Dl sicurezza, la Consulta boccia i ricorsi delle Regioni

Dichiarate inammissibili le ragioni dei governatori di Calabria, Emilia-Romagna, Marche, Toscana e Umbria. Tuttavia, la Corte non è intervenuta nel merito delle nuove regole, lasciando così aperta la porta a future azioni legali

I governatori che avevano deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale, il decreto sicurezza di Matteo Salvini con le nuove norme su permessi di soggiorno per gli stranieri, iscrizione all’anagrafe dei Comuni dei richiedenti asilo e riduzione del Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) hanno incassato una sconfitta, seppure parziale.

La Consulta  – come riporta stamani il Manifesto – ha infatti ritenuto inammissibili i ricorsi presentati per conflitto di attribuzione, ritenendo che le nuove regole siano state adottate nell’ambito delle competenze riservate in via esclusiva allo Stato in materia di asilo, immigrazione, condizione giuridica dello straniero e anagrafi. Accolti, invece, i ricorsi contro l’attribuzione di maggiori poteri ai prefet tiprevisti dall’artioclo 28 del decreto sicurezza, ritenendo che rappresentino una violazione dell’autonomia costituzionalmente garantita a Comuni e Province.

A presentare i ricorsi erano stati i governatori Calabria, Emilia-Romagna, Marche, Toscana e Umbria, tutte Regioni governate dal centro sinistra, nel merito le contestazioni riguardavano l’intero impianto del provvedimento, a cominciare dalla mancanza dei presupposti per intervenire con un decreto legge, e rilevavano che sebbene le politiche sui migranti siano competenza dello Stato, alcune misure del provvedimento come le limitazioni alla protezione umanitaria, l’esclusione dei richiedenti asili dal sistema di accoglienza gestito dagli enti locali (Sprar), impattano su ambiti che sono invece prerogativa regionale, quali la tutela della salute, il diritto allo studio, quello alla formazione professionale e l’assistenza sociale. Obiezioni respinte dalla Cosulta, che però ha voluto anche sottolineare di non essere intervenuta nel merito delle nuove regole, lasciando così aperta la porta a futuri ricorsi.