Rischio idreogeologico, «fondi Ue non spesi» Quei pluviometri che possono (e potevano) cambiare la storia

Durissima lettera della responsabile regionale dei fondi comunitari, Paola Rizzo, indirizzata soprattutto al settore di competenza, la Protezione civile. «Se non si consegue il target si rischia il disimpegno delle ingenti risorse». L'impianto di rilevamento del Raganello tra quelli (se ci fosse stato) che potevano dare un senso diverso a quella tragica giornata

Una rete di rilevamento pluviometrico «che abbia un numero di sensori tali che venga coperto almeno il 90% del territorio regionale abitato mediante la nuova installazione di 79 pluviometri». Il progetto “Centro funzionale multirischi 2.0”, a valere sui fondi Por-Fesr sulla prevenzione dei rischi idrogeologici, aveva ed ha idee chiare su come non temere (o temere poco) la rabbia del cielo. Un volume impegnativo e ambizioso, in particolare con i 79 nuovi pluviometri «che saranno, in parte, posti in corrispondenza di stazioni storiche dismesse, in modo da poter riprendere il popolamento delle sedi storiche». Già, 79 nuovi stazioni pluviometriche, quell’affarino che ti dice (o ti dovrebbe dire) quanta acqua sta realmente cadendo in quel limbo di terra. E ti fa intendere, soprattutto, quanto tempo c’è prima che qualcosa frani. Sentinelle sul campo, il polso della situazione “vera”. Il 90% dela copertura del territorio regionale. Davvero una spallata al rischio idrogeologico. Peccato che il progetto si deve “nutrire” di fondi Ue (Por e Fesr 2014-2020) e che chi deve tenere i conti di questi fondi, la dominus Paola Rizzo e cioè il dopo Praticò, lancia a fine agosto esattamente l’allarme opposto. E lo fa proprio in relazione alle risorse destinate al rischio idrogeologico e al settore di pertinenza, la Protezione civile. Il tutto in un duro documento datato 30 agosto, 10 giorni dopo la tragedia delle gole del Raganello con Civita (tra i siti probabilmente destinatari dei nuovi impianti di rilevamento con i fondi Ue) sufficientemente lontana da Cassano e Cerchiara, dove c’è una stazione pluviometrica. È netta Paola Rizzo, anche nella destinazione delle responsabilità e nella posta in gioco che si rischia di perdere a proposito del contrasto al rischio idrogeologico. «In riferimento alla nota dell’Arpacal n° 35316 del 29/08/2018 – scrive – di pari oggetto si evidenzia che il Por Calabria Fesr 2014/2020 deve conseguire determinati target di spesa annuali al fine di evitare il disimpegno automatico delle risorse non spese e quest’anno è necessario, altresì, conseguire il target finanziario previsto per ciascun Asse del programma medesimo per poter ottenere le risorse relative alla riserva di efficacia dell’attuazione». «Pertanto – continua Rizzo che poi passa ad identificare e formalizzare responsabilità di settore e conseguente ammonimento – in considerazione di quanto previsto dal sistema di gestione e controllo del Por, approvato con deliberazione dalla giunta regionale n° 492 del 31/10/2017 e dell’organigramma delle strutture amministrative della giunta regionale responsabili dell’attuazione degli Assi prioritari, degli obiettivi specifici e delle Azioni del programma, approvato con deliberazione di giunta regionale n° 509 del 10/11/2017, che assegnano la responsabilità della gestione delle varie Azioni ai settori competenti per materia, i quali, conseguentemente, sono responsabili dei capitoli di spesa del bilancio regionale pertinenti alle Azioni medesime, si chiede di fornire delucidazioni in merito alla criticità rappresentata e di adottare, con la dovuta urgenza, tutte le misure tese ad evitare ritardi nell’attuazione del progetto, che potrebbero comportare la perdita di risorse del Por». Della serie, la notizia è doppia, se non tripla. Questo capitolo degli Assi è indietro nella spesa. Ora si rischia di perdere le risorse senza contare che quelle 79 stazioni pluviometriche in più, sparse in giro, inserite nel progetto “Centro funzionale multirischi 2.0”, non sarebbe stato male averle già come “sentinelle” sul campo.

I.T.