Alfano si chiama fuori, giochi tutti aperti

Il leader di Ap annuncia che non si ricandiderà, la linea di appiattimento su Renzi è in discussione. Anche in Calabria si va verso una corsa in autonomia dietro le urne, le alleanze rinviate al dopo

Angelino Alfano

Ha aspettato il consolidato “salotto” della politica italiana, Angelino Alfano. E al momento giusto e nel posto giusto l’ha mollata la botta. Si chiama fuori dalla contesa delle urne, il ministro. Non si candida più. Annuncia che resta in campo a far politica ma che non sfida più le urne e quindi non sarà più della partita. Hai detto niente. Una specie di rivoluzione all’interno del panorama politico italiano alle prese con la definizione delle alleanze elettorali. Perché se è fuori di dubbio che Angelino Alfano è stato l’uomo di punta fin qui nel governo prima di Renzi e poi di Gentiloni è anche vero che, proprio per questo, ha finito per scoraggiare o non attrarre altre figure importanti che invece avrebbero gradito e gradirebbero un non allineamento alle posizioni del Pd e di Renzi in particolare. Una sorta di tappo che salta, di bottiglia stappata che riapre completamente i giochi elettorali. Prima conseguenza, inevitabile. Non sta scritto più da nessuna parte che Ap farà squadra con il centrosinistra di Matteo Renzi. Non saranno nemici per forza, nemmeno avversari da corpo a corpo. Ma ognuno per la sua strada sì e del resto non si spiegherebbe diversamente perché personaggi del calibro di Fitto, di Tosi o di Parise pur se ancorati al centro non hanno mai sposato la linea di Ap proprio per la vicinanza di Alfano a Renzi (in realtà il suo assoggettamento). Quindi mani più libere e sguardi più ad ampio spettro, non esclusi nemmeno rivolti a quel mondo del centrodestra che è retaggio poi di gran parte degli attori nel campo di Ap. Con queste premesse si va verso una corsa in autonomia per quanto riguarda le elezioni politiche imminenti con una punta in più di orgoglio e rivendicazione soprattutto in regioni come la Calabria, terra che potrebbe offrire percentuali piuttosto dignitose ai gentiliani. Corsa in autonomia ma non per questo in difesa, visto che l’emisfero berlusconiano in consiglio regionale e fuori è da un pezzo che sta guardando proprio al centro. È il caso di Giuseppe Graziano, per esempio. O di Nazareno Salerno, entrambi passati ad Ap. Forza Italia tra l’altro che ha poi perso anche Orsomarso e Ferro in direzione di Meloni. Partita al centro quindi più aperta che mai dopo l’uscita di scena di Alfano. E mani libere nella corsa in autonomia, con ogni probabilità anche in Calabria. Dopo di che può succedere di tutto in termini di alleanze. Ma il giorno dopo il voto pero…