L’ultima sfida di Zingaretti: battere le “bande” di Calabria

Nella ripresa del Pd su scala nazionale c'è un dato in controluce da analizzare in vista delle Amministrative: la disperazione tutta calabrese del "correntismo" a perdere

Chissà se Andrea Orlando ha detto a Zingaretti che Roberti in Calabria è passata come candidatura di corrente. Di cordata. Per certi aspetti di “lista” in vista delle Regionali. Con tanto di cena intima a chiudere. Il prestigioso magistrato meritava forse di più ma ci hanno pensato poi i risultati a mettere in guardia il segretario nazionale. Proprio lui, Zingaretti, che a porte chiuse e aperte non ha chiesto di “portare” nessuno in particolare in Calabria se non, hai visto mai, il Pd. Ci mancherebbe altro. E il Pd è stato “portato”, come si dice in gergo. Il 4% in più in Calabria del voto del marzo del 2018, quello dell’ecatombe. Roberti e il suo lustro hanno poi “passeggiato” nel resto del Sud ma l’intimità “correntizia” con cui è stato accompagnato in Calabria lo ha relegato in bassa classifica da queste parti. Ed è su questi numeri che Zingaretti avrà pensato bene di riflettere, c’è una sfida non banale per lui da queste parti. Una di quelle che come metafora nazionale gli può essere utile ovunque: sconfiggere le “bande” di Calabria. Non per forza i “banditi”, intesi come protagonisti. Ma le “bande” sì. E qualcuno dovrà pur dargliela una mano al segretario, potrebbe non sapere cose di Calabria che altri hanno tutto l’interesse a tener nascoste. Viaggiano sui cellulari foto di cene di consiglieri regionali del Pd a braccetto con candidati in pectore del centrodestra. Tipo, ultima spiaggia per restare a galla e non perdere lo stipendio di Palazzo Campanella. Viaggiano chat imperdibili e preziosissime, sempre di consiglieri regionali del Pd ma non solo, che inneggiano alla sconfitta preventiva alle Regionali pur di vincere tra “bande”. L’aria che tira non è delle migliori, i posti in consiglio potrebbero essere pochini in caso di (fisiologica) sconfitta e allora cosa c’è di meglio per le “bande” che trattare scialuppe di salvataggio? Zingaretti ha invece una missione nella giacca, rendere nuovamente appetibile la griffe del Pd. Qualche segnale c’è anche in Calabria, da brindisi senza rumore allo stappo. Ma servono numeri incoraggianti e almeno l’altra domenica la discesa che sembrava irreversibile è stata arrestata. Pure qui. Magari il commissario Graziano penserà che è merito anche suo ma chissà se Zingaretti è al corrente del fatto che tranne una iniziativa l’ultima settimana per il resto, Graziano, non lo si è mai visto in campagna elettorale. Mai. Dove invece c’erano gli altri, provincia per provincia. Con la bandiera e i candidati del Pd. A cominciare, manco a dirlo, da Oliverio. Già, proprio Oliverio. Che se non altro ha avuto il merito di aprire le danze, diciamo che ha scosso la cenere che lavorava di sotto per bruciare più in là. Con due mosse, peraltro scontate. Si ricandida, o vorrebbe farlo e fino a prova contraria non è impedito a nessuno riproporsi. E apre il campo e le danze al civismo. Che poi in buona sostanza è quanto detto dallo stesso Zingaretti in sede di primarie. Sotto la bandiera del Pd, o persino avanti come lui stesso voleva fare in una certa fase prima delle Europee, spazio alla società civile. Altre vie per allargare il campo non se ne intravedono se si vuol far gara contro la destra che galoppa. È sufficiente questo per autoporsi fuori dal Pd? O questo semmai è il desiderio di altri capi “bande” ai quali non è andata a segno la cena col candidato del centrodestra? In sostanza quello a cui si assiste in Calabria è “terrorismo” preventivo per liberare seggi in consiglio? Oppure Zingaretti ha una sua opinione in materia? Se c’è, e non v’è dubbio che c’è, è bene che la espliciti direttamente perchè i “traduttori”, spesso, combinano pasticci. Sullo sfondo il Pd di Zingaretti, versione calabrese, ha un incrocio mica male che poi coinvolge l’intero centrosinistra. Si gioca per provare a vincere o per sistemare “pratiche”? È opportuno andar di corsa verso la risposta al quesito. Anche a prescindere da Oliverio. Perchè per perdere, invece, c’è sempre tempo…