Abramo, piange il telefono

  Il colosso calabrese dei call center escluso da una gara milionaria Consip per le Regioni del Sud. Motivazione: tecnologia non adeguata e solo promessa di aggiornamento

Abramo escluso dalla gara Consip da 17 milioni di euro per le Regioni Abruzzo, Molise, Sardegna, Campania, Basilicata Puglia, Calabria e Sicilia, perde la causa al Tar del Lazio. Legittima la sua esclusione dal bando di gara milionario per  l’individuazione dei fornitori alle Pubbliche Amministrazioni dei servizi di contact center inoutsourcing.

Per Consip non aveva la tecnologia necessaria e si era solo ripromessa di adeguarla. I giudici hanno respinto il ricorso di Abramo Customer Care S.p.A .Ad avviso della stazione appaltante “la previsione della facoltà appannaggio del concorrente di poter aggiornare o sostituire – in fase esecutiva – la tecnologia afferente l’infrastruttura di servizio (e nello specifico il Sistema di accesso ed accoglienza dei contatti), pur facendo salvo il rispetto dei requisiti minimi e migliorativi, non trova riscontro nella lex specialis di gara”. Pertanto il concorrente, pur avendo descritto “la componente di accesso ed accoglienza dei contatti, su un’architettura di nuova generazione, Avaya Aura”, si è, al contempo, riservato di poter discrezionalmente sostituire la proposta tecnologica afferente il “Sistema di accesso ed accoglienza dei contatti”, senza che tale facoltà sia prevista dalla documentazione di gara. Si legge infatti in sentenza: “Il Collegio ritiene che la lettura seguita da Consip e confermata in sede cautelare non sia inficiata dai vizi dedotti da parte ricorrente secondo la quale sarebbe stato attribuito all’espressione “riserva” un significato logicamente incompatibile con il contesto compiuto della frase (“fermo restando il rispetto dei requisiti minimi e migliorativi offerti in questo procedimento”), facendo scaturire dalla predetta espressione l’erronea qualificazione della prestazione offerta (aggiornamento o sostituzione della tecnologia impiegata) come condizionata alla decisione unilaterale del fornitore di adempiere o meno all’obbligazione contrattuale contemplata dalla P.A..

Né ad una conclusione diversa si può addivenire leggendo l’espressione in contestazione (“si riserva”) in combinato disposto con l’inciso “in funzione delle evoluzioni tecnologiche e di mercato” che la precede, interpretandola nel senso di subordinare l’aggiornamento e/o la sostituzione della tecnologia al carattere necessario dell’intervento, in perfetta aderenza alla manutenzione evolutiva prevista al paragrafo 4.2.2.7. Infatti, la manutenzione evolutiva contemplata al citato paragrafo 4.2.2.7 del capitolato include l’effettuazione degli interventi che si dovessero rendere necessari “per assicurare l’evoluzione dell’ambiente tecnologico, dei sistemi e degli applicativi”.

Tale concetto, ad avviso del Collegio, non ricomprende anche la sostituzione della piattaforma, sostituzione che è ontologicamente incompatibile con il concetto stesso di “manutenzione” delineato nel Capitolato che mira nelle tre forme in cui è declinato (preventiva, evolutiva e correttiva) a indicare l’insieme di operazioni che devono essere effettuate dal concorrente per tenere sempre nella dovuta efficienza funzionale, in rispondenza agli scopi per cui è stata costituita, la tecnologia offerta. Analogo discorso deve essere seguito anche per quanto concerne la prospettazione di parte ricorrente secondo la quale l’espressione “si riserva” avrebbe dovuto essere letta in combinato disposto con l’inciso successivo “fermo restando il rispetto dei requisiti minimi e migliorativi offerti in questo procedimento”, desumendone la volontà dell’offerente di accettare tutte le obbligazioni, ivi compresa quella di erogare, alle condizioni previste dal capitolato, il servizio di manutenzione evolutiva. Ed infatti anche tale lettura prospettata da parte ricorrente parte dal presupposto erroneo, per le considerazioni già espresse, secondo il quale l’attività obbligatoria della manutenzione evolutiva non porrebbe alcun limite nell’esecuzione degli interventi sulla tecnologia già in uso, contemplando, invece, a carico dell’aggiudicatario il dovere di monitorare le evoluzioni tecnologiche al fine di valutare la necessità dei predetti interventi, comprensivi anche della sostituzione della tecnologia laddove, in una concezione dinamica del mercato di riferimento, se ne presentassero i presupposti.Per tali ragioni il ricorso deve essere respinto”.