«Cotticelli ha fallito». Precari (e incazzati) sui tetti d’ospedale

 Anche nella delicata gestione del personale “interno” al pianeta sanità si registra forte malcontento nei confronti del commissario. Per non dire del resto, «è tutto fermo, paralizzato»

 Dal tetto della rabbia e del malcontento dell’ospedale Annunziata di Cosenza è tutto più chiaro. Picchia forte il sole, più vicino a quello di agosto che a quello di metà settembre. Ma non stordisce del tutto e soprattutto rende più limpide le percezioni… «Lo schifo che stiamo vivendo è tutta colpa di Cotticelli, del commissario. Il fallimento totale è tutto suo, da quando è arrivato lui le cose sono peggiorate del tutto. La sanità calabrese è definitivamente fuori controllo… ». Sono 92 le famiglie, in gran parte monoreddito, che stanno per finire col sedere per terra. In gergo è glaciale l’acronimo, si chiamano o.o.s.s.. A guardarli in faccia invece sono (a poco più di 800 euro al mese) gli iper sfruttati nel pianeta della salute pubblica che invece di trovare ristoro nella stabilizzazione interna del lavoro la trovano invece, la rabbia, nel vedere che a fine mese o al massimo a fine anno debbono tornarsene a casa. «Guardate giù, guardate che scena – grida una donna dal tetto dell’ospedale di Cosenza, in presidio permanente in questi giorni -. Noi qua a protestare mentre ben 25 o.o.s.s. Provenienti dalla provincia di Reggio sono sotto a firmare i contratti. Noi cosentini in lacrime, e qui vengono i reggini a prenderci il lavoro… ». E il tetto si riscalda sempre più. Segue l’entra ed esci di delegazioni nell’atrio della prefettura. Nel ventre del Comune. Seguono riunioni tra le sigle sindacali e il dipartimento regionale. Ma c’è un peccato originale se si è giunti fin qui. È il verbale (tradito) dell’8 maggio a conclusione di una riunione tra sigle sindacali, dipartimento salute e struttura commissariale. Il verbale (tradito) non lascia spazio all’immaginazione. Il personale o.o.s.s. degli ospedali deve essere integrato nelle stesse strutture. Si rimane dentro a lavorare e a portare il pane a casa. Qualche settimana (o forse qualche giorno dopo) la clamorosa retromarcia del commissario Cotticelli che revoca ogni possibile stabilizzazione. «Il decreto Calabria ha fatto il suo, maledetto decreto Calabria – tuona un sindacalista che presidia il campo -. Ma il resto poi lo ha fatto Cotticelli che non si sa se perché timoroso o poco competente ha fatto solo danni. È andato oltre quello che il decreto Calabria poteva procurare in termini negativi. Diciamo che insieme, decreto e soprattutto Cotticelli, hanno distrutto del tutto la sanità di Calabria». Il tetto dell’Annunziata ribolle e il commissario Panizzoli non sa se rispondere all’appello disperato degli o.o.s.s. che rischiano il posto o se dar seguito alla firma dei contratti per i nuovi o.o.s.s. che sono in arrivo da Reggio. È il caos, che fa coppia se non terzetto con la protesta all’ospedale di Catanzaro e nei dintorni di quello di Reggio. Paura, rabbia e smarrimento. «Chissà dove andremo a finire di questo passo – gronda di sudore una donna in veste solo di protesta -. Altro che sanità, qui non si possono garantire nemmeno i servizi tra poco. Ma voi, voi della stampa, lo sapete che sono a rischio pure i farmaci salvavita nelle Aziende sanitarie calabresi? Nessuno fa la gara per la fornitura e si attinge al libero mercato che naturalmente ha costi altisssimi. L’unica possibilità di sopravvivere è non ammalarsi mai…».

Verbale 08 maggio 2019

 

 

I.T.