Mafia a Rende, conti da regolare

Rinviata l'udienza preliminare su Principe. Ma è tutta la vicenda che va riscritta

Sandro Principe

Bisogna completare i giudizi abbreviati ed emettere provvedimenti contestuali. Con queste motivazioni è stata rinviata al 30 gennaio l’udienza preliminare a carico di Sandro Principe e di quel che resta dell’inchiesta sul cosiddetto “sistema Rende”. Un passaggio non da poco e non tanto per il destino giudiziario degli indagati e potenzialmente imputati.

E nemmeno per la portata e il peso specifico di Sandro Principe, una specie di sagoma della storia di Rende e del riformismo illuminato calabrese.

È un passaggio non da poco, l’incrocio del rinvio a giudizio, perché c’è una verità tutta da scrivere ancora che solo superficialmente è giudiziaria. Dietro questo incrocio, il presunto “sistema Rende” fatto di voti e cosche ma progressivamente svuotato di senso dalle fasi successive, Rende e il riformismo calabrese hanno mandato in soffitta vecchie certezze e consolidati risultati.

Dietro questo incrocio c’è chi ha sostituito quel modello con un altro soppiantando metodi e clienti. Dietro questo incrocio c’è una gestione dei pentiti a uso probabilmente anche “politico”  che va analizzato fino in fondo e fino alle estreme conseguenze. Anche mettendo in discussione la realtà attuale di Rende e i suoi scenari.

È un passaggio non da poco perché se poi occorrerà riscriverla, la storia di Rende, finisce che va riscritta pure la  storia recente dell’area urbana e perché no, anche della regione stessa. È un conto in sospeso, questo incrocio. Che prima si chiude meglio è. Il rinvio non giova, ma forse irrobustisce le attese e non è male…