Se il Pd candida “l’ispettore” Morra…

L'indiscrezione (fin qui non smentita) della corsa del presidente dell'Antimafia per la presidenza della Regione. Con la “benedizione” di Zingaretti che vedrebbe prevalere nel partito la linea giustizialista e “appassionata” alle procure

Gelato dalla mancata nomina a ministro Nicola Morra, il pomeriggio dei nomi “certificati” da Conte e consegnati al Quirinale, non si smarrisce davanti ai microfoni della tv in diretta. Masticherebbe pietre al posto della gomma ma resta freddo. Ha probabilmente appreso online della “bocciatura” ma non per questo sbrocca e anzi rilancia, complimentandosi pubblicamente con il segretario nazionale del Pd per aver allontanato dal partito in Calabria un consigliere regionale rintracciato in una telefonata “imbarazzante” (Sebi Romeo). Niente male per uno che deve solo uscire dall’angolo di un pomeriggio infernale e con finale a sorpresa. E i complimenti a Zingaretti non passano in cavalleria se è vero come è vero che avrebbe avuto tutt’altro da dire in quei momenti il presidente dell’Antimafia. Segno, più evidente di quanto sembri, di un dialogo ormai stratificato e a tutti i livelli non solo tra il partito in quanto partito e il movimento in quanto movimento ma anche, se non soprattutto, da e per le ramificazioni più territoriali. Sono i giorni, non lontani, dei 45 minuti in galleria Sordi proprio tra Morra e il commissario del Pd calabrese, Stefano Graziano. E sono anche i giorni, con crescendo sottotraccia non banale, degli apprezzamenti trasversali attorno a Morra che in casa democrat in pochi nascondono ormai. Fino a planare tra le pagine de “il Tempo” che per la prima volta, e su scala nazionale (ne abbiamo già parlato) dà conto di una indiscrezione fin qui non smentita e cioè la corsa di Nicola Morra verso la presidenza della Regione Calabria ma non in quota (scontata) Cinquestelle bensì grazie ad un accordo che vedrebbe proprio il Pd di Zingaretti principale motore propulsore. Il quotidiano romano si esercita poi in una sorta di “remember”, le frasi storiche al veleno di Morra contro il Pd di ogni latitudine. E, sempre il quotidiano della Capitale, include questa ipotetica candidatura del presidente dell’Antimafia proprio a risarcimento della “trombata” clamorosa del ministero mancato all’ultimo secondo. Della serie, la Calabria come camera di compensazione per Morra ma anche per Pd e Cinquestelle alle prese con una difficile ripartizione di un eventuale accordo. Perché se scatta il patto nazionale il Pd, con ogni probabilità, non mollerà la sua bandiera in Emilia e forse nemmeno in Umbria mentre potrebbe facilmente cedere lo scomodo scettro ai Pentastellati proprio in Calabria. Del resto sempre insieme si correrebbe e sui nomi ormai per statuto non si può litigare più. E che la “cosa” sia in stato avanzato, la corsa di Morra per la presidenza della Regione benedetta da Zingaretti, secondo “il Tempo” è testimoniato dal silenzio generale sia in senso negativo che positivo, smentite non ne arrivano. Il punto è semmai comprendere in anticipo, se le cose dovessero andare così, come gestirà la faccenda proprio il Pd, alle prese con il suo corpo dirigente e la sua componente elettorale. Perché se è vero che alla fine Morra risulta essere coerente con se stesso (non ha mai mollato di un centimetro la linea giustizialista e “appassionata” alle iniziative delle procure, né prima né dopo il patto) è altrettanto vero che nel Pd questa linea (pur presente) ancora non ha ottenuto la certificazione di primato. Anzi, il dibattito tra garantisti e giustizialisti all’interno del più importante partito della sinistra moderna è più vivo e fertile che mai. Ma è indubbio che se la stretta di mano tra partito e movimento dovesse poi generare la corsa di Morra per la presidenza della Regione, con la spinta decisiva del Pd, vorrà dire che proprio in casa democrat avrà prevalso (più o meno definitivamente) la linea dell’attacco, dell’affronto, dell’avanguardia delle iniziative giudiziarie che si porranno inevitabilmente a monte delle stesse iniziative politiche. E c’è già chi, sornione, se la ride al Pd che candida “l’ispettore” Morra. Evidentemente giocando (poco) sarcasticamente sulla denuncia di Jole Santelli e Roberto Occhiuto a proposito del presidente dell’Antimafia che avrebbe “indagato” privatamente sul suo salotto di casa consegnando ad un magistrato la registrazione (più o meno consapevole) di un test chiave in uno dei procedimenti penali contro Mario Occhiuto (candidato anche lui, e non da oggi, alla presidenza della Regione). Accuse, quelle di Santelli e Roberto Occhiuto, mai dimostrate fin qui, se mai sarà possibile farlo. In pochi sono disposti a credere che sia potuta accadere una cosa simile…

I.T.