Cosche in Val d’Aosta, l’autista dell’ex assessore che prova a vendere la fontana di Trevi…

Operazione “Geena”, il ruolo di Alfarone (uomo, ieri, prima di Nino De Gaetano e poi di Federica Roccisano e oggi del consigliere regionale di Fdi Alessandro Nicolò). È lui che “intrattiene” il dialogo costante con Antonio Raso che però vuole incontrare Romeo e soprattutto Oliverio (senza riuscirci, nonostante le rassicurazioni)

 Si chiama Antonello Alfarone (assolutamente non indagato) l’uomo “x”. Quello che fornisce rassicurazioni ad Antonio Raso, “anomalo” proprietario soltanto di una pizzeria in Val d’Aosta capace però, secondo il gip che ha firmato l’ordinanza dell’inchiesta Geena, di condizionare il voto nel cuore delle Alpi ma anche nella sua terra e in ogni competizione che si presenta utile per l’occasione, da Bivongi a San Giorgio Morgeto passando per le Regionali calabresi e valdostane.

Le ‘ndrine nelle Alpi, «qui siamo più di 30mila e contiamo assai, siamo un quarto della popolazione» dice Raso intercettato.

Che parla e parla spesso proprio con Alfarone. È lui, Alfarone, che prova a rassicurare lo stesso Raso sulla possibilità di incontrare Sebi Romeo (Raso: «Ma chi è questo Romeo?») e di farlo salire in Val d’Aosta nel gennaio del 2015. Ed è sempre lui che prefigura, soprattutto, una presenza all’incontro di Mario Oliverio nella stessa pizzeria di Raso il 31 gennaio del 2015. Incontro che non ci sarà mai.

E mancato incontro e mancata “salita” di Sebi Romeo («volevo dargli una lettera») che costerà l’incazzatura poprio di Raso («mi sono girati un po’ i coglioni…»). Alla Fiera di Sant’Orso doveva avvenire il tutto ma non si concretizza più niente, nonostante Alfarone dica di Romeo «quello lì, il consigliere nostro…». Tocca poi a Gargano, veccio compagno comunista oggi dem coinvolto nella campagna elettorale di San Giorgio Morgeto, lenire l’incazzartura di Raso.

«Abbiamo la Provincia di Reggio con Falcomatà, siamo in Regione, siamo al governo, se non riusciamo a prendere niente ci meritiamo fucilate lo capisci?». Per niente indagato nella vicenda Sebi Romeo (così come Mario Oliverio), interviene: è la stessa procura a chiarire che non esistono contatti tra me e questi signori e poi io non sono mai stato in Val d’Aosta, «non sono mai venuto a conoscenza di eventi a cui avrei dovuto partecipare in tale regione. Se qualcuno ha utilizzato il mio nome per accreditarsi con chicchessia chiarirà a chi di competenza la sua posizione e la mia totale estraneità alle vicende narrate».

Già. Ma chi ha usato il nome di Romeo e di Oliverio e chi ha rassicurato Raso circa un incontro che si sarebbe dovuto tenere in Val d’Aosta alla sua presenza? Proprio lui, Antonello Alfarone (non indagato, esponente Pd della Locride). Autista senza soluzioni di continuità dell’ex assessore regionale Federica Roccisano (ma al tempo in cui è contestualizzata l’indagine era alle “dipendenze” di Nino De Gaetano) e persino elemento di scontro, proprio per questo, con il governatore Oliverio.

Voci insistenti dall’interno della Cittadella vanno persino oltre e intravedono proprio in questa presenza, di Alfarone, nello staff di Roccisano il casus belli della sua scazzottata con il presidente che le sarebbe poi costata la poltrona di assessore regionale. Ma perché Alfarone è così sicuro di portare Romeo e Oliverio nelle Alpi? E perché non si concretizza niente? Perché Raso chiede ad Alfarone «chi è questo Romeo?». Ci sono elementi concreti sullo sfondo o siamo in presenza della classica vendita della fontana di Trevi al turista americano? Ha millantato Alfarone?

Agli inquirenti il lavoro, eventualmente, non manca di certo. Oggi sono altri tempi e altra musica ma Alfarone pare non si sia perso d’animo. Altro giro altra corsa e “innamoramento” politico con Alessandro Nicolò, consigliere regionale di Fdi. «È sotto gli occhi di tutti» sussurra a bassa voce un consigliere regionale. A Palazzo Campanella non si scandalizzerebbe nessuno se venisse fuori (come minimo) una collaborazione tra i due…

F.G.