Prima il nome, poi le regole. Il “colpo di mano” nella sanità

A capo di Ota, organismo sovrano sui milioni per gli accreditamenti ai privati, il dipartimento di Belcastro a maggio ha già deciso chi metterci, senza poterlo fare. Poi a giugno, in due mosse e in combutta con l'ufficio del commissario, carte “aggiustate” per provare a sanare il tutto. Senza contare che c'è pure una parentela importante in mezzo...

Nel riquadro il nome indicato a capo di Ota, prima ancora di cambiare la regola sui requisiti

Prima il nome che deve “comandare”. Poi le risorse umane a cui il nome di cui sopra deve dare ordini, perché il comando senza il comandato è vuoto, nullo. E infine la regola da cambiare per consentire, sempre al nome di cui sopra, di riavvolgere tutto il nastro immaginando di sentirsi in regola. Perché al momento dell’indicazione non aveva i requisiti per “comandare”. Più o meno come apparecchiare la tavola dopo aver pranzato.

Chissà che direbbero in Svizzera se qualcuno avesse tempo e pazienza per spiegare cosa è Ota, organismo tecnicamente accreditante. Acronimo impalpabile che però decide che fine debbono fare centinaia e centinaia di milioni all’anno destinati alla sanità privata convenzionata. La “gallina dalle uova d’oro”, per intenderci. E sempre in Svizzera chissà che direbbero se qualcuno avesse voglia di spiegare loro che dalle nostre parti le regole, se ci sono e quando ci sono, vengono sempre dopo. Prima i nomi. Anzi, il nome e mai come stavolta è Daniela Greco quello giusto. Figura di consolidata esperienza all’interno dell’universo “salute” della Regione Calabria. Profilo tecnico e affidabile che non ha conosciuto scoloriture quando di volta in volta è cambiata la governance e la bandiera del potere. Così capace, evidentemente, da essere imprescindibile per guidare Ota, l’organismo che deve fare le carte alla sanità privata da accreditare a fior di centinaia di milioni. Di lei, evidentemente, non si può fare a meno se è vero come è vero che il dipartimento guidato da Belcastro prima la indica nelle note del 15 e del 29 maggio già leader dell’organismo. Poi la certifica, la guida, nel decreto del 7 giugno, sempre dipartimento Salute. E poi, evidentemente con la necessaria complicità dell’ufficio del commissario, sempre per la nuova guida di Ota si cambia tutti insieme la regola principale del gioco. Quella modifica che guarda caso consente anche a Daniela Greco di sedersi a capo di un orgamismo così importante quanto a lei precluso fino al 25 giugno perché non dirigente di settore (prima requisito fondamentale). Sì, proprio così.

due passaggi nel decreto commissariale del 25 giugno con il quale si cambia il precedente decreto di Scura, su input del dg Belcastro

Scura con il suo decreto del 2017, istitutivo di Ota, scriveva che a guidare l’organismo per gli accreditamenti poteva essere solo un dirigente di settore. L’ufficio di Cotticelli, come da noi già scritto e poi ripreso da due interventi di due deputati, modifica questo decreto il 25 di giugno e “abbassa” il livello delle credenziali per guidare Ota. Non è più necessario essere dirigente di settore, nel nuovo decreto di Cotticelli. Può essere chiunque. In nome della terzietà rispetto a Regione e ufficio commissariale ma anche rispetto allo stesso mondo della sanità da accreditare la nuova regnanza della salute “stappa” la regola e toglie il vincolo della dirigenza di settore. Un giorno dopo, tecnicamente, il dipartimento avrebbe potuto indicare Daniela Greco ma il tutto invece era stato già “consumato”. Nelle note del 15 e del 29 maggio e soprattutto nel decreto del 7 giugno il dipartimento di Belcastro aveva già fatto tutto. Il nome, innanzitutto. Daniela Greco. Rigorosamente non dirigente di settore e quindi in quel momento non abilitata a guidare Ota (a maggio in materia “regnava” ancora il decreto di Scura). Poi la materia umana da coordinare, da guidare, visto che le risorse umane vengono esplicitate solo successivamente e cioè il 7 giugno. Prima il capo ufficio e poi l’ufficio, per intenderci. Nel frattempo è stato eliminato il settore (il 5) così non c’è la materia del contendere, avrà pensato qualcuno. E visto che ci siamo, così non se ne parla più, meglio cambiare del tutto le regole per decreto. Meglio modificare l’intero dca che istituisce Ota, riscriverlo. Riscriverlo tale e quale però, salvo cambiare una “cosina”. La regola magica. A capo di Ota non è più necessario nominare un dirigente di settore. Ma uno qualasiasi. Di comprovata esperienza in materia ma senza sto vincolo micidiale del dirigente di settore. A questo punto anche in Svizzera capirebbero che ci sta di modificare le regole per procedere il giorno dopo. Non è il massimo dell’eticità, ma se uno/a è davero bravo/a perché formalizzarsi. Peccato però che nel frattempo s’era già fatto tutto. Regole cambiate ma probabilmente per “sanare” e non per procedere. Sanare a ritroso, a marcia indietro. Il 7 giugno si fa l’ufficio mentre c’è già il capo. E il 25 giugno si abbassano i requisiti per guidare Ota mentre già da maggio il dipartimento Salute ha scelto e messo nelle note chi deve guidarlo, confermandolo in decreto il 7 giugno. Man mano che si va indietro, in questa vicenda, si va “avanti”. Si va al sodo. Il resto serve per la forma. Avranno fatto tutto questo per la “terzietà” da garantire e migliorare dentro Ota, penseranno gli svizzeri di cui sopra. Se è così vada a farsi benedire la regola del dirigente di settore a capo dei milioni della sanità privata, regola sia pure “stuprata” e poi “sanata” post mortem. Ma supportare la “terzietà” dell’ottima Daniela Greco, tuttavia, non è semplice a pensarci bene. Ci crederebbero in pochi. Dipendente “quadro” del dipartimento Salute e non da oggi e persino moglie del segretario particolare del direttore generale Belcastro (marito che nel frattempo presta anche “ausilio” nell’ufficio del commissario). I più maligni di lingua sentenzierebbero che oltre alle regole cambiate dopo aver giocato la partita c’è anche in mezzo un ciclopico conflitto d’interessi. La moglie del segretario particolare di Belcastro a capo dell’organismo che decide il destino dei milioni della sanità privata. E per di più con ottime “entrature” nell’ufficio del commissario. Ma perché mai prestare il fianco alle malelingue. Basta e avanza aver apparecchiato la “tavola” dopo aver “pranzato”…

I.T.