladiana memoria, fa quasi tenerezza per sobrietà, liceità, eleganza e finalità industriale. Perché se è verosimile solo una parte di quello che è venuto fuori fin qui sulla stampa nazionale il colosso M&G, galassia che racchiude almeno altre 15 sigle fiscali al proprio interno, non teme concorrenze in materia di offerta (bordeline) di manodopera su scala nazionale. Le altre esperienze più o mano “chiacchierate” possono solo arrossire al suo cospetto. Perché il giro nazionale messo in piedi da Luca Gallo, imprenditore calabrese e patron della Reggina Calcio, è notevole così come stratificate sono le ombre, almeno a dar retta ai media nazionali e all’Ispettorato del lavoro di Bologna. Secondo il ministero del Lavoro, in una nota diramata l’8 febbraio scorso, al colosso di Luca Gallo e nella fattispecie alla M&G Coop «sono stati contestati numerosi illeciti penali, amministrativi e recuperi contributivi per circa 30 milioni di euro. L’attività illecita di questa falsa cooperativa, di cui hanno usufruito circa 4mila imprese, avrà conseguenze sugli stessi utilizzatori che saranno chiamati a rispondere solidamente delle somme ingiunte».
Secondo l’Ispettorato del lavoro di Bologna (in seguito a segnalazioni di alcuni lavoratori in Emilia ma ve ne sarebbero di denunce anche in Piemonte e in altre regioni) e poi successivamente secondo il ministero del Lavoro la società M&G Coop (satellite della galassia M&G) recluterebbe ingente quantità di personale e di manodopera da smistare poi alle aziende che ne fanno richiesta. Aziende che operano nei più svariati settori ma con prevalenza di bar, ristoranti, grandi magazzini. L’offerta della M&G Coop si configurerebbe come imperdibile per le aziende. Costo assai contenuto della forza lavoro ai limiti della concorrenza. E per di più con pagamenti che singolarmente cura direttamente la M&G Coop ai dipendenti, dopo aver ricevuto le rette dalle aziende. Ma secondo gli articoli di stampa ma soprattutto secondo l’Ispettorato del lavoro il grande vantaggio che sta dentro questa offerta nasconderebbe in realtà ombre pesanti. Penali e civili. Perché non solo si finisce poi per corrispondere meno mensilità del dovuto ai dipendenti (al minimo del minimo salariale) e niente Tfr quanto poi, a livello contributivo, i lavoraratori si trovano in cassa poco o niente rispetto al previsto e rispetto alla legge. Da qui le prescrizioni e le sanzioni sia penali che civili tanto alla casa madre (la M&G Coop) quanto (in solido) alle aziende che usano per manodopera la forza lavoro appaltata dal colosso di Luca Gallo. Per cui, dolenti o nolenti e comunque consapevoli o meno del rischio che si corre, le aziende che si “abbeverano” dal sistema interinale M&G rischiano sanzioni singole fino a 50mila euro. Ma vi sarebbe di più, secondo lo stesso ministero del Lavoro. La M&G non sarebbe iscritta all’Albo telematico pubblicato sul sito del ministero, cioè non avrebbe i titoli per essere a tutti gli effetti riconosciuta come agenzia per il lavoro debitamente autorizzata. Lo conferma con una nota lo stesso Ispettorato del lavoro di Bologna che il 6 settembre scrive così… «Le società riconducibili alla galassia M&G non sono autorizzate ed offrono manodopera a prezzi evidentemente troppo bassi. Le aziende che se ne avvalgono si trovano ben presto sanzionate e costrette a pagare di tasca loro le retribuzioni e i contributi non versati a favore dei lavoratori irregolarmente utilizzati, oltre che esposte al facile ricorso dei lavoratori stessi per essere regolarmente assunti». Quindi M&G non avrebbe più l’autorizzazione per intervenire nel settore. Ma c’è un piccolo giallo relativamente a quest’ultimo punto. Non ha perso i requisiti, M&G, ha rinunciato ad averli. Diciamo che ha consegnato il “patentino”. Questo perché nel 2017 l’Anpal (agenzia nazionale per le politiche attive) gli sospende l’autorizzazione alla somministrazione di manodopera per irregolarità riscontrate dall’Ispettorato del lavoro. M&G fa ricorso e lo vince al Tar, con sentenza 2733 del 2018. Il provvedimento di Anpal viene quindi annullato ma M&G, nel frattempo, aveva già rinunciato ad avere l’autorizzazione. Aveva già consegnato il “patentino”. «Un forte segnale di protesta – si legge sul sito della società – che il presidente Luca Gallo ha voluto lanciare in risposta ai continui attacchi subiti nell’ultimo anno e mezzo da parte degli organi di categoria». E dire che il ricorso vinto riabilita M&G e gli avrebbe consentito di far nuovamente parte delle agenzie accreditate alla fornitura di manodopera. «Ma un sistema tanto ammalorato» scrive la società, non vale la pena di essere frequentato, anche se si è vinta una prestigiosa sentenza al Tar. Nelle more della sentenza era già partita la riorganizzazione del gruppo, dando per scontato di dover operare da lì in avanti anche senza autorizzazione. Tornare indietro e riavvolgere il nastro poteva costare troppo, in tutti i sensi. Come un gol a porta vuota (magari in fuorigioco). Chi è che si ferma e aspetta l’avversario? E il Granillo fa festa…

I.T.