Oliverio e lo “spettro” (fortunato) del 2014: avere la regnanza Pd contro

Il “palleggio” a centrocampo di Zingaretti e le similitudini mediatiche con il caso Umbria (con carte molto differenti) alimenta pulsioni contrastanti a proposito del futuro del governatore. A rimetterci potrebbe essere proprio la tenuta del Pd alle Europee in Calabria

Piuttosto silenzioso in materia. Il momento è delicato e lo è ancora di più la piega “mediatica” sospetta che va prendendo la faccenda ragion per cui non si confida molto in queste ore. Così Mario Oliverio sta vivendo l’inchiesta che lo riguarda ma sta vivendo soprattutto la poco decifrabile posizione dei vertici nazionali del Pd, del Nazareno. Così lo diescrive chi, per mestiere o meno, ci gira attorno anche per convenzione. Non ha riscosso molto gradimento, evidentemente, la linea inafferrabile del vertice del partito nazionale a proposito delle vicende giudiziarie. Al netto della scontata lotta al populismo giustizialista la sensazione attorno alla Cittadella è invece che Zingaretti si sia messo (più per debolezza che per forza) a rincorrere Di Maio su di un terreno molto scivoloso. Rimanendo impantanato in similitudini forzate, quando non proprio dettate da contrasti tutti interni al partito. È il caso della “mediatica” raffigurazione delle inchieste e delle relative conseguenze che deve recitare un copione simile e finale sia per l’Umbria che per la Calabria. Con Zingaretti che quasi quasi preferirebbe che qualcuno levasse le castagne dal fuoco che non se la sente, o non può, gestire lui. Eppure, fanno notare dall’entourage del governatore, «le carte sono molto, ma molto diverse. E non solo per le misure restrittive chieste e ottenute in Umbria quanto per il gip che a Catanzaro ha già strappato l’associazione a delinquere e la corruzione salvo poi ritrovarla nell’avviso di conclusione indagini. Una cosa piuttosto strana, e rara…». Ma al Nazareno, evidentemente, tempo per leggere carte non ce n’è e se scattano arresti in Lombardia e i tg impaginano a ruota gli appalti di Calabria si finisce in un batter d’occhio nello stesso pentolone. «È così, è così. Ma il segretario di un grande partito di centrosinistra le carte le deve conoscere invece, prima di parlare. Non è un partito come gli altri questo, è diverso per definizione. Sennò a che serve il Pd?». Già, a che serve? E si va di nostalgia (fortunata) a tal proposito. Chi non ricorda al decimo piano della Cittadella che proprio contro il Pd e il suo vertice nazionale e regionale, con Renzi assoluto imperatore contro, ci si è prima candidati alle primarie del 2014 e poi s’è strappato il trono a Gianluca Callipo che scattava foto con Matteo? Renzi e il Nazareno, per non dire delle propaggini locali, non solo erano contro Oliverio ma erano anche ostili alla sua stessa corsa alle primarie. «Parliamo di Renzi che pareva intramontabile e di un Pd che sembrava dover reincarnare la Dc per 40 anni» fa sempre la voce di cui sopra. Della serie, «non certo il partito convalescente di ora, con un segretario che deve ancora farsi le ossa e forze populiste al potere. Esibire la bandiera del Pd in una corsa elettorale prima era un lusso. Ora, se non andiamo errati, proprio Zingaretti ne aveva proposto “l’occulmanento” intelligente alle Europee… ». Come dire, siamo sicuri che non ci si sta affannando per nulla? Chi l’ha detto che la freddezza del Nazareno sulle vicende giudiziarie (senza leggere le carte) sia da impedimento verso una corsa elettorale? Più sinteticamente, oggi come oggi è davvero imprescindibile avere il marchio del Pd appresso? «Non esageriamo, è un grande partito – chiude il buon uomo che ci ha dato confidenza -. È importante eccome stare in una grande comunità come il Pd. A patto che sia il partito veramente garantista e di sinistra e che legga le carte, soprattutto. Altrimenti sa che succede? Non noi addetti ai lavori ma gli elettori finiscono per non capire e si allontanano dal partito. E il rischio è ritrovarsi in Calabria un Pd sotto il 10% alle Europee di fine mese…».

I.T.