Quando la sanità diventa “salute”. Il pubblico e il privato un’unico “ospedale”

Il femore di mia suocera (84 anni) diventa metafora di un sistema integrato che funziona e può funzionare tra l'Annunziata di Cosenza e la clinica “la Madonnina” del gruppo iGreco

Quando “tocca a te”, ai tuoi cari, ai tuoi affetti, quando bussa alla tua porta il bisogno di sanità ti rendi conto che il “pianeta salute” è tutt’altra cosa rispetto a quello che offre il teatro (spesso anche teatrino) della contesa politica.

Ma stavolta non c’è politica in quello che volevo rccontare perché senza entrare in polemica con nessuno e men che meno senza voler diffondere sermoni prenatalizi il mio desiderio era quello di trasferire ai lettori una esperienza che ho vissuto da cittadino alle prese con un problema di salute. Di quelli che capitano tutti i giorni, in tutte le case. In tutte le famiglie. E mi ha fatto molto riflettere il concetto trasferito sul campo, positivo e funzionale, della sanità integrata tra cosiddetto emisfero pubblico e privato. Quando quasi non te ne accorgi della differenza perché “dialogano” così bene i due emisferi che è un tutt’uno fino alla soluzione del tuo problema. Come dire, il cittadino vuole essere curato e vuole guarire dai suoi malanni e non chiede altro che poterlo fare nella forma più sicura per lui e perché no, meglio ancora se coperto dal sistema sanitario nazionale.

Mia suocera può essere considerata come iperbole la suocera di chiunque altro, una nonna di chiunque altro. Ha 84 anni e come spesso accade nei pressi di quell’età il femore non è più una colonna che sorregge l’architrave. Si rompe, eccome se si rompe. E quando accade sono guai, il pericolo è doppio se non triplo per gli anziani perché devi essere operato in anestesia (e non è mai una banalità) e perché spesso e volentieri si assumono dei farmaci per pressione o cuore che costringono a non poter operare subito. Ordinanria amminiatrazione e ordinarie difficoltà, niente di che. Ma quando “ti tocca” scopri come non è facile uscirne. Ci rechiamo al pronto soccorso dell’ospedale dell’Annunziata e non c’è nessun “inferno” ad attenderci come purtroppo si legge o si narra per speculazione o altri interessi. C’è umanità, conoscenza, anche oggettive difficoltà ma non lo scopriamo ora che questo hub (si chiama così oggi per dire che deve servire un’area grande come il Molise) necessiterebbe di più forze in campo, materiali e immateriali. A mia suocera vengono prestate le cure del caso e aggiungo anche con la delicatezza e umanità del caso. Dopo di che, e non facciamo fatica a capirne i motivi, e senza che ci accorgessimo d’aver in qualche modo cambiato destinazione, mia suocera viene trasferita nella clinica “la Madonnina” del gruppo iGreco. In continuità come se fosse l’ospedale di “prima” perché quando la sanità è integrata e convenzionata la differnza tra il cosiddetto pubblico e il cosiddetto privato è poco meno del dibattito sul sesso degli angeli. O se è nato prima l’uovo o la gallina. Ad attenderci efficienza, professionalità, organizzazione, competenze. E il femore di mia suocera che ridiventa la colonna che ha sorretto la sua vita fin qui così che il Natale è quello di sempre, con i suoi nipoti anche stavolta. E così poso rigraziare pubblicamente questo “schema”, questa funzionalità, e perché no anche il gruppo iGreco. Quando mi chiederà mia suocera non avrò neanche bisogno di spiegarle che abbiamo cambiato ospedale, o che magari siamo passati da un ospedale ad una clinica. Anzi, sono convinto che non mi chiederà del tutto perché per lei siamo rimasti “all’ospedale” e basta. Già. Che poi di fatto è così. Il pubblico e il convenzionato con il pubblico sono solo termini per gli addetti ai lavori, quando si integrano così bene che quasi non te ne accorgi se vai da una parte o dall’altra. La gente vuole solo guarire. Non gli interessa dove.

 

Piercarlo Chiappetta

consigliere comunale di Cosenza