Nostalgia del garantismo (vero): nel nome del padre Falcomatà difende Oliverio

Il sindaco di Reggio tra gli interventi più suggestivi all'interno della riunione a tratti drammatica del Pd regionale chiamato a discutere sulle Regionali


Non è stato semplice far finta che dagli studi di Agorà il leader Zingaretti non avesse già detto più o meno tutto. Con tempistica, movenze, confezionamento mediatico e dialettica da pacco solo da consegnare. Della serie, ciao Oliverio e grazie. Dopo di che però il Pd deve pur sempre fare il Pd e quindi discutere, metabolizzare, darsi parvenze democratiche che un “licenziamento” tramite tv non contribuisce a fornire. 《Ma non eravamo quelli che attaccavano Berlusconi perchè dettava la linea dagli studi tv?》la scontata autodomanda che s’è messa a circolare. E così siccome proprio per il pomeriggio Graziano e Oddati avevano convocato parlamentari, consiglieri regionali, segretari di federazione e membri dell’assemblea nazionale per discutere di elezioni regionali il Pd ha fatto in qualche modo finta di fare il Pd. Ma non è stato facile far finta che non avesse dettato tutto dall’alto Zingaretti dai condizionati studi televisivi di Agorà. Per niente facile. A cominciare proprio da Oddati che fino all’altro giorno mostrava sfumature caratteriali più gentili ai “local” rispetto al muso duro di oggi pomeriggio. Ma tant’è. In ogni caso il Pd ha dovuto per forza far finta di fare il Pd e si è aperta una discussione sul candidato alla presidenza. Una quindicina gli interventi. Più o meno incisivi, più o meno argomentati. Su questi solo tre dichiaratamente contrari alla candidatura di Oliverio. Quello politico di Guccione. Quello un pò tutto di Bevacqua. E quello del tutto personale di Iacucci, il più “nemico” tra i nemici di Oliverio oggi. Persino livoroso, certamente particolarmente preso dall’argomento e nervoso. Poi ci sono da segnalare i distinguo, i “nì” tattici e politici. Come ad esempio gli interventi di Irto e Mimmetto Battaglia che hanno chiesto sì una linfa nuova ma senza mortificare il partito locale. E poi tutto il resto, degli interventi, a chiedersi perchè e soprattutto come “liberarsi” di Oliverio. Con quali oggettive motivazioni. Fino a “planare” sulle più dolci delle sorprese per Oliverio, la “calda” tesi di Peppe Falcomatà, il giovane sindaco di Reggio. Che la sua l’ha detta. Un paio di indagini e oggi sei fuori dai giochi, questo detta l’agenda moderna convenzionale di quello che un tempo si faceva chiamare principale partito della sinistra. Quello del garantismo vero, per intenderci. Quello, ricorda Falcomatà, che mandava i penalisti migliori quando i “suoi” dovevano difendersi dalle incursioni delle indagini preliminari. 《Come è capitato a mio padre》 ha ricordato. Chiudendo la sua tesi con una difficile richiesta da sottoporre ai reggini, 《come gli chiedo di non votare Oliverio se in questi cinque anni si sono viste cose mai viste prima, come l’acqua per tutti?》. Al tirar delle somme la stragrande maggioranza della surreale e drammatica riunione di oggi una domanda ha girato a Roma. Ma se Oliverio non va più bene il Pd farà le primarie per scegliere il candidato alla presidenza?