Assalto al caveau da 8 milioni, arrestati i rapinatori (Video)

Il placet della ndrangheta e il sodalizio tra la criminalità pugliese e calabrese

Il caveau della Sicurtransport preso d’assalto

La Polizia di Stato ha arrestato i responsabili della clamorosa rapina, avvenuta nel dicembre 2016, al caveau dell’istituto di vigilanza “Sicurtransport” di Catanzaro. Il colpo, messo a segno con metodi paramilitari da un ‘commando’ di malviventi armati di mitra e forniti di sofisticate apparecchiature elettroniche, frutto’ un bottino di oltre 8 milioni di euro. L’evento suscito’ particolare allarme in quanto i banditi sfondarono con un potente mezzo cingolato i muri corazzati del caveau e bloccarono tutte le strade di accesso alla zona incendiando 11 auto poste a sbarramento. Le indagini sono state coordinate dalla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro e condotte dal Servizio centrale operativo della Polizia di Stato e dalle Squadre Mobili di Catanzaro e Foggia. I particolari dell’operazione, denominata “Keleos”, saranno resi noti dal procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, e dagli investigatori, in una conferenza stampa fissata presso la sala conferenze del Centro polifunzionale della Polizia di Stato a Catanzaro.

GLI ARRESTATI

Sono sette le persone arrestate, a cui si aggiungono altre indagate, nell’ambito dell’operazione che ha ricostruito l’assalto al caveau della Sicurtransport di Catanzaro, avvenuto il 4 dicembre 2016. Si tratta di esponenti calabresi e pugliesi della criminalita’. I calabresi sono: Giovanni Passalacqua, 52, alias “U Gigliotti”, gia’ noto alle forze dell’ordine, di Catanzaro; Leonardo Passalacqua, 44, alias “Nana’”, gia’ noto alle forze dell’ordine, di Catanzaro; Nilo Urso, 41, imprenditore di Rossano (Cosenza); Dante Mannolo, 42, imprenditore di Cutro (Crotone); Cesare Ammirato, 69, imprenditore di Catanzaro; Massimiliano Tassone, 49 anni, dipendente della Sicurtransport di Catanzaro. Per il gruppo dei pugliesi e’ finito in carcere solo Mario Mancino, 42 anni, gia’ noto alle forze dell’ordine, di Cerignola (Foggia), mentre altri presunti componenti della banda risultano indagati

Banditi traditi da una donna

Le dichiarazioni di una collaboratrice di giustizia hanno avuto un peso notevole nelle indagini che hanno portato all’arresto dei responsabili all’assalto al caveau della “Sicurtransport” di Catanzaro. La donna, legata sentimentalmente ad uno degli organizzatori del colpo, ha fornito agli investigatori riscontri su fatti e circostanze relativi al suo compagno ed al ruolo primario svolto da quest’ultimo nella vicenda.

Asse Puglia -Calabria

Un’azione militare messa in piedi grazie ad un accordo tra criminalita’ pugliese e calabrese, con il via libera della ‘ndrangheta che, in cambio, avrebbe ottenuto una parte del bottino in segno di rispetto. L’assalto al caveau della Sicurtransport, nella zona industriale di Caraffa, alle porte di Catanzaro, avvenuto il 4 dicembre 2016, venne studiato nei minimi particolari. Un basista, all’interno della stessa societa’, la criminalita’ calabrese pronta a recuperare informazioni ed i mezzi necessari per l’assalto, e poi la banda specializzata proveniente da Cerignola. Tutto preparato con attenzione, con le strade di accesso bloccate da auto e furgoni dati alle fiamme e da chiodi sparsi ovunque, apparecchiature sofisticate per impedire le comunicazioni via radio, telefoni isolati. Quindi un imponente escavatore munito di martello pneumatico per sfondare il capannone dell’azienda. In undici minuti i malviventi, armati con armi da guerra, portarono via circa otto milioni di euro, lasciando pero’ nel caveau circa quaranta milioni.

Una delle auto incendiate usate per bloccare la strada alle forze dell’ordine

L’allarme lanciato da alcuni passanti e poi dal personale della stessa Sicurtransport fece, infatti, fuggire il commando. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona raccontano scene da guerra, con il caveau sventrato in pochi secondi. Una ventina le persone che avrebbero agito utilizzando gli automezzi rubati nel Cosentino da personaggi della zona. Anche l’escavatore era stato rubato a Rossano, evidenziando pero’ i rapporti tra l’imprenditore proprietario e un esponente della comunita’ rom catanzarese, Giovanni Passalacqua, alias “U Gigliotti”.

 

IL VIDEO DELL’ASSALTO (fonte: repubblica.it)

La denuncia del furto dell’escavatore fu presentata circa un mese dopo il fatto, insospettendo gli inquirenti, mentre i movimenti di Passalacqua sono stati monitorati passo dopo passo, fino a stabilire la sua presenza nella zona di Cerignola. Eppure, la polizia stava gia’ lavorando su una possibile azione eclatante come l’assalto ad un caveau.

Il sopralluogo degli inquirenti

Era stata la squadra mobile di Foggia ad allertare le Questure calabresi, segnalando la presenza di elementi vicini alla criminalità di Cerignola nella zona compresa tra Cosenza e Lamezia Terme. Per questo, le indagini hanno subito permesso di stringere il cerchio intorno ai possibili componenti della banda. Immediate sono state le intercettazioni telefoniche e i riscontri con le celle agganciate dai telefoni cellulari. Le persone sospettate sono state controllate e pedinate in Calabria, aggiungendo elementi utili alle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Vincenzo Luberto. Nel corso delle indagini, durante una perquisizione a Cerignola, e’ anche stata rinvenuta una pistola con matricola abrasa, provento di una rapina compiuta ai danni di una guardia giurata. Altro tassello fondamentale, la scoperta di una parte del bottino, circa 119mila euro, rinvenuti a casa di un altro pugliese. Su una delle banconote il timbro della Sicutransport, a conferma della provenienza dei soldi.

I tasselli finali e le conferme per gli inquirenti, sono arrivate dalla collaborazione della ex compagna di Passalacqua, che ha svelato la presenza del basista, il piano di fuga dei malviventi e diversi elementi utili. Compreso il fatto che lo stesso basista avrebbe fornito un video del caveau e le indicazioni su dove intervenire per aprire il varco di accesso.