Il “modello Locri”. Civismo o inciucio?

Esperimenti ad alta tensione nella Magna Graecia. Col “franchising” di “Io scelgo Calabria” la destra baronale e possidente di Francesco Macrì a braccetto con la sinistra post comunista di Sebi Romeo. Condividono lo stesso candidato a sindaco. E per la Regione andrà bene Oliverio?

Semi Romeo

Chissà di cosa avranno discusso l’altra sera Mario Oliverio e Sebi Romeo. Mezzora stretti stretti e con dialogo fitto fitto. Sotto gli occhi di tutti ma a distanza siderale per poter sentire qualcosa. Atrio della chiacchierata, il cortile che dà nella Cittadella.

Non era da molto andato in rete il pezzo de “il Fatto di Calabria” a proposito del “franchising” che va forte di questi tempi a Locri. Sotto l’egida de “Io scelgo Calabria”, ormai ex logo a sfondo commerciale e orgogliosamente propagandistico a beneficio ora di un vero e proprio movimento politico regionale, sul lungomare della Magna Graecia va in scena “Io scelgo Lorci” con profili identitari di rivalsa territoriale ma dall’ibrido connotato d’appartenenza. C’è proprio una lista che per le comunali del 10 giugno porta questo nome, da quelle parti. Il candidato a sindaco per cui fanno il tifo è Vincenzo Carabetta, non proprio un “qualcosa di sinistra” avrebbe detto Nanni Moretti.

Ma è terra di esperimenti quella della Locride di questi tempi e dev’essersene accorto anche Mario Oliverio che magari, in quel dialogo fitto fito di mezzora nell’atrio della Cittadella, un resoconto lo avrà chiesto al capogruppo regionale del Pd anche solo per fare il punto sulla stratificazione della sua ricandidatura a governatore. Tipo, questa lista in “franchising” e che Romeo probabilmente rimetterà in pista per le regionali porterà fieno nella stessa cascina? Chissà se Oliverio glielo avrà chiesto e chissà Romeo come lo avrà rassicurato.

Certo è che la Magna Graecia della Locride è ritornata ad essere terra di esplorative innovazioni, di questi tempi. E terra dove il futuro si conosce prima. Se ne dev’essere accorto anche il barone Francesco Macrì, ex sindaco proprio di Locri. Di nobile estrazione, possidente, la “terra” lavorata che dà i suoi frutti e la sua posizione sociale. Lo conoscono e lo riconoscono tutti, da quelle parti. Anche per il suo retaggio orgogliosamente ed elitariamente di destra dal punto di vista del percorso politico, tratti questi mai rinnegati sia pure ormai riconosciuti da pochi come funzionali.

Macrì non è solo un ex sindaco, a Locri. Ma è un punto di riferimento culturale e borghese e se la “lavagna” delle estrazioni sedimentate negli anni continua pur sempre ad essere divisa in due, lui occupa la parte destra. E ne va orgoglioso. È suo il primo “investimento” a favore del sindaco Carabetta sotto la bandiera di “Io scelgo Locri”, appunto sotto il “franchising” di “Io scelgo Calabria” che ormai è un movimento politico regionale. «Locri, con la sua storia antichissima e radici culturali profonde che affondano nella Magna Graecia – si legge in una nota proprio a firma di Macrì -, stagione luminosa cui la città dei Pinakes ha offerto un contributo assolutamente originale, non può che guardare con attenzione alle nuove idee e progettualità che mirano a superare gli schemi consunti del passato. Locri e la Locride hanno le carte in regola per giocare un ruolo di primo piano anche a livello regionale e nazionale».

E siccome Macrì non è né lessicalmente né per formazione uno qualsiasi, un fesso per farla breve, vuoi vedere che da quelle parti sta bollendo qualcosa di grosso in pentola, una specie di laboratorio da esportare in giro poi come possibile modello? Macrì nella sua nota di “sposalizio” alla causa di “Io scelgo Calabria” e quindi di “Io scelgo Locri” e quindi ancora di appoggio al sindaco Carabetta parla di «lotta al neocolonialismo. Occorre dire no, in economia e in politica, ad ogni forma di attendismo, di risposta passiva agli eventi, di mera attesa». Da gustare fino in fondo le righe sul finale…

«”Scelgo Locri” merita quindi il nostro più convinto sostegno proprio perché, abbandonando gli schemi di una politica consumata, sta avendo la capacità di far dialogare tra loro personalità provenienti da esperienze diverse che come tali non si traducono in una gabbia che genera immobilismo».

E allora via le gabbie e nessun confine di quelli di un tempo. Dentro “Io scelgo Locri” ci può stare di tutto, secondo l’ex sindaco e barone Macrì. Anche, se non soprattutto, la più stretta delle collaboratrici nonché consulente di Sebi Romeo che risponde al nome di Barbara Panetta. Anche per lei estrazione e retaggio politico che sta dalla parte opposta a quella di Ciccio Macrì. Ci può stare, ci può stare di tutto di questi tempi e da quelle parti. Si chiama, o si fa chiamare, “civismo”.

Ma il tema è proprio questo. È civismo questo? E cosa è allora il civismo? Non si era rimasti alla compartecipazione di esperienze professionali diverse che decidono di fornire un contributo alla battaglia politica forti della neutralità del passato? È da definirsi neutrale il percorso politico di Macrì? E quello di Panetta? E quello di Romeo? C’è qualcosa che non torna, allora. Sotto la griffe del civismo (di facciata) potrebbe nascondersi il più classico e riconoscibile degli intrighi, detto in altri termini “inciucio”. Oggi per conquistare un municipio, domani un posto in consiglio regionale (quello di Sebi). E ci sta pure questo, di questi tempi e da quelle parti. Ma allora il domandone finale è un altro, visto che tra un anno siamo in piena campagna elettorale per la conquista della Cittadella. È il barone Macrì che si avvicina alla corsa di Mario Oliverio o questo “civismo” alla Magna Graecia ha previsto altre soluzioni che magari non sono note al governatore stesso?

 

I.T.