Il mistero della “cacciata” di Morra

Il presidente dell'Antimafia nella lista dei ministri fino all'ultimo, poi non v'è stata più traccia. Sullo sfondo, tra i tanti possibili moventi, lo scontro feroce con la vicepresidente della commissione Santelli ma soprattutto con Roberto Occhiuto che in un post a maggio ha racchiuso esoteriche e inquietanti ombre in alcuni hastag...

Quando Enrico Mentana a pochi metri dalla porta che Conte avrebbe aperto con la lista dei ministri ha lanciato il suo ultimo scoop pareva d’essere già al Quirinale. «Tutto confermato, rispetto al totonomi» il verbo dell’ancorman televisivo delle giornate che contano. «Solo uno spostamento, se così possiamo dire. Morra non più all’Istruzione ma alla Funzione pubblica, alla pubblica amministrazione. La lista è fatta… ». Ed era fatta non solo per La 7 e per i suoi telespettatori ma persino per gli addetti ai lavori e per i giocatori in campo se è vero come è vero, confessa un deputato Pd, «che al telefono fino a pochi minuti prima tutti favecano gli auguri a Morra, che a tutti gli effetti sarebbe stato l’unico ministro calabrese nel governo». Non è dato sapere se Nicola Morra, senatore Pentastellato e presidente della commissione Antimafia, ha persino varcato il portone centrale del Quirinale come ministro in pectore, siglato con penna nera da Giuseppe Conte nella sua lista. O se il piano più alto del Palazzo ha lavorato invece per non dover essere in qualche modo costretto alla “non firma” di epoca Napolitano, di fatto sterilizzando il nome nelle intercapedini dell’ingresso centrale. Fatto sta che tra lo stupore generale, giornalistico e soprattutto politico, del nome di Nicola Morra non v’è stata più traccia. Dissolto dall’elenco e chissà se invece ne faceva parte fino alla porta o se i “servizi” anche poco “segreti” del Quirinale hanno lavorato di fino per usare il “bianchetto” giusto. Chissà. Certo è che il mistero ci sta tutto e rischia poco lo scolorimento col passare delle ore, semmai il contrario. Si infittisce l’elenco dei possibili retroscena circa il movente che sta alla base della clamorosa “cacciata” di Morra dal governo con il Pd che lui più di altri aveva inseguito.
Profilo stimato a livello nazionale, quello di Morra. Dal verbo sciolto. Tra i pionieri della rincorsa di Grillo a scardinare il sistema con una quota di sostanza in più rispetto al circondario. Da qui la prestigiosa poltrona di presidente della commissione Antimafia e da qui ancora pareva un salto il “tuffo” nel governo, a conti fatti sarebbe stato l’unico calabrese. Ma non è andata e le sue doti non sono bastate evidentemente a convincere le penne giuste a firmare. Già, ma perché? Cosa si nasconde per davvero dietro l’imprevedibile epilogo? Qualcosa e chi e quanti sono i reali motivi? Nel Palazzo ma anche tra i suoi fianchi non si discute d’altro e non è difficile rintracciare un “movente” che di sicuro rischia d’aver contribuito più degli altri alla “cacciata”. Il feroce, inedito, sconcertante e mediaticamente esilarante scontro tra Morra e la vicepresidente della stessa Antimafia Santelli ma soprattutto tra Morra e il parlamentare di Forza Italia Roberto Occhiuto. Siamo a metà maggio. Sono i giorni della clamorosa denuncia prima “local” di Roberto Occhiuto sulla stampa locale e poi “glocal” del trio Molè-Santelli-Occhiuto (Roberto) nel corso di una clamorosa conferenza stampa alla Camera. Entrambe le piattafome mediatiche con la stessa presunta storia in mezzo. Morra, a parere degli altolocati azzurri, avrebbe investigato sul suo salotto di casa per creare problemi penali al sindaco di Cosenza Mario Occhiuto (fratello di Roberto e fin qui autocandidatosi alla presidenza della Regione). Di più. Morra avrebbe registrato un testimone chiave (da chiarire nella denuncia se consapevole o meno dell’imboscata) così da confezionare un file micidiale di accuse gravi contro il sindaco di Cosenza, reo di aver saccheggiato scientificamente e criminalmente le casse del Comune. Di più ancora. Sempre Morra, secondo i denuncianti Occhiuto-Santelli con la benedizione alla Camera di Molè, avrebbe poi fatto di tutto per consegnare il pacco nelle sole mani di un ben identificato magistrato della procura di Cosenza nel frattempo poi convocato come consulente in commissione Antimafia. Accuse pesanti, irrituali. Ovviamente, tutte da dimostrare se mai sarà possibile dimostrarle. Accuse che non incidono sull’andamento penale dell’inchiesta realmente esistente a proposito dell’ex braccio destro di Mario Occhiuto, Giuseppe Cirò, che il sindaco stesso ha denunciato per “ammanchi” nel mentre lo stesso Cirò racconta e non da oggi tutta un’altra storia, a proposito dei quattrini che mancherebbero dalle casse del Comune di Cosenza. Proprio Cirò, seduto su quel divano di casa di Morra, avrebbe raccontato delle cose finite poi in una registrazione, secondo la denuncia pubblica di Roberto Occhiuto e Jole Santelli. Sono giorni difficili quelli a cavallo della metà di maggio. Tesissimi. Come macigni in uno stagno si susseguono attacchi e risposte al vetriolo fino a un post di Roberto Occhiuto sul suo profilo, datato 14 maggio, nel quale compare il riepilogo della faccenda e in coda degli hastag inquietanti. Criptici. Esoterici. Dietro le iper moderne icone dei cancelletti (simbolo degli hastag) il nome di una ditta, il nome di una persona, persino la griffe di una consorteria criminale. Poi, da allora, più nulla. Ma proprio nulla. Né a proposito della denuncia del duo Occhiuto-Santelli né della contraerei di Morra. Nulla di nulla. Con ferite però, evidentemente, che non hanno mai smesso di sanguinare…

I.T.