Guerra fredda tra Marco e Matteo

Il Corriere della Sera pubblica una indiscrezione sulla corsa del ministro in un collegio uninominale a Reggio

Marco Minniti e Matteo Renzi

Ha ragione da vendere chi si ostina a ripetere che tra Matteo Renzi e Marco Minniti non ci sia nessuna guerra fredda in atto. Ha più che ragione. Perché di “freddo”, in questa che è invece guerra a viso aperto a tutti gli effetti, c’è ben poco se è vero anche in parte il retroscena pubblicato dal Corriere della Sera. Come leggere diversamente l’eventualità che il ministro degli Interni, uno degli uomini più apprezzati tra quelli del governo Gentiloni al limite del “corteggiamento” lungo le rive di Berlusconi e Salvini, possa essere “costretto” a misurarsi con il consenso popolare nella “sua” Reggio? Lui, uomo delle istituzioni che in questi mesi ha badato solo agli interessi del Paese e dell’Europa alle prese con i migranti ora dovrebbe andare a procacciarsi i voti lungo lo Stretto in un volgarissimo bagno di folla popolare? Proprio lui che popolare invece non lo è mai stato e proprio in quel collegio che nel lontano ’96 non gli ha portato bene? E che dire dei sondaggi che a Reggio danno strafavorito il centrodestra con Falcomatà, Irto e compagni che se la danno a gambe? Proprio in un retaggio del genere è il caso di gettare un uomo dal così alto senso delle istituzioni e che in questi mesi ha lavorato per tutt’altro che non sia il consenso? In ballo ovviamente non c’è il seggio di Marco Minniti in quanto Marco Minniti, sia ben chiaro. Ecco un posto nel listino blindato in Veneto buono per ogni evenienza, hai visto mai. Ma la guerra è (poco) fredda proprio per questo perché il disegno di Renzi pare curato nei minimi dettatgli. Che mai il Parlamento si privi di Minniti, sia ben chiaro. Ma in quanto Minniti, non in quanto quello che è stato in questi mesi e cioè quasi controfigura di un premier. Questo sembra essere il messaggio che lascia filtrare il sgeretario nazionale se è vero anche in parte il retroscena del Corriere della Sera. Ed è difficile dar torto ai cattivi pensieri in uno scenario del genere. Un ministro tra i più quotati del governo, punto di riferimento delle Cancellerie europee, persino tra i papabili di un eventuale governo misto e del “secondo giro” su incarico di Mattarella capace di prendere consensi anche tra i banchi del Cavaliere, che però è costretto ad entrare in Parlamento dalla porticina garantita del listino in Veneto dopo aver perso (non certo per colpa sua ma per congiunture esterne) il collegio di casa sua. Uno scenario che gioca una forte diminutio della portata e dello spessore futuribile dello stesso Minniti, che è poi tutto sommato il vero obiettivo di Renzi. Al punto che difficilmente il ministro degli Interni accetterà una tagliola del genere. E da uomo consumato almeno quanto quelli che stanno tramando contro di lui, azionerà la contromossa e cioè la impossibilità a candidarsi nel collegio uninominale di Reggio. Il perché è presto detto. Incompatibilità ambientale, per esempio. Perché arriva in campagna elettorale con la casacca del ministro degli Interni in una città fortemente condizionata proprio dall’attività repressiva del governo. Più altre ed eventuali sulla stessa falsa riga, i motivi non mancano. Ne uscirà, Minniti, e si eviterà questa conta lungo lo Stretto antipatica quanto francamente irrituale. A Renzi andrà bene lo stesso, infondo a lui la diminutio del personaggio interessava e proverà a far passare la cosa come una specie di “fuga”, sia pure stando attendo a non superare il limite perché Minniti non è un ministro qualsiasi del governo del suo partito. E ognuno si terrà la quota parte della propria stratgegia. Renzi se la caverà con la scusa che ha chiesto a tutti di portare fieno in cascina, voti. A tutti i big. E Minniti farà filtrare che lui non è “tutti” e che svolge un ruolo troppo delicato per farsi misurare con consenso a Reggio. E vissero felici e contenti? Macchè. Per niente proprio. Questo è solo il primo livello di una guerra molto insidiosa (e che coinvolge anche Lotti, che per il momemto sta in mezzo) destinata a compromettrere sin dall’inizio la nascita del prossimo Parlamento.