La “serenata” di Scaffidi sotto la finestra di Grillo. È corsa al dopo Scura

Se Giulia Grillo si affaccia dalla finestra del suo ufficio con più frequenza o se si limita, perlomeno, a spostare le tende può anche darsi che sbircia da lontano Scaffidi che passeggia più o meno nervosamente.

Ma anche con discreto quoziente d’ambizione. E già, proprio lui. L’uomo forte della sanità di Calabria, quella dal “di dentro” per intenderci, sente di essere in pista più che mai per il dopo Scura. E staziona nella capitale.

Lui, il “sapiente” delle corsie che piace a parte dei grillini e specularmente non piace affatto ad altra parte, è fin qui in qualche modo l’unico nome che è circolato, a parte un’apparizione della nomination del generale Pezzi che è durata meno di 24 ore. E del resto chi più di Scaffidi conosce le “ansie da prestazione” della sanità di Calabria. Non male l’esperienza che ha maturato. Ha lavorato con Loiero e ha scritto il piano di rientro di Peppe Scopelliti (proprio quello che ha poi previsto la chiusura di 16 ospedali su 60, “rogna” che poi Oliverio ha potuto solo controfirmare). Oggi il tentativo dello “sbarco” nelle grazie grilline, o di tutti i grillini. Ma tant’è. Per intanto, va da sé, sono ore ansiogene nel pianeta sanità.

I tre si sono soltanto “annusati” per ora. E quel che c’era da capire, lo hanno rispettivamente capito. I tre (il ministro della Salute Giulia Grillo, Mario Oliverio e Massimo Scura) si devono solo rivedere ormai. Di carte e di “parole” ne sono circolate abbastanza. C’è chi giura che il nuovo ministro sia molto più prudente e paziente di quanto non dicano di lei la pubblicistica grillina e qualche “cantore” locale. Si vedrà, molto presto. Il pressing a tutto campo giocato su di lei per la “cacciata” di Scura del resto è intenso e un primo risultato lo ha generato. L’altro giorno il commissario ha avuto riservato un trattamento non certo brillante da parte della parata di governo.

Abbastanza ridimensionata la sua figura al tavolo e tutto sommato nemmeno cordiale lo svolgimento dei lavori. Con queste premesse è riuscito persino ad avere un ruolo e una “portata” Mario Oliverio che di sberle ne ha prese in passato (anche recente) proprio in materia di sanità. Poi c’è chi assicura che il ministro è così che opera, riserva il miele a chi riceverà poi il fiele e viceversa.

Ma la sensazione dell’adunata istituzionale dell’altro giorno è stata inequivocabile, a quanto pare. Un ridimensionamento del commissario e una disponibilità (se non un dovere) ad ascoltare con qualche decibel in più Mario Oliverio. Anche perché proprio il governatore ha usato con l’avvento dei grillini al potere quel passo mediatico indietro che invece, in mancanza, gli è sempre costato caro con Matteo Renzi e la regnanza Pd-Lorenzin.

Oggi Oliverio non chiede più di ottenere il commissariamento intestato direttamente a lui. È evidente che sarebbe bollata come irricevibile la sortita. Ragion per cui si “accontenta” di intestarsi invece la “cacciata” di Scura e perché no, anche un profilo del nuovo commissario.

Ed è qui però che si aprono altri giochi e altri scenari perché non sono tutte rose nel Movimento e se le spine contrapposte dovessero incancrenirsi oltre, diciamo fino a diventare cristalline e cristallizzate, ecco che anche la paradossale tenuta di Scura risale a galla, in superficie.

Per convenienza di tutti. Ma se “cambio” sarà invece, così come allo stato è molto probabile, è questione di giorni. Il prossimo o al massimo l’altro ancora di Consiglio dei ministri, giusto il tempo che il ministro si faccia una idea più compiuta della “pratica” non prima di aver incontrato e questa volta in modo esclusivo tanto Scura quanto Oliverio. Il quale però, giusto oggi, è tornato violentemente sulla faccenda all’interno di una conferenza stampa alla Cittadella. E i toni usati nei confronti di Scura non solo si ripetono ma sono diventati, a questo punto, persino violenti nell’attribuzione delle responsabilità.

«Il bilancio del commissariamento della sanità calabrese è fallimentare» ha esordito. «Nell’incontro del ministro Grillo con tutte le Regioni – ha proseguito ancora – ho posto il problema delle drammatiche condizioni della sanità calabrese. Oltre 7 anni di commissariamento, invece di riqualificare il servizio sanitario regionale e far rientrare la Calabria dal debito, hanno aggravato la situazione, se è vero che dai 200 milioni di qualche tempo fa oggi siamo passati a 300 milioni e oltre di euro che la Regione paga per i costi dell’emigrazione sanitaria, cioè i costi del fenomeno dei calabresi che si curano fuori Calabria. Questa – ha rilevato il presidente della Regione – è la spia, è il segnale che la situazione della sanità calabrese si è ulteriormente aggravata. Per non parlare delle liste di attesa, dei livelli essenziali di assistenza che in Calabria non sono garantiti negli standard previsti dalla legge, e per ultimo della sospensione delle prestazioni da parte dei laboratori privati in conseguenza di scelte fatte dal commissario che – ha concluso – hanno aumentato il disagio e la sofferenza della popolazione calabrese e soprattutto delle fasce più deboli della popolazione». Oliverio ringalluzzito quindi, in materia di sanità di Calabria. E “accusatore” più che mai di Scura. Si tratterà di capire poi come farà a rivendere come successo la cacciata del commissario, dopo aver chiesto per anni il timone in proprio e dopo aver ottenuto anche una leggina in Parlamento per crearne le condizioni (De Luca docet). Ma questo è tutto un altro discorso…

                                                                                                        I.T.