Salvini ad Atreju glissa sulla Calabria. E il voto può slittare a gennaio 2020

Accordo nel centrodestra (solo) per Basilicata, Abruzzo e Sardegna. Per il resto giochi aperti, lascia intendere il ministro. Nel mentre prende corpo sempre più l'ipotesi del ritorno alle urne per la Cittadella non il prossimo anno ma all'inizio dell'altro ancora  

 Una intesa di massima, poco più che una impegnativa stretta di mano. Altro non rappresenta l’accordo nel centrodestra in vista di tutte le competizioni amministrative e regionali prossime venture.

Il ministro e leader della Lega Salvini, dal palco e dal retropalco di Atreju (la kermesse di Fratelli d’Italia e del nascituro movimento sovranista in itinere), questo lascia intendere e anche con la dialettica che gli è più propria e cioè schietta e a tratti irriverente. Si va per gradi, insomma.

E si sorride sornioni quando ci si deve proiettare per forza in scadenze elettorali che rappresentano un’altra era geologica viste da qui. Lo scacchiere con le pedine disegnate dai giornali nazionali e locali, e le relative bandierine dei partiti a cui è concessa la corsa per la presidenza, valgono solo per le Regioni con la scadenza più imminente in vista del voto. E cioè Basilicata, Abruzzo e Sardegna.

Qui sì che i giochi sono fatti e si rispetteranno, traccia la linea Salvini. Per il resto, Calabria compresa, solo una intesa di massima e nessuna bandierina e giochi sterili di prestigio perché di acqua ne deve passare sotto i ponti e può succedere di tutto da qui a 15 o 17 mesi. Va da sé ovviamente che poi ognuno è libero di interpretare come meglio crede uno scenario del genere, delineato non certo dall’ultimo arrivato.

Compreso, scenario, che vede ancora la Lega fortemente interessata alla candidatura in quota Carroccio per la presidenza delle Regioni Puglia e Calabria e persino con un nome di assoluto prestigio che tra una decina o quindicina di giorni potrebbe persino circolare come identità. Ma è davvero troppo lontana la scadenza calabrese per intrigare un “caterpillar” (il ministro degli Interni) alle prese con la sterilizzazione dei Cinquestelle (che però gli servono “vivi”) e l’assorbimento della parte “buona” di Forza Italia (bloccando i transfughi di mestiere).

Un progetto di egemonia assoluta che è in divenire e che si nutre di obiettivi molto più contingenti che una scadenza elettorale che se va bene si terrà tra 14 mesi. Se va bene, appunto. Perché in Basilicata, appena di là della montagna, quasi certamente si andrà al voto nei 60 giorni successivi all’originario insediamento di Pittella.

Una tesi, questa, che va prendendo corpo sempre più anche in Calabria con Mario Oliverio insediatosi nella prima decade di dicembre del 2014 e con le urne che si possono aprire anche nei 60 giorni successivi ai cinque anni esatti e cioè entro il 10 febbraio del 2020. Davvero un’altra galassia temporale per uno come Salvini. E davvero troppo per “cedere” così presto una Regione che invece continua a volere…

 

 

 

I.T.