Il progettino che non t’aspetti

E dire che qualcuno nel recente passato ha avuto pure il coraggio di sentenziare che Silvio Berlusconi era da archiviare con digitalizzazione nei cassetti della storia. Oggi chissà come la pensa ma non erano in pochi, la stragrande maggioranza al contrario.
Che sia una buona o una cattiva notizia, il giudizio terreno è pratica per pochi fortunati, il dato è che è ancora lui invece a dettare l’agenda. E gli scenari. E le trame. E le vie d’uscita della regnanza tutta. Un paio di giorni fa ha tracciato la rotta del Palazzo. Se dopo il voto non vince nessuno e nessuno ha parlamentari in quantità tale da poter fare un governo virile e autosufficiente meglio tornare allora al punto in cui ci si è lasciati. E cioè ad un governo con Gentiloni (e immaginiamo con ministri che ci sono anche ora in sella più qualche aggiunta più direttamente berlusconiana, ma senza esagerare). Un governo che deve stare al comando per pochi mesi e organizzare un nuovo voto, per l’autunno del prossimo anno. Così si aggiusta quello che si deve aggiustare e si rifanno definitivamente i conti dopo averli regolati.
Lui, Berlusconi, con Salvini che immagina di mettere in soffitta in pochi mesi. E il Pd con Renzi da sterilizzare definitivamente dopo un secondo governo Gentiloni. E perché no, anche con una sentenza della Corte europea sulla fantascientifica candidabilità del Cavaliere o ex Cavaliere che dir si voglia. Hai detto niente. Un bel progettino non c’è che dire. Che fa infuriare Salvini, che però non ha altre strade a pochi metri dai manifesti elettorali e dal voto in Lombardia. Che gela Renzi, ormai ex investimento di Berlusconi. Che esalta Grasso e Grillo. Ma che non dispiace per niente invece, e neanche sotto sotto, a tutti i nemici di Renzi che si annidano nel suo stesso partito.