Oliverio e Pittella, così “vicini” ma così lontani…

Il Riesame (negativo) nello stesso giorno sembra accomunare il destino dei due ma paradossalmente li allontana ancora di più. Perché uno resta presidente a tutti gli effetti (Oliverio) mentre l'altro è stato sospeso

Chissà se poi alla fine la storia la scrive qualcuno per davvero, la sceneggiatura. Fin nei minimi dettagli. Se è così, e se c’è un “perchè”, non resta che fare i complimenti alla “regia” per il Riesame che nello stesso giorno consegna due brutte giornate a due governatori di Regione. Il “nostro” Mario Oliverio e il “lucano” Marcello Pittella. Stesso giorno per loro, stesso grado di giudizio per ora (anche se quella di Pittella è una vicenda che ha conosciuto più passaggi) e stesso esito. Nessuna revoca delle misure precedentemente adottate nei loro confronti. Uno, Oliverio, finito sul tavolo del Tribunale della libertà per presunto abuso d’ufficio (la presunta corruzione non era all’ordine del giorno oggi nè poteva esserlo). . Da qui una misura per lui “suggerita” dal gip alla procura di Catanzaro. L’altro per la seconda volta al Riesame e per smontare una misura per lui che il gip ha modificato in corso d’opera. È andata male ad entrambi. E fin qui il destino gli ha scattato la foto insieme. Se si aggiunge però la “fratellanza” territoriale, tutto sommato un colore di partito sullo sfondo (il Pd) che in qualche modo li ha accompagnati in campagna elettorale e qualche buona bottiglia di vino bevuta insieme nelle visite europee tutto il resto, ma proprio tutto, li allontana con la stessa determinazione con cui il destino beffardo di oggi ha provato ad accomunarli. Già, così “vicini” ma anche così lontani e proprio oggi, proprio da oggi. Perchè l’obbligo di dimora per Oliverio (per ora a San Giovanni in Fiore) è di fatto diametralmente opposto a quello di non dimora a Potenza per Marcello Pittella. A cui è stato chiaramente imposto di non mettere piede nella città dove ha sede la Regione. Per cui non solo a Pittella erano stati comminati i domiciliari, che poi il gip ha derubricato come misura, quanto gli è stato predisposto e confermato dal Riesame un dispositivo che è di fatto interdizione dai pubblici uffici. Non si spiega diversamente perchè il governatore della Basilicata è sospeso dalla sua carica per il sopraggiungere della legge Severino. Così “vicini”, così lontani. Uno presidente, l’altro no. 《Non è all’ordine del giorno alcuna modifica dell’assetto di governo così come è persino risibile tranquillizzare circa le reali intenzioni di Oliverio》si lascia scappare un autorevole pezzo da novanta dei piani alti della Cittadella regionale. Della serie, non è neanche da chiedersi se Oliverio andrà avanti. 《E poi perché dovrebbe fermarsi》 continua. 《Formalmente la misura adottata per lui è tutto fuorchè interdizione. Anzi, è l’unica adatta per non interdire niente a parte l’esigenza investigativa di conoscere il suo raggio d’azione e il suo potenziale grado di inquinamento prove. Oliverio è nel pieno delle sue funzioni e se la magistratura conosce altre misure per impedire che uno governi una ragione ci deve essere. Addirittura – incalza – Oliverio potrebbe tenere giunta a San Giovanni oppure chiedere di volta in volta al giudice di andare a Germaneto per presiederla e poi toccherà al giudice stesso spiegare se si può interdire un amministratore senza che sia stato interdetto. Ma c’è di più. L’obbligo di dimora è a San Giovanni in Fiore perchè è questa la residenza reale di Oliverio. E se comunicasse di preferire risiedere a Catanzaro? Chi glielo vieta? E chi potrebbe impedirgli poi di andare a Germaneto? Mi pare che sia comune di Catanzaro…》.