L’estate bollente della “salute” . «Qui ad agosto può saltare il banco»

C'è grandissima tensione dentro le stanze della sanità di Calabria. Le timidezze del ministro, l'affronto del duo Nesci-Scaffidi, Cotticelli che inizia a mettere le mani avanti e minaccia spettri giudiziari. Nel mentre si muore per far nascere e da qui a poco Asp e ospedali rischiano di doversi rivolgere al libero mercato anche per i farmaci di prima necessità “grazie” al “decreto Calabria”...

È più dinoccolato che alto e ha la voce rotta dal fumo quarantennale. Ma ha le idee chiare il dirigente del “pianeta salute” di Calabria che preferisce

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navigare nell’anonimato, finché è possibile naturalmente. Idee chiare ed empiria a mille, ne ha viste troppe. «Qui ad agosto ci scapperanno altri morti, vedrete. Sta precipitando tutto. In ogni distretto la tensione è a mille. Senza contare che arrivano turisti o emigrati ma sempre potenziali clienti di ospedali arrivano. La situazione è progressivamente fuori controllo e secondo me ci sarà bisogno di un’ordinanza di protezione civile in Calabria… ».
E chissà se Oliverio convocando i prefetti oggi qualcosina l’ha iniziata a subdorare, a proposito di situazione che va a finire in un burrone senza barriere protettive. E dire che il “decreto Calabria” doveva spalmare sensazione epidermica contraria, cioè rassicurante. Ma con il passare delle ore e delle settimane «ci si è resi conto dell’imbuto nel quale siamo tutti finiti e non lasciatevi trasportare emotivamente da una tragedia come quella di Cetraro – fa sempre l’uomo di cui sopra che ha fumato tanto nella vita -. Questo è niente rispetto a quello che potenzialmente può accadere». E già perché mancano medici, infermieri e tra poco anche farmaci. Già, farmaci persino di prima necessità. Nel “decreto Calabria” è fatto divieto alla Stazione unica appaltante (quella di De Sena e Boemi ed elogiata da Cantone) di far gara pr le medicine di Calabria. Ci si deve rivolgere alla Consip e in subordine alle stazioni appaltanti di altre regioni. Che per ora hanno dato buca, se si fa eccezione per un “ponte” limitato offerto dalla Regione Lazio, quella di Zingaretti. Ma è “un’aspirina”, la gara di approvvigionamento complessivo è molto più grossa e nessuna delle stazioni in giro se la vuole mettere sul groppone. Sicchè entro Ferragosto si resterà a secco nelle Asp e nelle aziende ospedaliere, a secco anche di farmaci praticamente salvavita. «Si finirà per dover accedere al libero mercato, con tutto quello che ne consegue visti i prezzi. Le aziende hanno i soldi per andare singolarmente all’ingrosso, per andare in “farmacia”? Secondo me no, senza contare la lievitazione dei prezzi e il danno alle casse pubbliche. Ripeto, fosse anche per nevrosi di chi eroicamente opera sul fronte ma sono certo che ci scapperanno altre tragedie in questa calda estate… ».
Servono medici e infermieri, si dirà. C’è solo una graduatoria da far scorrere, il bando è già “bandito” da tempo. Ma Cotticelli ha fatto retromarcia e ha mandato una Pec alle aziende sanitarie e ospedaliere, fermate tutto per ora e non assumete nessuno, meglio aspettare il Tavolo Adduce di giovedì (in un primo momento convocato per il 18 luglio e poi fatto saltare perché mancano bilanci di aziende importanti, bilanci che i reggenti non vogliono firmare). «La verità vera – continua chi la sa lunga e osserva il cortile della Cittadella – è che il ministro Grillo ha bloccato tutto. Tutto. Teme il ricorso della Regione alla Consulta contro il “decreto Calabria”. Ricorso che molti tecnici danno già per vinto. E allora Grillo che fa, sta ferma perché ogni atto conseguente al decreto può tradursi in danno erariale se poi il decreto stesso viene bocciato dalla Corte Costituzionale». E si vive così, allora. Tra un decreto che impedisce di appaltare i farmaci, che libera assunzioni salvo poi revocarle e con una Regione che va in Consulta per far saltare tutto il cucuzzaro. «In tutto ciò Cotticelli ha iniziato a fiutare le trappole e raccoglie carte, non le firma pià ad occhi chiusi come gli era consuetudine con Schael. Ed è pronto quasi ogni giorno ad andare in procura perché capisce bene che è quasi tutto illegale, sia nel sistema degli accreditamenti che nel regno delle aziende pubbliche». E se fino a ieri aveva il tacito silenzio-assenzo delle Stelle che sono Cinque oggi, Cotticelli, inizia a prendere minacciose sberle dall’asse Nesci-Scaffidi. Parla la prima, ispira le note probabilmente il secondo. Qualche giorno fa perentorio l’intervento della deputata di Vibo contro quello che lei prefigura come immobilismo del governo e dei commissari di Calabria. Ma in questo caso si tratta davvero di immobilismo dell’asse Grillo-Cotticelli o il duo Nesci-Scaffidi ambiva ad altro (e ad altre tavole imbandite)? Cosa è andato storto? Chissà… Certo che le Stelle non sono più Cinque nel pianeta salute di Calabria e il freno a mano di Grillo e la diffidenza di Cotticelli, che inizia a guardarsi le spalle, fanno il resto. Per non dire di Asp e ospedali che attendono ancora la ratifica dei commissari e che nel frattempo si fanno “reggere” da reggenti che non firmano nulla. «In una situazione del genere, potenzialmente esplosiva ogni giorno, anche il dipartimento Salute deve iniziare gioco o forza a fare il dipartimento Salute. E a dare segni di sé, finalmente. Non fosse altro che per i rischi di ogni natura che si corrono ogni giorno, non escluse le visite ormai quotidiane di carabinieri e finanzieri». Il resto lo fa la paura, che fa più di novanta. I dirigenti, con le loro penne cariche di inchiostro non firmano, hanno paura. I medici hanno paura, il circolo vizioso anche mediatico li mette sotto pressione. Anche i malati o i “clienti” del pianeta salute hanno paura, più del solito. Paura di non stare bene. E di dover ricorrere a un diritto che è diventato un incubo ormai…

I.T.