Il dopo cena degli oliveriani e “l’amaro” degli esclusi….

Veleni sottotraccia a proposito del pasto tra ortodossi organizzato da Romeo e affidato alla logistica di D’Agostino...

 Mi si nota di più se ci vado o se non ci vado, si chiedeva Nanni Moretti in uno degli ultimi film con qualcosa di sinistra dentro. Con molte meno pretese alle spalle (e prospettive) i non ostili al governatore non invitati o non presenti alla cena “ortodossa” di Palmi si trovano più o meno di fronte allo stesso bivio. Ammettere di non esserci stati (o invitati) ci rende più deboli e vulnerabili o più liberi e forti? Il “digestivo” del dopo cena di Palmi, all’Ancora d’oro della Tonnara, vive di presenze e assenze soprattutto.

Di chi c’era ed è stato coinvolto e di chi non c’era e non è stato nemmeno pensato. Da qui il dilemma primordiale, l’incrocio di cui sopra (tralasciando il caso di un consigliere che abbiamo incluso a tavola e che invece non c’è stato ma non lo vuole far rilevare, la cosa lo indebolisce). Meglio far finta di niente in pubblico, sopra il tavolo, o dar sfogo alla meraviglia e all’incazzatura per essere stati esclusi?

A ben vedere il dubbio vive e si nutre solo “dell’evidenza pubblica”. Del gioco sopra il tavolo. Perché sotto, invece, è uno scalciare che è una meraviglia da ieri. È scattato il tutti contro tutti e l’incrocio velenoso delle telefonate è da antologia se solo si potessero tradurre alcune di queste su carta. C’è un “capoluogo” sugli altri dove risiedono più nervi scoperti in queste ore.

È Vibo, dove c’è una “faglia” di quelle serie sotto il suolo. Censore e Insardà ne hanno fin sopra i capelli delle movenze di Michele Mirabello e con quest’ultimo alla cena ortodossa degli oliveriani il limite sembra essere raggiunto. Le premesse c’erano tutte con la presenza fotografata dei due (Censore e Insardà) all’adunata di Guccione e Orlando la scorsa settimana a Rende. Ma un conto è un convegno “dissidente”, un altro è una cena riservata tra adepti che si organizzano in separata sede e organizzano soprattutto la ricandidatura loro e di Oliverio.

Il vaso ormai a Vibo è rotto e i cocci di quella che ancora si fa chiamare maggioranza non è dato sapere chi e come li raccoglierà. Perché una cosa sono le manifestazioni “nervose” e a tratti di distanza che alcuni consiglieri regionali di maggioranza hanno prodotto in questi ultimi tempi nei confronti di Oliverio. Un’altra è la certificazione di una squadra, quella di Oliverio a tavola a Palmi, e di un’altra e cioè quella dei consiglieri di maggioranza esclusi dal convivio. Esclusi dal progetto di un’altra (complessa) cavalcata di Oliverio. Che possono anche muoversi in ordine sparso o con altri obiettivi o fare squadra tra loro (ammesso che non l’abbiano già fatto). Ma questo è il divenire, in gran parte. Il presente è la tavola apparecchiata da Sebi Romeo e Ciccio D’Agostino a Palmi con Michele Mirabello, Orlandino Greco, Giuseppe Aieta, Giuseppe Giudiceanrea (?).

Con Oliverio capotavola naturalmente. Vino, pesce e tema a centrotavola: oltre il Pd, se non niente del tutto che è meglio. E se non è più per forza il Pd il collante dei commensali che senso dare alla non presenza di Mimmo Bevacqua tra gli ortodossi oliveriani di Palmi se non che, appunto, oliveriano non lo è più?

Lo ha scelto lui o gli è stato notificato con la cena degli altri? Detto che Franco Sergio ormai spara bordate ad altezza d’uomo nei confronti del governatore e che Guccione, a sentire lo stesso Oliverio, non fa più parte ormai da un pezzo della maggioranza, come “fotografare” l’assenza degli altri dal pesce e dal vino di Palmi e dalla tavola imbabdita da Sebi Romero? Che ne pensa è come è da inquadrare l’assenza di Nicola Irto, di Mimmetto Battaglia, di Peppe Neri e finanche di Tonino Scalco e di Enzo Ciconte (ipercritici di recente gli ultimi due ma fino a prova contraria non esclusi formalmente da percorso futuri)?. Ci sarà anche una cena riservata con loro prima o poi o basterà un caffè in autostrada, così da stringersi solo la mano e poi ognuno per la sua strada? Chisssà.

Certo che a rileggere il post cena, da “digestivo”, è davvero complicato mettere insieme una maggioranza di oggi e una, ancor più fantasmagorica, di domani. Ma si sa che le tavole così come si apparecchiano poi si sparecchiano e il cammino c’è tutto ancora (e c’è pure la paura di tornare tutti a casa…).

                                                                                                                                   I.T.