Aieta: «Dopo Oliverio c’è solo Oliverio ma non per forza il Pd…»

ll consigliere regionale dem saluta come "inevitabile" l'idea di Chiamparino (grande alleanza da Forza Italia a Leu) rimpiange di non aver agganciato il governo con Cinquestelle e consegna nelle mani del governatore l'unica possibilità "locale" di far nascere un contenitore oltre il partito e i partiti

Giuseppe Aieta
Giuseppe Aieta

A caccia di contenitori e idee nuove, verrebbe da dire. Dopo il dominio gialloverde. Renzi va a cercare ispirazioni in memoria di Bob Kennedy e Chiamparino lancia la sua: una unica alleanza da Forza Italia a Leu. Lei è d’accordo?

«Che si cerchino nuove idee per aggiornare l’agenda politica dei riformisti credo sia non solo normale ma anche doveroso per chi si è lasciato alle spalle una drammatica sconfitta elettorale. In questo quadro Chiamparino mette in campo una proposta alla quale pensano in tanti dopo aver perso un’occasione per me storica che si era presentata durante la trattativa per il nuovo governo, e cioè la possibilità di aprire un confronto con il M5S soprattutto sul sud. Un’occasione persa che di fatto ha aperto le porte ad un governo che sarà caratterizzato da molti annunci, anche attrattivi sul piano elettorale, poco su quello reale con il pericolo di isolarsi nelle prossime dinamiche europee».

Se passa la linea del fronte unico contro i gialloverdi lei prevede già esperimenti in consiglio regionale?

«Non ho mai considerato utili le alleanze contro qualcuno o qualcosa. Ritengo, invece, benefiche e virtuose quelle alleanze larghe e inclusive che abbiano profili ben definiti senza promiscuità. Di fatto, in Consiglio e nelle Commissioni, abbiamo già da tre anni sperimentato modelli di alleanze larghe volte a realizzare obiettivi comuni, per cui non mi meraviglierei se questo avvenisse attraverso forme ufficiali».

Sandro Principe, a proposito di una ricandidatura di Oliverio a governatore dice che l’idea non lo entusiasma affatto, e non entusiasma i calabresi. Lei come la pensa?

«Penso che dopo Oliverio ci sia solo Oliverio. Il punto, però, è che dopo il PD non vedo il PD, nel senso che è necessario trovare forme ampie di coinvolgimento e di rappresentanza in quanto il PD calabrese non ha mai brillato per proposta e sostegno alla maggioranza che guida la Regione. In buona sostanza non vi è stata traduzione politica dei provvedimenti della Giunta regionale e del Consiglio. Eppure le posso assicurare che sono state adottate misure storiche per la Calabria. L’ultimo caso riguarda i provvedimenti adottati a sostegno dei borghi calabresi. Una dotazione finanziaria di 100 mln per recuperare i nostri suggestivi centri storici; 15 mln per recuperare strutture private per la ricettività turistica (B&B, affittacamere, ristorazione tipica, etc.); 20 mln per riqualificare le strutture alberghiere. Bene, a fronte di questo importante investimento, qual è la traduzione politica, quale la strategia? Nessuna! Ecco perché non è possibile attendere le dinamiche interne al PD nazionale attrezzandosi con luoghi politici nei quali non contano le tessere dei baroni ma le idee delle persone normali che spesso non possono entrare nel PD perché impediti. Ecco l’entusiasmo come è possibile rigenerarlo. E credo fermamente che Oliverio debba da subito agevolare questo percorso perché rimane l’unica via d’uscita».

Come andranno le amministrative di domenica dalle nostre parti? Che ne pensa?

«Personalmente sono molto impegnato in questa campagna elettorale soprattutto sul tirreno cosentino al fine di sostenere bravi Sindaci uscenti e giovani candidati con i quali aprire subito un confronto politico a sostegno della Calabria. Per natura sono ottimista e registro segnali, seppure timidi, di cambiamento vero. La visione in politica vince sempre per cui è il caso di dire che il futuro è un lavoro quotidiano».

 

C.R.