Sondaggio primarie Pd, Zingaretti stacca Minniti di 10 punti

Il presidente della Regione Lazio, secondo Emg Acqua, sarebbe al 38% contro il 28% dell'ex ministro degli Interni. Decisivo, ma solo in assemblea, il ruolo di Martina (accreditato del 15%). La somma “algebrica” da laboratorio nell'universo renziano si mostra praticabile, però, solo sulla carta (basta chiedere a Orfini e Delrio). Nel mentre Renzi (e i suoi) disegnano da un pezzo un altro partito...

Nicola Zingaretti nettamente in testa nella corsa per la segreteria nazionale del Pd. Per il presidente della Regione Lazio il 38% di consensi contro il 28% di Marco Minniti e il 15% di Maurizio Martina. Residuale il resto della compagnia e delle cifre (anche perché verrebbero falcidiate dalla scrematura del regolamento). E se finissse così, dietro e dentro gazebo ancora da disegnare, tutti spediti in assemblea a scegliere il nuovo segretario nazionale del Pd. Il sondaggio recentissimo, a cura della società Emg Acqua, di fatto decodifica una sensazione stratificata (Zingaretti più forte in area pop, diciamo nel voto libero e incondizionato) ma ne solidifica un’altra e cioè che molto difficilmente con tre candidati ben oltre il 15% si troverà il vincitore proprio dalle viscere dei gazebo. Con buona pace di Marco Minniti che su Repubblica e in forma reiterara da Lucia Annunziata non ha mai avuto dubbi nel definire una sconfitta di tutti («e mia personale») un approdo con primarie senza un vincitore, senza nessuno che collezioni il 51% dei consensi. Così da finire tutti in assemblea, dove si aprirebbero giochi di prestigio sopra e sotto il tavolo. Così tanto (non) cari a Zingaretti quanto proprio a Minniti, almeno a dar retta alle sue stesse dichiarazioni. Secondo Emg Acqua a questo punto solo il presidente della Regione Lazio avrebbe la clamorosa possibilità di spostare dalla sua parte la bilancia del consenso fino a 50 più uno dei consensi, naturalmente ci riferiamo sempre ai gazebo, le primarie classiche del Pd. Per gli altri due concorrenti, naturalmente sempre a dar retta allo studio di rilevamento della società, una partita di contenimento nelle “bancarelle” e poi ad aggiustare il tutto proprio in assemblea. E c’è chi è pronto a giurare che di fatto, cioè sostanzialmente, Maurizio Martina è lì per questo. Per coprire con dialettica adeguata e con il fianco tutto rivolto a “sinistra” quel versante che più o meno consapevolmente lascia da sempre scoperto Marco Minniti. Così da non far vincere “al primo turno” Nicola Zingaretti. Il progetto, renzianamente parlando, ha una regia e anche una sua logica nella fase “destruens”, cioè quella di sottrarre al presidente della Regione Lazio il bagno di popolo. Altro è poi “incollare” in assemblea l’universo di Martina a quello di Minniti. Con i “pianeti” Delrio e Orfini, su tutti, che piuttosto cambierebbero partito che concorrre per la vittoria dell’ex ministro degli Interni. Chi non ricorda che proprio Minniti stava per dimettersi da ministro dopo un affronto di Graziano Delrio.

I due non solo non si sono mai amati ma hanno lavorato per coltivare in modo seriale e industriale il sentimento opposto.

E non è solo Delrio il problema anche se è certamente lui la “punta di diamante” del dissenso strutturale. E ci deve essere una ragione se proprio Renzi l’altro ieri su “il Foglio” e poi sul “Fatto Quotidiano” ha parlato proprio di Delrio (e di Gentiloni) come di traditori alle spalle che hanno conosciuto la luce dietro il coraggio dell’ex premier ed ex segretario.

Prima di pugnalarlo. Quanto sia rattoppabile una situazione del genere non è dato sapere anche perché poi, a conti fatti, non è manco scritto che Renzi lo farebbe in nome e per conto solo di Minniti.

Dopotutto è lo stesso ex ministro degli Interni che passa un giorno sì e l’altro pure a ripetere che la sua candidatura non è etichettabile in alcun modo e quindi neanche sotto l’egida di Renzi e del renzismo. Anche se proprio di Renzi, e dei renziani, avrà poi bisogno per vincere in assemblea. Renziano dentro (l’assemblea) e libertario fuori (nei gazebo)? Chissà, può darsi. La sensazione forte è che stavolta le alchimie possibili o praticabili stiano stancando proprio lui, Matteo Renzi.

Che mentre ci sono ancora da scrivere regole e tempi per le primarie del Pd manda Scalfarotto sui media a raccontare dei comitati civici. Ed è proprio Emg Acqua a rilevare che un partito nuovo, tutto suo, avrebbe già da ora il 12% e pescherebbe metà elettorato proprio dal Pd (senza contare che altro da Forza Italia sarebbe da conteggiare in arrivo). Certo si raffigurerebbe davvero come perfido e grottesco assistere a Renzi che “accompagna” gli altri al massacro dell’assemblea mentre trascina nottetempo i suoi “colonnelli” più fidati sotto un’altra sigla…

I.T.