Piazza Bilotti a Cosenza, la piazza della mafia: qui lo “status” per Barbieri

 La Dda concentra buona parte della sua inchiesta sul ruolo criminale dell'imprenditore che Gratteri definisce, senza alcun dubbio, «organico al clan Muto di Cetraro». E proprio per la piazza nel cuore di Cosenza i Barbieri realizzano una prova di forza senza precedenti con l'intervento dei potenti clan della Piana di Gioia Tauro

Se oggi è toccato alla Dda e a Nicola Gratteri presentare arresti eccellenti e persino misure clamorose, come quella emessa poi dal gip nei confronti di Mario Oliverio “costretto” a non poter lasciare San Giovanni in Fiore, lo si “deve” alla figura centrale di Giorgio Barbieri. È da questa griffe che discendono metodo e retaggio mafioso ed ecco perché ci si trova nelle grinfie della Dda. E non a caso sul ruolo contiguo con le cosche da parte dell’imprenditore si poggia l’intera inchiesta. Gratteri in conferenza stampa è netto sul punto. «L’impresa Barbieri è di riferimento della famiglia di ‘ndrangheta Muto di Cetraro». È il punto di partenza essenziale e funzionale all’intera inchiesta. E non a caso nell’ordinanza del gip di Catanzaro, quasi a voler spiegare come mai si arriva a tanto e perché, si delinea subito il profilo identitario e “mafioso” di Barbieri. Si elencano le presenze importanti della famiglia nelle inchieste “Frontiera” e “Cumbertazione”, delle Dda di Catanzaro e di Reggio. E ci si concentra soprattutto su Piazza Fera Bilotti di Cosenza. Il perimetro più simbolico che c’è per il nuovo corso della città. È in questa piazza e per questa piazza, secondo l’ordinanza del gip, che si concentra un tale dispiegamento di forze e logiche criminali tali da consegnare definitivamente, a Barbieri, lo status di imprenditore della cosca Muto con importanti protezioni anche da parte delle potenti cosche della Piana di Gioia Tauro. «Nel 2013 – si legge nell’ordinanza – una associazione temporanea di impresa guidata dalla Barbieri costruzioni srl si aggiudica l’importante appalto per il rifacimento di piazza Bilotti (ex Fera) a Cosenza. Il collaboratore di giustizia Foggetti Adolfo – si legge ancora – riferisce come l’intenzione di Rango Maurizio, a capo del clan Rango-Zingari di esgeuire un’intimidazione sul cantiere di piazza Bilotti, fosse stata fermata da Gatto Mario, reggente del clan degli italiani, il quale gli aveva detto che l’impresa appaltatrice dei lavori di piazza Bilotti non poteva essere “toccata” in quanto “amica dei Muto”». Quindi i clan di Cosenza provano a mettere il naso nel cantiere ma gli viene subito intimato di lasciar perdere perché non è aria, Barbieri è protetto totalmente dal clan Muto e deve poter lavorare senza più pagare altro pegno. Nel 2014, si legge sempre nell’ordinanza, «secondo le dichiarazioni di Lamanna Daniele e Impieri Luciano, gli italiani hanno avuto il permesso di entrare nell’appalto ma limitatamente all’impresa che, in subappalto, si occupava del rifacimento dei marciapiedi». Insomma un contentino per star buoni. Chi avesse chiesto a Barbieri e quindi a Muto questo “contentino” per tenere buone le cosche di Cosenza non è dato sapere, è oggetto di omissis. Evidentememte però, il contentino dei marciapiedi, non basta. La tensione a Cosenza resta comunque alta per un appalto multimilionario che vede le cosche della città dover sostanzialmente guardare dalla finestra senza toccare, se si fa eccezione appunto per i marciapiedi. Riprendono in qualche modo le richieste estorsive nei confronti di Barbieri, più o meno preoccupanti. Ed è qui, secondo la Dda e poi il gip, che Barbieri dispiega tutta la sua forza e incidenza negli ambienti criminali. Per la piazza più nuova e simbolica di Cosenza si mette in scena un vero e propripo summit in stile “il Padrino”, con una prova di muscoli con pochi precedenti lungo il Crati. Per discutere della cosa e mettere definitivamente ordine arriva niente di meno che Giorgio Morabito, «elemento di collegamento con la criminalità reggina dei Bagalà e dei Piromalli». Insomma roba seria, seria assai. C’è anche Franco Muto quel giorno a Cosenza, «o un rappresentante della sua famiglia. Con gli esponenti dei clan cosentini si riesce a spuntare un accordo assolutamente vantaggioso rispetto alle normali percentuali». Quindi Muto e Morabito in persona arrivano a Cosenza e chiudono in un angolo, per il bene di Barbieri, gli appetiti delle cosche cosentine. Secondo il gip dimostrando tutta la forza e influenza criminale di Barbieri in coincidenza dell’importanza anche strategica dell’appalto di piazza Fera a Cosenza. Ma nonostante la prova di forza qualcuno, tra i cosentini, prova ad alzare lo stesso la testa «approfittando della carcerazione di Patitucci». Ma non c’è niente da fare. Barbieri con i Muto alle spalle e l’intervento delle cosche di Gioia Tauro è intoccabile. Al punto che tocca a Longo, nell’estate del 2016, usare la più classica delle immagini criminali in forma dialettale discutendo con Piromallo. «A Cusenza Barbieri unn’addi da nenta a nessunu… Te l’ha detto Giorgio chi è venuto a Cusenza? Uno che, a Cusenza, li piscia a tutti…».

I.T.