《Io non ho mai litigato con Mario e Mario non ha mai litigato con me》

Guccione depone "l'ascia da guerra" con Oliverio al convegno sul welfare con Romeo, Mirabello e Robbe. 《La Regione si liberi delle politiche sociali, utilizziamo al meglio questo scorcio di legislatura》


Non più concetti tipo “questa legislatura è finita, diamo la parola ai calabresi”. Nè tantomeno ideogrammi della serie “stiamo danzando sul Titanic”. È un Carlo Guccione diverso, anche e soprattutto nel verbo e nelle metafore, quello che ha tenuto banco al convegno a Cosenza sulla riforma del welfare con l’assessore Robbe, Sebi Romeo (insieme è quasi un inedito) e Michele Mirabello. Un Guccione che parla di una fase diversa da aprire, nuova, di responsabilità nei confronti dei calabresi. Un Guccione diverso al netto di una 《Regione che deve liberarsi delle politiche sociali perchè qualche dipartimento ostacola la riforma del welfare》. Ma diverso. Perché intanto si punta a utilizzare questa legislatura, tutta, per spendere al meglio le risorse. E poi perché Mario (Oliverio) non è più dialetticamente un bersaglio necessario. Al punto che Guccione si lascia scappare che 《io non ho mai litigato con Mario e Mario non ha mai litigato con me. Ci sono questioni politiche, ma la politica è confronto e la dialettica serve anche per cambiare idea…》. Non è poco per come erano messe le cose fino a non molto tempo fa. Già vedere insieme Guccione, Romeo e Mirabello di per sè non è consuetudine. Forse che da Roma Zingaretti ha chiesto con forza ( e argomenti…) di sospendere le guerriglie? Può darsi. Di fatto poi il convegno la sua l’ha detta. «La Regione si liberi della gestione delle politiche sociali e faccia quello che deve fare: leggi, programmazione e controlli. Questa è la vera rivoluzione da attuare per andare oltre e far crollare tutti gli interessi e l’intero sistema di potere che si nasconde dietro il settore delle politiche sociali. Diciamocelo francamente: alcuni settori del Dipartimento regionale ostacolano il processo di attuazione della Riforma del Welfare». Ha affondato Guccione. «Oggi ci troviamo con un Piano regionale degli interventi dei servizi sociali fermo agli anni 2007-2009. È come se fosse trascorso un secolo. Come si fa a parlare di programmazione se non si conoscono le esigenze dei territori e delle fasce più deboli della popolazione? Nel corso degli ultimi 20 anni i ritardi accumulati nel campo delle politiche sociali – ha sottolineato il consigliere regionale Guccione – sono enormi. E la Calabria è l’unica regione d’Italia a non aver attuato la legge sul Welfare. Ecco dunque cosa bisogna fare per arrivare in pochi mesi a un nuovo Piano regionale socio sanitario. La programmazione deve essere alla base della costruzione di un nuovo Welfare. E non può che essere fondamentale l’integrazione dei servizi sociali con quelli sanitari. In questo modo si potrebbero recuperare significative risorse e offrire servizi più appropriati in base ai bisogni della popolazione. In Calabria, infatti, si emigra non solo per i servizi sanitari ma anche per le prestazioni sociali». «Servono più risorse dedicate al welfare, maggiori controlli alle strutture che erogano servizi socio assistenziali e una vera e propria mappatura dei bisogni delle fasce più deboli della popolazione. Le rette per le strutture socio assistenziali – ha spiegato Carlo Guccione – sono ferme da almeno 15 anni. Vanno adeguate per garantire appropriatezza e qualità delle prestazioni. Molte strutture sono al limite del collasso. E la Calabria è la Regione che investe meno in politiche sociali, con 25 euro pro capite per cittadino, contro una media nazionale di oltre 120 euro pro capite. C’è bisogno di una chiara scelta politica e di un impegno concreto. Nell’ultimo bilancio di questa legislatura chiederò di incrementare da subito le risorse: serviranno almeno 20 milioni a coprire il fabbisogno dei servizi socio assistenziali. Inoltre, il passaggio di competenze e risorse dalla Regione ai Comuni deve avvenire attraverso una politica di accompagnamento e tutoraggio. C’è un forte ritardo sulla spesa del Fondo sociale europeo: 339 milioni di euro sono le risorse programmate, 8 milioni quelle impegnate. Mentre per i pagamenti sono stati utilizzati solo 4 milioni e 280mila euro. A confermarlo gli ultimi dati del Mef».