Cosenza e Alarico “revocato” . «Pagano si faccia da parte»

 Il clamoroso provvedimento in autotutela da parte della direzione generale del ministero a proposito del museo da costruire sulle ceneri dell'ex hotel Jolly, che secondo i tecnici non poteva essere ancora demolito. Riunione tecnica (per tutti) fissata per l'11 dicembre. «Però il soprintendente intanto dovrebbe dimettersi»

L’autorizzazione che il 7 agosto il soprintendente di Cosenza, Catanzaro e Crotone ha fornito al Comune di Cosenza, a proposito della demolizione dell’ex hotel Jolly, così da impiantarci di sopra altro e cioè il museo di Alarico, non solo era da intendersi assolutamente provvisoria e irrituale quanto in controtendenza e «illogica» rispetto ad un parere fornito dalla soprintendenza stessa appena un mese prima, parre di segno opposto evidentemente. Di più. Si tratta di una autorizzazione «in contrasto con la legge vigente», «deviante rispetto alle finalità della tutela dell’interesse pubblico» ed affetto da una «rappresentazione falsata della realtà».

Per queste (inquietanti) ragioni la direzione generale del ministero, a firma di Gino Famiglietti, ha revocato la edificazione del museo Alarico a Cosenza (la demolzione dell’ex Jolly di fatto è stata già eseguita) e annullato in autotulela (ne ha facoltà e potere) la stessa autorizzazione concessa da Pagano il 7 agosto di quest’anno. E sempre la direzione generale del ministero invita tutti (Comune e Soprintendenza ma anche Provincia che nel frattempo è chiamata a revocare le sue concessioni in materia ambietale) ad una riunione tecnica da tenere a Roma l’11 dicembre. Così da ragionare tutti insieme sul da farsi visto che, appunto, la demolizione è andata e c’è da capire che farne di Alarico e del suo museo. Un altro gran pasticcio, appunto. Né il primo né l’ultimo in materia.

È appena il caso di ricordare che la Cisl dal 2016 lamenta e denuncia che i provvedimenti adottati dal soprintendente non sarebbero in linea con la normativa di settore, ossia che il procedimento amministrativo è reso sistematicamente “invalido” perché quasi sempre “affetto” dai vizi dell’eccesso di potere, se non proprio coinvolto in un processo di incompetenza quando non proprio di violazione della legge. Numerosi sono stati i provvedimenti annullati in autotutela dal ministero o dal Tar, tra i quali quelli riguardanti il sito di Capocolonna, di Punta Scifo, quello per lo stadio del Crotone, lo spostamento di alcuni dipendenti nel convento di san Francesco d’Assisi a Cosenza e, in ultimo, la “sepoltura di Alarico”. Adesso, per dirla con Von Platten, “cauti a notte canti suonano da Cosenza su ‘l Busento”.

Al di là dei singoli episodi si pone un problema ben più grave che riguarda la credibilità delle istituzioni e i danni che ne derivano, in termini economici e sociali, per l’intera collettività, da un provvedimento viziato da irregolarità. «Gli organi di vertice non si possono permettere certi lussi» si sfoga un esponente di spicco della Cisl che preferisce rimanere nell’anonimato in questa fase. «Essi debbono conferire ai loro atti il crisma della certezza, della inoppugnabilità e della affidabilità, proprio perché gli interessi e le aspettative legittime dei singoli cittadini e delle istituzioni non siamo mortificati e, soprattutto, che dall’atto invalidato non ne derivi uno sperpero di denaro pubblico». La situazione di incertezza complessiva che per ogni atto così importante a firma della Soprintendenza di Cosenza si viene a creare, senza entrare troppo nel merito, «impone – continua l’esponente della Cisl – che la figura del soprintendente dopo tutte queste figuracce, tolga il disturbo. Sì, Pagano deve farsi da parte. Ci chiediamo cosa aspetta il ministro a liberare la Calabria da Pagano visto che a causa dei suoi provvedimenti pagano i cittadini».

I.T.