Sanità, l’aria si fa tesa «e qualche testa potrebbe saltare… »

Clima che fatica a farsi definire tranquillo e alcune «scelte azzardate» da parte dell'ufficio del commissario. E il ministero che potrebbe metterci clamorosamente mano...

La tragicommedia dell’affaire Nesci-Scaffidi, diventata fiction in Parlamento e sotto gli occhi del ministro Grillo in occasione del decreto Calabria, solo come “locandina” stagionale di una programmazione che piace poco, molto poco al governo. Che c’ha messo la faccia e linea del fronte sul decreto, difeso dagli emendamenti a denti stretti anche in tempi di satira a proposito della parlamentare vibonese che avrebbe voluto il suo consulente proprio al vertice dell’Asp sotto casa. Ma che oltre, governo, non intende andare a cominciare naturalmente dal ministro Giulia Grillo che sulla Calabria ha messo qualcosa in più del proprio viso. E in almeno un paio di occasioni recentissime, informali, la tensione del dicastero della Salute sarebbe stata non più “contenuta” a proposito delle cose di Calabria. E su più fronti, oltretutto. Perché se da un lato c’è da mettere mano con fermezza ma senza far danni (le cause perse costano poi il doppio) dentro l’universo spesso ineducato della sanità convenzionata dall’altro, proprio per questo, c’è da stare attenti assai a non farsi trascinare oltre il perimetro della liceità, della legalità. Perché poi si fa presto a cambiare aule di giustizia, il confine è sottilissimo. E in questi primi mesi le movenze dell’ufficio del commissario ad acta, almeno a dar retta alla tensione che si respira, avrebbero fatto poco per evitare musi lunghi. Entrando a gamba tesa in alcuni settori e con alcuni “attori” e invece con i guanti quasi vellutati in altri settori ancora e con altri “attori” ancora. E non sempre offrendo la sensazione che tutti e due gli inquilini dell’ufficio avessero uguale cognizione di causa dietro gli atti preratati e firmati, o fatti firmare. Con la poco evitabile conseguenza di vedersi affollare l’ufficio del protocollo delle pendenze e delle cause, che non è proprio quello che esattamente aveva messo in preventivo il ministro Grillo, specie poi nella parte in cui dal civile al penale è un salto, un battito di ciglia. «Qualche scelta obiettivamente la si può considerare azzardata, diciamo affrettata» confessa chi ha avuto contezza di umori ministeriali. «Si poteva anche agire diversamente, diciamo senza esasperare troppo e subito il clima». E poi c’è sempre quel confine sottilissimo tra carte bollate, che sempre di azzurro si colorano. Con diverse aule di giustizia che però sono così vicine se non si fa attenzione. «E per questo non è escluso per niente» confessa ancora la fonte di cui sopra, «che il ministero non decida di metterci mano al più presto dentro le cose di Calabria. Anche proponendo qualche “cambiamento” per certi aspetti clamoroso… ».

I.T.