«Nicolò punto di riferimento, espressione della famiglia Libri»

Il collaboratore di giustizia De Rosa ricorda al pm della Dda Musolino i “summit” con i picciotti all'agriturismo e la totale fiducia della cosca nei confronti di «Sandro». Il ruolo del costruttore Berna e le intercettazioni captate nello studio Tortorella, «lui è cosa nostra...»

È il copione classico di tutte le vicende giudiziarie potenzialmente criminali e crimonogene, soprattutto dalle nostre parti. C’è il politico, navigato e tarato a vari livelli. C’è l’imprenditore, forte e addentrato e con le fatture agevoli e generose. E poi c’è la consorteria, hai visto mai. In questo caso la potente famiglia dei Libri, storico casato del quartiere Cannavò di Reggio. Il “triangolo” è più o meno sempre lo stesso, persino mutuabile in franschising. La consorteria di ‘ndrangheta mette i pacchetti di voti. L’imprenditore rampante, probabilmente, anticipa i quattrini. E il politico, specie se collaudato e di comprovata affidabilità, la faccia in campagna elettorale e poi lo scranno conquistato a disposizione di tutti quelli seduti attorno al tavolo. Nessuno escluso anche perché in affari del genere nessuno ci deve rimettere e nessuno ci può rimettere. Da una parte, quindi, il costruttore Demetrio Berna e Sandro Nicolò (oggi arrestati entrambi, sia pure con accuse diverse) e dall’altra la famiglia Libri. Il casato. Anche Berna prima di veder fiorire le fatture del mattone è stato in politica e in consiglio comunale a Reggio (Forza Italia), siamo nel pieno dell’epopea di Scopelliti e del suo modello. Per non dire, dei trascorsi azzurri, di Sandro Nicolò che di recente per contrasti poltici si è accasato da Giorgia Meloni (che oggi lo ha espulso) salvo finire nel gruppo Misto in consiglio regionale perché Fdi non ha i numeri per fare gruppo. Terza legislatura in consiglio regionale per lui, non prima d’aver preso posto in consiglio comunale e in consiglio provinciale. È Enrico De Rosa, collaboratore di giustizia, a immortalare i due (Berna e Nicolò) «a disposizione della cosca Libri».
Proprio De Rosa ricorda di aver partecipato ad una riunione politica che si era tenuta presso una sala privata dell’Agriturismo Ristorante “LE AGAVI” a Saline Joniche. Nel corso di questa riunione si sarebbe parlato delle contropartite per la potente cosca di Cannavò in cambio dei consensi elettorali da garantire ai referenti. «A Saline – confessa De Rosa – in un agriturismo Alessandro fece una cena, Alessandro Nicolò, dove c’era anche Demetrio Berna, c’eravamo io e c’era Ferlito, e c’erano tutti i ragazzi della cosca…Peppe “ri ceddi”… Presto, tutti i Presto… sembrava un summit (di ‘ndrangheta, n.d.e.), non sembrava una riunione elettorale…». Già, sembrava un summit criminale e non elettorale, anche se Bombardieri immagina che i due livelli ormai siano spesso sovrapponibili. Sempre De Rosa al pm della Dda Stefano Musolino… «Abbiamo parlato più che altro di tutti i progetti che si potevano fare, se saliva Nicolò… del fatto… Poi in particolar modo Sandro Nicolò… si parlava di una clinica in particolar modo, questo ne parlava Alessandro Nicolò … Si parlò del terreno di via Possidonia, perché Sandro Nicolò fece una permuta con me, poi successivamente … si è parlato di una clinica che aveva sede a Pellaro, forse era una struttura per pazzi di un tale… forse Romeo si chiamasse… si, questi ragazzi dovevano fare un albergo in via Demetrio Tripepi, sulla destra, più avanti di Salvatore, (inc.) Salvatore Federico, se non sbaglio prima di Salvatore, c’era un albergo, era un vecchio albergo di una volta, questi due fratelli, se non sbaglio Romeo, lo avevano acquistato però loro, unitamente a questa struttura, avevano un ricovero per disabili a Pellaro, a Pellaro sulla 106 si entrava in direzione Melito sulla sinistra, e si parlava, in particolar modo era Presto che ne parlava, che lui voleva spostare… lui voleva avere la possibilità di dare una struttura, di avere delle mura lui per fare spostare tipo… per togliere quella concessione che aveva Romeo e prendersela lui. Perché comunque sia era una convenzione che era direttamente con l’Asl, stiamo parlando di 10-15.000 euro al mese». De Rosa è un collaboratore di giustizia che si può definire atipico. Non nel senso (per ora) che la distrettuale di Reggio in qualche modo metta in discussione una o più confessioni. Ma nel senso che è tra i pochi che ha conosciuto sul bordo del fiume la “vita in diretta” che sta a metà tra gli ambienti dei De Stefano e quelli dei Libri. Della serie, esperienza ed elaborazione dati quanti ne servono. È lui, De Rosa, che individua Nicolò come «un punto di riferimento» ed «espressione della famiglia Libri» già dal 2008. Lo stesso De Rosa tra l’altro, e sempre grazie all’aiuto di Berna e Nicolò, otterrà anche dei soldi pubblici curando la parte promozionale dell’allora Popolo della libertà in virtù della sua attività di marketing e promozione. Nicolò e i Libri. E una presunta vicinanza che però sarebbe anche dimostrata dal fatto che nel dicembre 2014 – e cioè immediatamente dopo l’esito delle consultazioni elettorali regionali –, Pasquale Repaci – padre della compagna di Filippo Chirico, reggente della cosca – veniva assegnato, in qualità di “componente interno”, alla «struttura speciale del Vice Presidente del Consiglio regionale della Calabria, On.le Alessandro Nicolò» e ciò sulla base di una specifica richiesta dello stesso consigliere regionale.
