Libro Nero, Romeo resta ai domiciliari

Per i giudici del TdL, infatti, sono evidentemente del tutto legittime le intercettazioni captate tramite il “trojan” installato nel telefono del capogruppo Pd on consiglio regionale

Resta agli arresti domiciliari il capogruppo del Pd in Consiglio Regionale, Sebi Romeo, colto da misura cautelare nell’ambito dell’inchiesta “Libro nero”. A deciderlo il Tribunale del Riesame che ha rigettato l’istanza presentata da Romeo quanto e dal maresciallo della Guardia di Finanza in servizio alla Procura generale, Francesco Romeo.

Nulla da fare, dunque, per le tesi difensive degli avvocati Natale Polimeni (per Sebi Romeo) e Loris Nisi e Salvatore Morabito (per Francesco Romeo).

Per i giudici del TdL, infatti, sono evidentemente del tutto legittime le intercettazioni captate tramite il “trojan” installato nel telefono del capogruppo Pd, sebbene l’avvocato Polimeni abbia già più volte rimarcato come, a suo avviso, quel mezzo di ricerca della prova sia in realtà non utilizzabile per indagini che non afferiscono direttamente contesti di tipo mafioso. 

E Sebi Romeo, unitamente al sottufficiale della Gdf, non risponde di reati di mafia ma di un tentativo di corruzione che si sarebbe sostanziato nella promessa di un’assunzione, da parte di Sebi Romeo, di una persona segnalata dal maresciallo in un’azienda di autotrasporti, in cambio di notizie riservate sulle indagini che l’ufficiale di polizia giudiziaria avrebbe potuto fornire sfruttando la propria posizione lavorativa. Questi, infatti, è collocato nella sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica, seppur aggregato alla Procura generale.

Una tesi che gli stessi indagati hanno respinto con forza nel loro interrogatorio di garanzia, tenutosi pochi giorni dopo l’esecuzione della misura cautelare. Romeo “il politico” ha infatti affermato di non ricordare neppure di aver incontrato il maresciallo della Guardia di Finanza. Quest’ultimo, invece, pur ricordando un incontro, ha negato con decisione di aver mai fornito notizie coperte da segreto.

Ai due Romeo, dunque, non rimane che sperare nel ricorso per Cassazione per l’annullamento della misura cautelare.