All’Asp di Cosenza il banco rischia di saltare

L'azienda sanitaria più grande della Calabria e da un miliardo di euro all'anno rischia di non presentare proprio il bilancio 2018. Il reggente non lo firma. E giovedì c'è il Tavolo interministeriale Adduce. C'è persino chi azzarda l'ipotesi default

I servizi finanziari e la dirigenza di settore lo hanno preparato da un bel po’ il bilancio consuntivo del 2018, almeno questo pare di capire. Entro i limiti temporali previsti. Ma in coda ai conti dell’Asp più grande che c’è e con un giro da un miliardo all’anno manca la firma più importante, la firma che fa la differenza. La firma che lo rende presentabile il bilancio, altrimenti è carta straccia. E non c’è niente da fare, per ora. Sergio Diego non firma, non ne vuol sapere. Il reggente dell’Asp di Cosenza in qualità di direttore amministrativo “anziano” non se la sente di siglare il consuntivo, nonostante (immaginiamo) pressioni più o meno quotidiane e di tutti i tipi. «In verità non firma niente, ma proprio niente – confessa un funzionario di Palazzo che ne ha viste tante -. Atti di indirizzo, delibere. Non muove niente di niente immaginando in cuor suo così di chiamarsi fuori da eventuali “tempeste” successive ai suoi autografi, a partire dal bilancio appunto che doveva essere presentato entro il 30 di aprile. Una specie di “ponzio pilato”, per farla breve. Ma rischia di sbagliarsi di grosso – conclude il “confidente” -. Perché nel 2015 e nel 2016, in qualità di direttore amministrativo, le responsabilità le ha avute tutte e se la baracca affonda… ». Già, se la baracca affonda. C’è chi ormai ipotizza che il bilancio non sarà presentato del tutto, aprendo le porte del default nell’Asp più grande della regione. Che non può tecnicamente fallire, ma può vedersi lo stesso consegnare in una sorta di “liquidazione” il suo destino, più o meno come è avvenuto a Reggio e con tutto quello che ne consegue in termini di forniture o di erogatori di prestazioni. Se non è “apocalisse” poco ci manca. Le domande sono diverse, a questo punto. Perché Sergio Diego non firma il bilancio, tanto per cominciare? C’è qualcosa dentro che non va? C’è poi l’assordante silenzio che arriva da Catanzaro, dall’ufficio del commissario. Perché non interviene?
Con questo scenario “apocalittico” sullo sfondo ci si avvicina al Tavolo interministeriale Adduce di giovedì. Quello con i “maestri” del governo dall’altra parte del Tavolo che debbono valutare i “compiti a casa” della sanità più disgraziata del Paese, naturalmente commissariata. E ci si presenta, al Tavolo, con 170 milioni di perdita di deficit a livello regionale ma ci si presenta, soprattutto, senza i conti dell’Asp più grande e più generosa di euro. E di debiti. Non per forza certificati…

I.T.