Bordello Campanella. E Tallini: abbracciamoci tutti ormai…

Se non mancasse un anno e mezzo alla fine della legislatura regionale potremmo archiviare la faccenda come “istantanea da fine impero”. Uno di quei ritratti da “liberi tutti”, del “diman” non vi può proprio essere certezza. Ma il rompete le righe in consiglio regionale è lontano assai visto da qui e allora, il gran “bordello” dell’altra sera che altro poi non è che l’epilogo di un modus a Palazzo via via sempre più sconcertante, merita di essere analizzato sotto altra e più inquietante lente. Un po’ perché Oliverio ha sempre sconsiderato e quando ha potuto saltato e alienato il ruolo del consiglio e dei consiglieri.

Un po’ perché questi, gli interpreti del Palazzo appunto, non stanno nella classifica dei più incisivi e culturalmente avanzati conterranei in carriera. E molto perché il quadro politico nazionale è così mutato nel frattempo che anche i passeggeri del Titanic, ballando con l’acqua che entrava nelle stive, mostravano di essere più in sintonia con il proprio destino imminente fatto sta che dentro l’aula intitolata a Campanella non si capisce più niente. Si parte con un numero legale “intravisto” e poi si è costretti a contarne un altro. Si sbirciano dei volti che poi spariscono al bar o al ristorante dopo dieci minuti.

Nel frattempo chi sulla carta doveva contare su queste presenze si trova già organizzata in borsa la richiesta del riconteggio del numero legale con annessa discussione politica di riflesso. E non è tutto. Salti un po’ di banchi e incontri una pseudo minoranza che con un microfono sfiora gli insulti e le umiliazioni nei confronti del governatore e con l’altro, distante pochi metri, apre sorprendentemente al più classico dei “vogliamoci bene ormai, tanto siamo qui per miracolo e tra poco saremo un ricordo”.

Se non mancasse un anno e mezzo alla fine della legislatura, passerebbe come “foto”, un sorriso amaro, e via. Ma siamo nel bel mezzo del “bordello” e di ridere non viene voglia a nessuno e certo non aiuta Mario Oliverio che l’altra sera le staffe le ha perse per davvero. Succede raramente ma chissà perché è successo di brutto a corollario di una seduta che non aveva niente da dire (come spesso accade).

Nervoso, livoroso, in lite costante con le regole al punto da proporre provocatoriamente ai “nemici” l’uso della mozione di sfiducia (cosa che ribadisce anche oggi in una nota dove peraltro attacca chi abbandona l’aula ma anche chi usa strumentalmente questo argomento) nel mentre chi se ne intende e che gli vuole bene abbassa la testa, lo sanno più o meno tutti che lo strumento della sfiducia al presidente non esiste in consiglio regionale. «Ha perso la testa davvero l’altra sera, se si continua così non si combinerà più niente» si lascia scappare un consigliere della pseudo minoranza.

Quando Giancluca Gallo prende la parola tira fuori il meglio, e quindi il peggio, del suo apparente atteggiamento british.

«Presidente, lei non ha più una maggioranza, la disconoscono anche i suoi e chi non la disconosce preferisce abbandonare l’aula prima… ». E così una seduta che non doveva servire a niente (come spesso accade) e con almeno quattro consiglieri di maggioranza che nel frattempo se l’erano data a gambe si trasforma nell’ennesima arena che non è neanche più politica ormai. Brodo di giuggiule per Carlo Guccione che affonda e inzuppa il pane anche perché da troppo tempo circolano “spifferi” a proposito di un suo silente e sotterraneo lavoro alla ricerca dei numeri giusti in aula per mettere sotto Oliverio (che però non può essere sfiduciato perché è stato eletto direttamente dalle urne). Ma quando meno te l’aspetti e chissà perché, anzi forse si capisce proprio il perché, si alza il “saggio” Mimmo Tallini in chiusura e spiazza i duellanti. Lo scenario è quello apocalittico che Tallini e gli altri in aula conoscono bene, il Titanic che almeno dovrebbe godersi la musica dentro mentre si sta per affondare. Quindi, niente più liti «tra di noi», non servono. “Fuori”, cioè a Roma, si sta organizzando un governo per cui non si toccherà più palla per chissà quanti anni. Mettiamoci tutti insieme, giusto per sintetizzare Tallini, e proviamo a difenderci sennò Cinquestelle e Lega entrano pure qui dentro e arrivederci. Il Tallini che non t’aspetti, o che qualcuno più pragmatico si aspettava benissimo. Il Tallini che “liquida” anche la pseudo minoranza e consegna (sulla carta) un’aula a Oliverio che ormai non ha neanche bisogno di contarsi più. È tutto un magma, un indistinto, un grigio dominante. Ben oltre un abbraccio tra quel che resta del Pd e quel che resta di Forza Italia. Il Tallini per una volta più lucido e spietato di altri. Che sembra quasi dire, innanzitutto a se stesso, ma se mandiamo a casa sto consiglio chi di noi ora come ora ci metterà più piede?

                                                                                                                                                                    d.m.