Lite “ministeriale” per la sanità di Calabria

Dicastero della Salute contro quello dell'Economia. Grillo addebita a Tria il «non più spiegabile» ritardo nell'individuazione di un nuovo commissario e/o di uno o due sub commissari

 Una lite “ministeriale”. Vera e propria, altroché. Con il ministro Grillo che addebita la mancata risoluzione della pratica Calabria sul “conto corrente” di Tria, il ministro dell’Economia.

Sarebbe lui il compevole del traccheggiamento a centrocampo. Persino furiosa la titolare del dicastero della Salute, «da due mesi sono ferme inspiegabilmente sulla sua scrivania le nomine del nuovo commissario in Calabria e/o di uno o due vice». E c’è tensione, palpabile giura più d’uno.

E non perché la Calabria sia diventata d’improvviso strategica e centrale nello scacchiere geopolitico del Paese, tutt’altro.

Però la Grillo riceve evidentemente pressioni dai suoi di Calabria per il “cambio” e in qualche modo, in assenza di novità, è chiamata a dare delle risposte. È pur sempre il ministro della Salute.

E preme su Tria, goca il pressing perché come è noto è dell’altro ministero poi la compartecipazione delle nomine.

«Troppa attesa e inspiegabili ritardi», sussurrano dall’emisfero a Cinquestelle. E continuando così è evidente che poi «se la prendono con il loro ministro, con la Grillo. Qualcuno ha anche iniziato ad accusarla più o meno pubblicamente di immobilismo» racconta un deputato calabrese di Cinquestelle.

E allora il ministro, in qualche modo per uscire dall’angolo, scarica su Tria. Sarebbe lui quello che frena, che non prende in mano il dossier da almeno due mesi fermo sulla sua scrivania.

E lì dentro, in quella cartella, ci sarebbere il parterre di nomi già selezionati per fare da commissario e/o da vice. Uno o due vice. Manca, o mancherebbe, solo il timbro e la firma (e la condivisione) proprio del ministro dell’Economia.

Ma è davvero così? Della selezione se ne era occupato proprio il Movimento Cinquestelle dal momento che è ben nutrita la rappresentanza parlamentare ed è loro il dicastero al comando, con Giulia Grillo.

Selezione che si è articolata in più fasi anche se per la verità alcune ricostruzioni narrano di una non condivisione delle nomine da parte del corpo parlamentare, ognuno avrebbe fatto nomi diversi sostanzialmente.

Quindi tutti cassati, o quasi. Dopo di che sarebbe prevalsa la linea del ministro stesso che avrebbe deciso di imporre alcune figure, naturalmente tenendo top secret le identità anche se qualcosa è circolato come l’ex generale Pezzi e una “donna forte” della sanità abruzzese strategica della Adduce.

Ma è stato fin qui poco più che una navigazione nel buio e in mare aperto. Se davvero ha ragione Grillo e cioè che da tempo ormai la patata è stata “pelata” ed è pronta sul tavolo del ministro Tria non si spiega né il riatrdo nel procedere né ora l’incazzatura post mortem della Grillo.

A meno che un po’ tutti non aspettavano che la modifica nella manovra di bilancio, e cioè la reintroduzione della incompatibilità tra governtore e commissario. In questo caso verrebe meno, approvata la legge in Parlamento, il rischio (incubo per Cinquestelle) dell’intromissione di Oliverio in una specie di vacatio temporanea se viene cacciato Scura.

Cioè tolto il commissario, e non è facile perché occorrono motivazioni tecniche e algebriche che mancherebbero, ancora si può infilare Oliverio nella partita perché non è incompatibile con la figura di commissario, almeno stando alla legge di bilancio ancora in vigore e prima che venga approvata la nuova dal Parlamento. In questo caso, il ping pong tra ministero della Salute e dell’Economia, sarebbe stato perfetto fin qui.

Uno chiama e l’altro non sente. In dialetto si dice “Petru tira e Maria ‘mbutta”. E il tempo passa che è un piacere…

I.T.