Sanità, Cinquestelle divisi sul “ritorno al passato”

Ore decisive per l'individuazione di uno o due sub commissari per l'ufficio calabrese. La tentazione del controllo “romano” e la deputazione grillina in tensione sui retaggi “scopellitiani” (Scaffidi). Maria Crocco favorita

Le “stelle” saranno anche cinque, e nessuno le ha mai ricontate per davvero. Ma in pochi hanno riflettuto sulle insidie di un numero dispari, a meno che non sia quello perfetto e cioè il tre. Come la giri e come la volti una maggioranza va sempre trovata, il web non basta e Rousseau si gira dall’altra parte quando si mette così. Specie poi quando si tratta di sanità, da non confondere mai con la salute che è tutt’altra cosa. È storia più o meno nota e stratificata che i “grillini” al governo stanno studiando le mosse, senza inciampare, per la cacciata del commissario Massimo Scura. Ma non è facile l’operazione, è viscida. Tecnicamente per la rimozione di un commissario occorre una motivazione anche tecnica e non solo di regnanza politica e questa allo stato ancora non c’è del tutto se è vero come è vero che un sottosegretario ne promuove l’operato e il ministro il giorno dopo no. Segno evidente che l’istituto del commissariamento è al momento intoccabile quanto è difficile far alzare subito Scura dalla sedia senza inoppugnabili moventi e senza operazioni di “aggiramento”. Di disturbo, di svilimento. Di accerchiamento. E come abbiamo già scritto altre volte è proprio questa la strada che i Cinquestelle al potere hanno scelto per poi non far “mangiare il panettone” a Massimo Scura. Procedura per gradi quindi, una escalation in progress. Si inizia con uno o addirittura due sub commissari, si starebbe decidendo proprio in queste ore chi e quanti. Anzi, a dirla tutta, la partita doveva essere già chiusa perché la scaletta prevedeva l’individuazione del primo step, l’accerchiamento a Scura, già al termine della scorsa settimana. Ma la “strategia della tensione” e della bufala del cartone al posto del gesso all’ospedale di Reggio (e per la quale Frank Benedetto pare stia studiando un risarcimento colossal) ha finito per sortire l’effetto contrario e cioè una frenata alle operazioni e non viceversa, l’accelerata finale e seriale. E così il ministro Grillo ha voluto vederci più chiaro anche perché il foglietto con i nomi presentato da ogni deputato calabrese di Cinquestelle, sottoforma di indicazioni, ha cominciato a concidere sempre meno fino a palesarsi una vera e propria frattura all’interno. Ma è questione di ore e il ministero dovrebbe uscirne con la soluzione, prima di girare la palla al Mef per la ratifica così da arrivare al Cdm a braccetto.

Al momento vive di una doppia ma anche antitetica tentazione la scelta del ministro Grillo, preso atto che unità tra i deputati di Calabria non c’è, tutt’altro. Affidarsi alla maggioranza conterranea o indicare dei nomi “dall’alto” così da controllare sostanzialmente da Roma la sanità di Calabria. In questa direzione si potrebbe leggere il nome della grande favorita del momento, Angela Crocco. Un nome forte della sanità abruzzese, pare anche artefice in qualche modo della ripresa del settore da quelle parti. Abruzzo che ha “superato” l’esame del ministero proprio ad aprile, ovviamente anche per quanto riguarda i lea. Ad ispezionare per conto del Mef quello come altri processi Angela Adduce, nome da cui discende quello del “tavolo” interministeriale che periodicamente fa le carte e gli esami alle Regioni. E proprio alla Adduce pare sia da ricondurre in qualche modo il nome di Angela Crocco.

C’è poi il nome di uno dei “ritorni al passato”, l’ex generale Luciano Pezzi. Non è dato sapere se in alternativa a Crocco o in sinergia, nell’ipotesi in cui dovessero essere due i sub commissari. Ma il suo nome c’è in queste ore, c’è. I giornali di qualche anno fa non hanno perso l’occasione per fotografarlo come “un generale a 5 Stelle”, in uscita dal potere ma in sintonia con il Movimento che era in qualche modo agli albori. Nota la sua presenza nei primi giorni di ottobre del 2015 in piazza Prefettura a Catanzaro per l’iniziativa “Mandiamoli a casa adesso” organizzata all’epoca dai parlamentari pentastellati contro il governo nazionale e la Regione Calabria. Non aveva spento neanche una candelina il governo Oliverio e Pezzi, ufficiale della Guardia di Finanza in pensione ma soprattutto ex sub commissario e poi per alcuni mesi (da settembre 2014 a gennaio 2015) commissario della sanità calabrese, era lì ad ascoltare anche il suo vecchi amico Scaffidi. Un nome forte, quello di Pezzi, e riconosciuto per le sue qualità e per le scelte dettate da integrità ma indubbiamente, questo uno dei punti chiave delle discordanze a Cinquestelle, legato in qualche modo alla regnanza del passato.

Come lo è del resto, anzi di più, l’altro nome forte che contribuisce in queste ore a non unire del tutto la deputazione calabrese dei Cinquestelle. Sarebbero almeno quattro infatti i parlamentari conterranei che spingono per un ruolo importante da affidare a Gianluigi Scaffidi, protagonista assoluto di quella manifestazione in piazza nel 2015 a cui ha preso parte da “ascoltatore” Luciano Pezzi.

Scaffidi è stato nominato dall’amministrazione regionale guidata da Scopelliti per affiancare la struttura commissariale della sanità e ha contrubuito non poco alla stesura del Piano e alla prima razionalizzazione delle strutture in giro (chiusura degli ospedali cosiddetti inutili). Un nome forte, competente, di indubbio valore e di altrettanta assonanza (fortemente cercata) con buona parte dei Cinquestelle ma sarebbe proprio l’altrettanta indiscutibile appartenenza all’epoca scopellitiana, con tanto di stanza dei bottini, a dividere alcuni scranni.

 

 

 

 

I.T.