Sanità, come ti finanzio il business (delle altre regioni)

Nella bozza del Dca che la struttura commissariale illustra al “tavolo” degli erogatori privati è presente un taglio del 30% dei rimborsi per prestazioni Apa in Calabria. Se levi una cataratta o impianti un femore nuovo fuori invece, magari a Forte dei Marmi, becchi il 120% del costo effettivo...

Alzi la mano chi non ha mai sentito almeno per una volta al giorno in ambito sanitario, con la puntualità e la cadenza della pillola per la pressione, il sermone mediatico della lotta alla migrazione sanitaria. Bocche piene e polmoni gonfi di annunciazioni giornaliere. Che poi significa provare ad arginare “l’ulcera” delle erogazioni milionarie che viaggiano sistematicamente dalla Calabria verso le altre regioni in un saldo contabile che poi è sempre in rosso per la Cittadella e per le Asp. Una posta di bilancio mica male, quella del contrasto all’emigrazione sanitaria. Più di 300 milioni all’anno, senza contare i 50 che invece non trovano pezze giustificative e che cioè potrebbero aver finanziato, con soldi calabresi, le cure di residenti fuori regione. Contrasto all’emigrazione sanitaria, quindi. Già, facile a dirsi mediaticamente parlando. Ma con quali tecniche si pratica e con quali decisioni strategiche? Più complesso rispondere a questa domanda, soprattutto dopo aver dato un’occhiata all’ultimo Dca che la struttura commissariale guidata da Cotticelli cala sul tavolo delle trattative con gli erogatori privati. Una bozza che sta surriscaldando il tavolo, per non dire che rischia di fargli prendere fuoco. Con una grossa novità (negativa, in termini di prestazioni) rispetto all’anno precedente. Il taglio più o meno lineare e stratificato del 30% dei rimborsi ai cittadini calabresi per prestazioni sanitarie ricevute proprio a casa loro, in Calabria. Sono le prestazioni cosiddette Apa, ambito questo che impegna l’80% di tutte le cliniche calabresi sparse in giro. Si va dalle estrazioni e riparazioni dentali alle catratte, dalla ricostruzione del cristallino e della palpebra al tunnel carpale, dal complesso e variegato mondo della chirurgia ortopedica universsalmente considerata agli interventi sulla cute. Un oceano di prestazioni che però ora i pazienti calabresi rischiano di dover affrontare con un taglio del 30% del rimborso previsto dalla struttura commissariale. Significa che a parità di budget fornito ai privati si interverrà con il rimborso fino al 70%. Il resto o dovranno aggiungerlo i calabresi di tasca loro oppure le cliniche dovranno “coprirlo” abbassando la qualità dell’offerta interventistica. Detta in altri termini, ingaggiare medici e tecniche che costano di meno con tutto quello che ne consegue, in termini di rischi, per il paziente. Tanto per fare un esempio per un intervento normale di esportazione di cataratta il Dca dei commissari prevede un rimborso di 619 euro nel mentre l’intervento stesso, come tutti sanno tra addetti ai lavori, non può costare meno di 800 euro se si vuole agire in sicurezza. Per non dire degli impianti di protesi ortopediche che con un taglio del 30% dei rimborsi vedono crescere il già alto rischio di non riuscita perfetta dell’intervento, quando non dell’infezione letale del tutto. Con questi numeri, e queste previsioni, converrà certamente ai calabresi sistemarsi una gamba o un occhio fuori regione, proprio l’esatto contrario del contrasto alla migrazione sanitaria. E già perché per interventi Apa fuori Calabria la struttura commissariale prevede un rimborso fino al 120% della prestazione stessa, a conti fatti. E non è difficile immaginare, seguendo in larga scala uno schema del genere, il grande affare degli interventi e degli impianti che vien fuori nelle cliniche poste fuori dalla Calabria. Proprio stasera il format d’inchiesta televisivo Report manda in onda un “affondo” sui grandi affari gonfiati dei re delle protesi. Connubio perverso tra medici, fornitori delle protesi stesse, cliniche. La “materia prima”, i malati, non mancano e poi ci sono regioni (come la Calabria) disposte per statuto a pagare di più prestazioni del genere erogate fuori regione. E il gioco è fatto, e con lui il grande business. Grandi zeri che girano sulla salute in trasferta e ne sa qualcosa il vice di Cotticelli, Thomas Schael. Nel recente passato si è occupato proprio del risanamento e della razionalizzazione di una importante clinica a Forte dei Marmi, in provincia di Lucca. Una clinica che macina il suo 70% del fatturato proprio alimentando l’accoglienza dei fuori regione. Sì, proprio con il business di chi, come i calabresi, riceve più benefici se si opera fuori che non se lo fa a due passi da casa sua. Ma da profondo conoscitore della materia, Schael, non avrà mancato di informare il suo capo, Cotticelli, proprio a proposito dei rischi contenuti in questo Dca e cioè sostegno concreto all’emigrazione sanitaria piuttosto che il contrasto. E tutti e due, appresa la “pericolosità”, si saranno messi a lavorare per scongiurare ogni pericolo…

 

I.T.