Edilizia sociale, resta tutto sospeso fino a giugno

Anche il Consiglio di Stato conferma quanto stabilito dal Tar Calabria. Se ne riparla in una udienza di merito tra sei mesi

 Resta sospeso il bando per l’edilizia sociale della Regione Calabria, la famigerata e paradossale legge 36 che ne ha combinate di cotte e di crude fin qui. Ora anche il Consiglio di Stato mette il suo sigillo imperioso e fino a giugno muovere le carte pesanti sul tavolo diventa impossibile. Con tutto quello che questo significa. I giudici romani hanno confermato ieri in pieno la sentenza del Tar che mette “in frigo” graduatorie e moneta contante fino ad una udienza di merito che si deve tenere tra sei mesi.

Riepilogare tutta la vicenda, fin dalla prima graduatoria partorita in epoca Loiero, sarebbe come ripercorrere daccapo (e con risvolti da romanzo criminale) una fiction in stile “piovra”. Tra una miriade di ricorsi incrociati e che si sono contesi brandelli di graduatuatorie fatte da Loiero, rifatte da Scopelliti, confermate e “aggiustate” da Oliverio, si è giunti come spesso accade ai dettagli che nascondono dentro il “diavolo”. E il “diavolo”, stavolta, l’ha confezionato la “Simea srl” che ricorrendo contro Regione Calabria e contro le “Tre Province” ha congelato tutto il cucuzzaro di fatto consentendo al Tar di bloccare l’intera graduatoria intimando alla Regione di prenderne atto (in tutti i sensi, in caso contrario commissario ad acta per l’ottemperanza della sentenza) fino ad una udienza di merito che i giudici amministrativi di Catanzaro hanno fissato per giugno. Attesa evidentemente troppo pesante per i tempi della Regione Calabria, per l’ansia da prestazione di alcune ditte “fortunate” e per l’intera posta in gioco (ballano più di 150 milioni con tutto quello che ne consegue). È solo il caso di ricordare, senza nutrire l’ambizione di ridisegnare la vicenda, che l’ultima “mano” la Regione l’ha giocata rimodulando criteri e volumetria degli appartamenti da costruire, tanto per dire. Della serie, dopo la rimodulazione votata dal consiglio regionale, è consentito alle aziende beneficiarie della graduatoria e che sono quindi “fortunate” di incassare gli stessi soldi costruendo anche metà delle case per cui i soldi erano stati pattuiti. E c’è di più. Sempre alle stesse aziende “fortunate” viene consentito anche di spostare la locazione degli immobili e sempre alle stesse aziende viene concesso di fittarli dopo averli edificati, ovviamente in uso all’edilizia popolare. A qualcuno, la cosa, è andata di “traverso” (è il caso probabilmente della “Simea srl”) e a qualcuno invece di “diritto” (è il caso delle “Tre Province) e si arriva al ricorso della prima contro la seconda ma soprattutto contro la Regione rea di aver getsito il tutto, e di recente, con un eccesso piuttosto marcato di discrezionalità e di potere,. Il Tar, a naso e senza entrare nel merito, la pensa esattamente così e cioè che c’è del poco chiaro nella faccenda e va analizzata con attenzione. Quindi tutto sospeso e se ne riparla a giugno. La Regione non ci sta (e ovviamente in quota parte la “Tre Province”) e si arriva al ricorso in Consiglio di Stato per sbloccare la sospensiva. Richiesta che viene rigettata e palla che ritorna in calcio d’angolo. Se ne riparla a giugno e nel merito, in una udienza che si annuncia delicatissima e per svariate ragioni. Nel frattempo tutto fermo, tutto congelato. E se così non sarà commissario ad acta dietro l’angolo per l’ottemperanza della sentenza.

 

L’ ordinanza consiglio di stato simea