Lucano prova a dire “qualcosa di sinistra”

Il sindaco di Riace (sospeso) apre il congresso della Cgil e attacca 《il modello Minniti e Morcone》

Mimmo Lucano, l’ex sindaco che non vuole saperne di politica ma che continua a fare proseliti a infiammare le platee. Si è presentato con la sua polo verde d’ordinanza nell’aula magna dell’Unical in occasione del 12° congresso regionale della Cgil.
Solito sorriso, fare affabile ma parole pesanti come macini nei confronti di chi ha infranto il suo sogno, ha distrutto il modello d’accoglienza del suo comune, Riace.
Mette subito le cose in chiaro Lucano nell’intervista fatta al giornalista Pietro Melia: «Non ho nessuna intenzione di candidarmi né alle elezioni europee, né a quelle regionali. Una cosa mi piaceva fare, il sindaco di Riace, ma non mi è mai piaciuto essere chiamato “primo cittadino”». Ma Lucano non si limita a dire no alla politica. Spiega anche il perché: «Io lavoravo per cambiare la nostra terra, la politica invece si accontenta di essere “logorroica”, con giochi di potere fatti soltanto per salvare qualche poltrona».
E via giù poi con gli affondi ai nemici del suo “modello”. «I problemi sono iniziati quando sono iniziate le ispezioni. Una persona che deve fare delle relazioni ha più potere di 100mila manifestanti».
«Riace è un modello di convivenza umana, mentre adesso abbiamo un governo che ci condanna alla disumanizzazione – spiega Lucano –. Non posso dire quello che ho riferito ai magistrati della Dda, però una cosa posso dirla: finalmente qualcuno mi ha ascoltato».

Quale il ruolo del prefetto Morcone?« Era lui a chiamarmi il 26 agosto del 2015 e chiedermi di accogliere 3 autobus di migranti, li ho accolti per spirito di umanità non per altro. Poi sono arrivate le ispezioni e di tutto quello che ho fatto su loro richiesta non hanno tenuto più conto».
Ma tra i “nemici” c’è anche Marco Minniti. «Quando era ministro dell’Interno non ho mai avuto modo di parlare con lui. Le ispezioni sono arrivate quando lui si trovava a capo del Ministero e adesso dice che il “il modello di Riace deve essere salvato”, non lo capisco davvero».
E pensare che Lucano si era rivolto al governatore proprio per avere un contatto con Minniti . «Mi sono avvicinato ad Oliverio – spiega Lucano – perché cercavo una persona che riuscisse a mettermi in contatto con Marco Minniti. L’ho aspettato per ore alla Cittadella, poi ha iniziato ad ascoltarmi e sento la sua anima vicina alla mia. Non dimenticherò mai quando provarono a fare una vera e propria deportazione da Riace e lui riuscì ad evitarla». Poi una battuta sulla riduzione dei fondi alle strutture Sprar: «Prima eravamo solo in tre, il vero problema degli Sprar a mio avviso è il sistema occupazionale che ha generato nel tempo che adesso rischia di venire meno».

In merito alla vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto ha poi aggiunto: «Non posso parlare di nuovi sviluppi di indagine, ma di certo posso dire che tutto adesso assume una chiave di lettura nuova che nessuno aveva considerato prima». Lucano ieri è stato sentito per tre ore come persona informata sui fatti dal Procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo. «Sono contento – ha proseguito – che la Procura di Reggio si stia occupando di alcuni esposti che avevamo presentato. Non mi ritengo una persona speciale. Sono anzi l’ultima delle persone e sono orgoglioso di questo. Sono qui perché rappresento una storia che sta occupando gli scenari nazionali del dibattito politico e giudiziario».
E saluta, cantando Bella Ciao. Dopotutto non ha mai fatto mistero di essere stato militante del Partito Comunista.