Sanità, caos a Cinquestelle

Asp e aziende ospedaliere in paradossale «fase di attesa». Nel mentre i privati, per alcune prestazioni, non vedono euro dalla fine del 2018. Per il dg Belcastro il livello dei lea «è cresciuto molto e per scongiurare il blocco del turn over non c'è bisogno nemmeno del decreto Calabria». Ma chi “governa” Cotticelli?

«Sapete come possiamo sintetizzare questa fase? Se prima le cose andavano male adesso sono cambiate, vanno peggio. Molto peggio…». Al “piano” della sanità commissariata di Calabria regna il caos giorno e notte. E chi se ne intende e vive quelle porte a stento trattiene lo sconcerto. «C’è un via vai di gente e non si capisce nemmeno perché. C’è confusione, non si sa che pesci prendere. Dilettanti allo sbaraglio sembrano tutti. E ancora il peggio deve arrivare… ». Difficile immaginare cosa possa essere il peggio ma forse una traccia c’è. «È una fase di attesa, di precarietà, soprattutto nelle aziende» dice invece il direttore generale del dipartimento Salute della Regione Antonio Belcastro. «È ovvio – ha proseguito – che obiettivamente ha scombinato un poco il fatto che, per quanto atteso, dalla sera alla mattina siano decaduti tutti i vertici delle aziende e abbiamo dovuto individuare, in base al decreto, chi era il facente funzione. In questa fase quindi – ha sostenuto ancora – stiamo facendo soprattutto un’attività di supporto amministrativo alle aziende in attesa che il decreto sia convertito in legge, con gli emendamenti che sono stati approvati in commissione». Già, il famigerato decreto convertito in legge. E chi l’ha detto poi che sarà davvero convertito in legge? E se il Parlamento dovesse farlo a pezzi entro la fine di giugno verranno richiamati in servizio i predecessori al vertice delle aziende? Si stava meglio quando si stava “peggio”? A leggere ancora Belcastro la risposta non è complessa ed è persino sorprendente. I lea, livelli minimi di assistenza, «sono molto migliorati. Non è stato ancora notificato il verbale dell’ultimo tavolo di monitoraggio, ma – ha spiegato Belcastro – sia il presidente della Regione sia io quale dg del dipartimento abbiamo già scritto due volte chiedendo un’ulteriore verifica al tavolo congiunto con il “Comitato lea”, una verifica dei nostri conti e la verifica dei risultati lea, i livelli essenziali di assistenza, perché agli atti del dipartimento risulta che i lea sono migliorati tantissimo». Sì, proprio così. Secondo Belcastro il gran casino impiantato con il decreto Calabria per migliorare soprattutto e subito i lea si troverà, ove mai dovesse essere convertito in legge, proprio i lea quasi a parametro nazionale e sotto copertura. A due passi dal rientrare nella norma, evidentemente frutto del lavoro precedente. Un decreto emergenziale che non trova più l’emergenza, però. Al punto che, sempre secondo Belcastro, «due giorni fa il livello è arrivato a 161 per il 2018, di conseguenza abbiamo sanato anche gli inadempimenti degli anni precedenti. Con i lea a 161 e un disavanzo al 31 dicembre 2018 che per noi si attesta entro le coperture, a nostro avviso c’è la possibilità di rivederci e di togliere l’introduzione delle extra-aliquote e il blocco del turn over senza magari aspettare la conversione in legge del decreto sulla sanità calabrese. Abbiamo già ufficialmente inviato – ha concluso il dirigente generale del dipartimento regionale Tutela della salute – a richiesta di un secondo incontro ai ministeri affiancanti della Salute e dell’Economia». Secondo la struttura commissariale e la regnanza politica che ci gira attorno, a cominciare dal ministro, senza l’approvazione del decreto non resterà che l’Esercito a presidiare il diritto alla slaute dei calabresi. Mentre secondo il direttore generale del dipartimento della Regione i livelli minimi di assistenza sono migliorati molto e quasi quasi sono rientrati nella norma. Al limite della giustificazione stessa del commissariamento della sanità e comunque in grado di scongiurare senza decreti eccezionali, né aliquote fiscali aggiuntive, il famigerato blocco del turn over. Dal cielo alla terra, dall’acqua al fuoco, dalle stelle alle stalle. Ma dove starà mai la verità? «Di sicuro qui è un gran casino ogni giorno – rifà la voce sornione che vive il piano del commissario -. Entrano ed escono amministratori pubblici e imprenditori privati. Questi ultimi assai preoccupati perché percepiscono che c’è incapacità gestionale dietro queste porte. Fanno decreti e li ritirano e poi li rifanno daccapo cambiando qualcosa. E questo ogni santo giorno. Nel mentre l’Asp di Cosenza, per esempio, non paga alcune prestazioni da dicembre. Così non si può andare avanti anche perché sta scadendo il tempo limite. Il tappo sta per saltare. Cotticelli se prima veniva giustificato perché estraneo alla materia ora viene percepito quasi complice del gran casino generale. Se non proprio teleguidato politicamente da qualcuno che ha il solo obiettivo di destabilizzare tutto… ». Ma la politica non doveva uscire dalla sanità di Calabria?

I.T.