Tremano i Comuni che hanno spalmato il predissesto

    Secondo la Consulta è incostituzionale l'adesione al piano trentennale di ammortamento introdotto dal governo Renzi

    Una legge del 2016, con Renzi sul trono. Una grande occasione per i Comuni in grave crisi finanziaria e pieni di debito (quasi tutti). Aderire al predissesto e sottoscrivere il piano di rientro in 30 anni liberando spesa corrente. Arriva ora però una doccia gelata, anche per i Comuni calabresi che vi hanno aderito. Per la Consulta il tutto è incostituzionale per una ragione molto semplice: non possono pagare le generazioni future i debiti della stagione corrente o passata.

    Inoltre “il perpetuarsi di sanatorie e situazioni interlocutorie disincentiva il buon andamento dei servizi e non incoraggia le buone pratiche di quelle amministrazioni che si ispirano a un’oculata e proficua spendita delle risorse della collettività”.

    Il caso che farà fattispecie è relativo al Comune di Pagani, in Campania. La Consulta si è, infatti,  espressa in un giudizio promosso dalla sezione regionale di controllo per la Campania della Corte dei conti, che ha sollevato la questione quando è stata chiamata a pronunciarsi sulla rimodulazione del piano per il recupero del disavanzo del Comune di Pagani. Rimodulazione che, diluendo su 30 anni il ripiano, ha determinato “il recupero di un margine di spesa corrente per l’ente”.

    A darne notizia il Fatto Quotidiano che scrive:

    La disposizione annullata è stata dichiarata in contrasto con gli articoli 81 e 97 della Costituzione sotto tre diversi profili: violazione dell’equilibrio del bilancio, in relazione alla maggiore spesa corrente autorizzata nell’arco del trentennio, violazione dell’equità intergenerazionale, per aver caricato sui futuri amministrati gli oneri conseguenti ai prestiti contratti nel trentennio per alimentare la spesa corrente, e violazione del principio di rappresentanza democratica, in quanto sottrae agli elettori e agli amministrati la possibilità di giudicare gli amministratori sulla base dei risultati raggiunti e delle risorse effettivamente impiegate nel corso del loro mandato.

    “La regola aurea contenuta nell’articolo 119, sesto comma, della Costituzione dimostra – si legge nella sentenza – come l’indebitamento debba essere finalizzato e riservato unicamente agli investimenti in modo da determinare un tendenziale equilibrio tra la dimensione dei suoi costi e i benefici recati nel tempo alle collettività amministrate. Di fronte all’impossibilità di risanare strutturalmente l’ente in disavanzo, la procedura del predissesto non può essere procrastinata in modo irragionevole, dovendosi necessariamente porre una cesura con il passato”.