Pd, la “cambiale” che Roma non sa a chi girare…

La segreteria nazionale ("stressata" dalla linea Minniti) prova per le Regionali di Calabria ad accontentare i nemici di Oliverio. Via al rinnovamento e all'unità. Ma con quali nomi? E chi lo farà il nome?

Chissà se messa allo scoperto la “linea Minniti”, quella dell’ostracismo a prescindere nei confronti di Oliverio (reo di non averne appoggiato la candidatura alla segreteria nazionale) ha poi finito per partorire i suoi effetti mediatici. La “stilettata” di Nicola Oddati che ieri pomeriggio ha parlato in nome e per conto della segreteria nazionale del Pd. Con questo verbo, più o meno. Oliverio ha fatto bene ma siccome ci preoccupa il partito calabrese e ci preoccupa ancora di più dividerlo avvisiamo che cercasi candidato alla presidenza che invece unisce. Ovviamente sotto l’egida del rinnovamento, hai visto mai. Così, nel primo week end di agosto i ribollenti nemici di Oliverio sono più tranquilli a partire, naturalmente, proprio da Minniti. Resta da intendere cosa farne semmai del concetto preliminare 《Oliverio ha fatto bene fin qui》, cioè se è vero innanzitutto e se questo non debba essere semmai il primo parametro valutativo. Ma tant’è. Diamo per buono che Roma la “cambiale” non la riesce a tenere più e prova a girarla. Tentando di accontentare le spine più appuntite, troppe pressioni. Problema risolto allora? Manco a parlarne. Chi la incassa allora la “cambiale” della nomination della candidatura alla presidenza della Regione? L’esegesi in controluce di Oddati (stressato dalla linea Minniti) prova a parlare chiaro. Unità e rinnovamento. Purchè ve la sbrighiate da soli. Bene allora, giochi aperti. Chi lo fa il “nome”? Il commissario Graziano magari, così finisce come a Crotone che si è rivoltato un popolo? Quale è il nome che unirà? Un consigliere regionale? Assai improbabile, per credibilità innanzitutto. È un’intifada a Palazzo Campanella. C’è un deputato più illustre degli altri che hai in dote una capacità del genere? Nonostante sforzi eroici non ne vengono in mente. E la cambiale tornerà a Roma che ulteriormente sotto stress dalla linea Minniti proverà a fare il nome del “papa nero”. Esattamente quello che non voleva Zingaretti del resto, eterodirigere un partito che sul posto rischia di non esserci. A meno che non ci si rifugerà tutti nel “calcio d’angolo” delle primarie, ne uscirebbero tutti bene con la scusa della democrazia. Anche perchè per perderle le elezioni, c’è sempre tempo…