Le manovre per “boicottare” Lorenzin

Alcuni medici e sindaci sarebbero stati contattati per disertare l'incontro con il ministro. L'obiettivo era di screditare l'iniziativa, non andato poi a segno

Un incontro che doveva andare più o meno deserto. Quasi esoterico. Al massimo di partito o di sottocorrente visto che proprio in quelle ore quel che era di Ap si era diviso la maglietta con Ncd di Lupi e Formigoni. Questo doveva diventare l’incontro del ministro Lorenzin a Rossano dell’altro giorno, secondo i desiderata della regnanza del Palazzo. Non più di questo se è vero come è vero che più d’uno tra i sindaci e gli operatori sanitari ammette d’essere stato contattato preliminarmente proprio per disertare la manifestazione con il ministro. Indebolirla, come minimo. Addirittura, ma non lo confesserà mai pubblicamente nemmeno a se stesso, uno di questi sindaci è stato “invitato” ad organizzare l’inaugurazione rituale e ordinaria di una di quelle cose che si possono fare praticamente sempre e doveva farlo proprio per quella mattina e alla stessa ora. Fortuna per la Lorenzin che sono arrivati in 700 tra sindaci e operatori sanitari e addetti ai lavori del comparto medico. Facendo sì che l’incontro per discutere dei temi caldi della sanità assumesse un contesto anche istituzionale di rilievo. Intanto «un piano di misure correttive urgenti per ripristinare la normalità sanitaria». È quanto proporrà la qualificata task forcedei 7 ispettori ministeriali, all’attenzione proprio del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che nelle giornate di giovedì e venerdì ha fatto tappa all’ospedale di Locri, effettuando dei sopralluoghi tra i reparti e confrontandosi con il personale medico. Ciò è il risultato di quanto emerso nell’incontro convocato dal prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari, al quale hanno preso parte oltre gli ispettori che non hanno inteso sbilanciarsi sui contenuti della loro relazione, anche il primo cittadino di Locri, Giovanni Calabrese e i rispettivi presidenti del Comitato e dell’Assemblea di AssoComuni Locride, Rosario Rocca e Franco Candia. I sindaci, dopo aver esposto il quadro critico (più volte denunciato) che attanaglia il nosocomio, hanno ribadito la necessità di ricondurre il presidio agli standard previsti dalla legge per gli ospedali Spoke. “Il tempo è scaduto – ha commentato al termine dell’incontro Rosario Rocca – fino a questo momento noi sindaci, abbiamo cercato di mantenere i termini e le modalità della protesta a difesa del diritto della salute, nelle vie istituzionali. Dal vertice capitolino del 14 novembre scorso, continua a mantenersi costante anche l’attenzione della presidenza del Consiglio dei ministri. Siamo in attesa di un’azione straordinaria, non vogliamo che la problematica della sanità si trasformi in una tribuna politica». Lo Jonio ribolle tutto, come si vede. E da Rossano alla Locride è un fiorire di tensioni. Senza contare che proprio a proposito del nuovo ospedale della Sibaritide che è stato finanziato e mai costruito costruito è stata proprio Lorenzin, nell’incontro che doveva andare deserto a Rossano, a dire che vuole vederci chiaro al più presto.