Ci sono poi le intercettazioni, ovviamente, e non solo le confessioni di De Rosa. Intercettazioni captate all’interno dello studio odontoiatrico dell’ex assessore comunale Giuseppe Demetrio Tortorella, anche lui personaggio chiave dell’inchiesta. Da quelle conversazioni si evincerebbe uno stretto rapporto, improntato a reciproche utilità. Il dentista procaccia voti sul “dolore dei denti” e Nicolò garantisce la sua messa a disposizione per i desiderata del sodale: …«ma ricordati che… ricordati che abbiamo a Nicolò… Una cosa nostra nostra […] è una cosa nostra cioè non è… è come a noi va….» dice in una conversazione intercettata.
Nicolò e Tortorella vengono anche intercettati insieme mentre parlano di stabilire alleanze e sinergie con altri esponenti politici, spostando all’occorrenza pacchetti di voti secondo le strategie di volta in volta pianificate «NICOLO’: Allora Ninnì noi siamo nelle condizioni di non votare ad uno, noi siamo nelle condizioni… (…) …di votare tre candidati, due, tre candidati poi ci sediamo, gli possiamo dare un budget di voti, noi non votiamo a nessuno …(inc.)… (…) TORTORELLA: Ma tu fai, fai… tu non parlare di me, non parlare di me tu gli fai il discorso e poi gli dici co…come ti dico io, scusa Sandro se tu fai l’accordo con me io ti dimostro perché io non è che ti posso votare perché io non voto nessuno ma io prendo cinque… (…)…prendo cinque, quando tu mi darai la disponibilità prenderò cinque, sei persone vicino a me che hanno un budget di voti».
La sinergia tra Tortorella – presunto uomo dei Libri – e Nicolò sarebbe stata di tale pregnanza da indurre il primo ad esultare di fronte al favorevole risultato elettorale: «Abbiamo vinto … con Sandro abbiamo vinto» dice. Parlando con un altro uomo dei Libri, Stefano Sartiano, Tortorella si chiede se Nicolò «terrà fede agli accordi intercorsi… Ora vediamo se mantiene i patti …».
C’è anche un altro collaboratore di giustizia, Roberto Moio. È nipote acquisito del boss Giovanni Tegano. Racconta della vicinanza di Nicolò agli ambienti di Archi, e quindi non solo della cosca Tegano, ma anche dei De Stefano. Chissà.
Ma Nicolò è accusato anche di due episodi di corruzione elettorale aggravata: «… perché candidato alle elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale della Calabria del novembre 2014, per ottenere a proprio vantaggio il voto elettorale di Presto Antonio, dei suoi familiari e dipendenti e di altre persone non identificate, prometteva allo stesso Presto – che accettava ed anzi sollecitava la promessa – il proprio intervento agevolatore per consentirgli di aggiudicarsi appalti privati tramite la propria impresa individuale EDIL Presto e per procurare uno o più posti di lavoro ai propri familiari. Tortorella Giuseppe Demetrio metteva in contatto Nicolò Alessandro e PrestoAntonio, organizzava l’incontro tra i due all’interno del proprio studio odontoiatrico, si impegnava per il raggiungimento dell’accordo tra il candidato e l’elettore, si faceva garante per il mantenimento della promessa da parte dell’aspirante consigliere regionale».
L’altra accusa riguarda Nicolò in concorso con Pasquale Repaci (che ha svolto la funzione di intermediario) e Stefano Sartiano (sodale della cosca Libri), che avrebbe concluso un accordo corruttivo funzionale all’assunzione del figlio di Sartiano, in cambio dei voti dallo stesso garantiti in favore del politico. Sartiano avrebbe barattato con Nicolò l’assunzione del proprio figlio in cambio dei consensi elettorali. «Lui mi ha detto…, gli ho detto io che si ricordi gli impegni, mi ha detto si, e che ha detto? Ha detto non ci sono problemi ha detto, uno è tuo figlio e uno è un altro, non mi ha detto chi è…».
Chissà. Tutte accuse da provare in (probabili) gradi di giusizio a cominciare da un altrettanto probabile Riesame. E chissà se non diventi persino utile al quadro complessivo della faccenda “riesumare” la storia (drammatica) del padre di Nicolò. Fatto letteralmente sparire dal lontano 2004 ma “dichiarato” ufficialmente morto solo non molto tempo fa. Avrebbe pagato il suo alzar le spalle, il muso duro e orgoglioso niente di meno che proprio nei confronti della consorteria. Una specie di “messa in proprio” che qualcuno non avrebbe digerito…

I.T.