Quell’omicidio “figlio” delle Forze dell’ordine e dei servizi segreti

Anonima sequestri d'Aspromonte e colletti bianchi deviati, la verità dell'uccisione di Stefano Bonfà

Chi sono i mandati dell’omicidio di Stefano Bonfà? A 27 anni dall’omicidio il caso è ancora aperto grazie alla tenacia del figlio dell’imprenditore di Samo, Bruno Bonfà.

E quello che all’epoca era solo un sospetto potrebbe essere invece una sconvolgente realtà.

Dietro la morte di Stefano Bonfà ci sarebbero forze dell’ordine deviate. A corroborare questa inquietante ipotesi ci sarebbero le dichiarazioni rilasciate da un dirigente della polizia di Stato.

Stefano Bonfà
Stefano Bonfà

Erano gli anni dei sequestri di persona in Aspromonte e l’agro di Stefano Bonfà, nella vallate La Verde a Bianco, era in una posizione nevralgica per i sequestratori di persona.

Ma perché uccidere Stefano Bonfà? Quale la sua colpa?

La teoria del figlio, così come confermata da un dirigente della Polizia , è una sola: “Stefano Bonfà è una delle tante vittime trucidate perché fortuito testimone di passaggi inconfessabili, all’epoca dei sequestri di persona, gestiti con la complicità di forze investigative deviate”.

Forte delle nuove rivelazioni, Bruno Bonfà ha presentato  al procuratore nazionale antimafia De Raho e al procuratore distrettuale antimafia di Reggio Calabria un’ennesima richiesta di accertamento, con valore di denuncia querela, inerente all’eventuale imposizione disposta dalle forze investigative deviate all’ambiente mafioso-criminale  di consumare l’omicidio del padre.

Bonfà chiede di  “verificare le dichiarazioni rilasciate del dirigente di Polizia, poi trasferito in altra sede e in caso negativo accertare le vere ragioni del suo trasferimento”,  se l’omicidio del padre è avvenuto proprio perché Stefano Bonfà  “aveva visto ed era a conoscenza del ruolo criminale che aveva svolto  e continuava a svolgere questo pezzo dello stato deviato” e infine se “gli autori dei sequestri di persona dell’epoca  siano anche i proprietari delle “vacche sacre” di oggi”.

Animali che per anni hanno fatto razzia sui terreni del Bonfà. Qualora le dichiarazioni del dirigente di polizia trovassero conferma si aprirebbe in seno alle forze dell’ordine una vera e propria caccia alle streghe. Ma per cercare di individuare le eventuali “mele marce” basterebbe poco, come dice Bruno Bonfà “seguite i soldi” e affidate le indagini a uomini estranei al territorio.

Solo così si saprà se e chi nelle forze dell’ordine ha preso e continua a prendere parte alle azioni di una parte della criminalità organizzata della Locride.

 

(valeria esposito vivino)