La doppia morale di Leu tra Calabria e Molise

Zuccatelli, ora in campo come volontario per le vaccinazioni a Cesena, costretto a lasciare la Cittadella per il famoso video sulle mascherine e nel silenzio generale del ministero. A Campobasso invece, sempre in quota Speranza, arriva come commissario un volto noto dei Palazzi di sanità (e anche della procura di Roma): Flori Degrassi...

Avanti popolo, talvolta c’è la riscossa. E quando c’è, non c’è proprio per tutti. Massacrato, mai difeso, isolato e infine costretto alle dimissioni il “compagno” Zuccatelli, fino a poco tempo fa uno e trino in Calabria e imperante dalla doppia regnanza negli ospedali di Catanzaro al vertice commissariale regionale per poche ore. Fino al riemergere seriale e “industriale” del famigerato video di maggio scorso sulle mascherine, quando era anche scientificamente possibile farne a meno. Qualche confessione di Zuccatelli fuori dal rituale, consegnata a due ragazze di Cosenza, e il video è pronto per la riesumazione ma non a maggio, quando è stato girato. Bensì a novembre, nelle adiacenze della nomina del governo a commissario della sanità in Calabria. Ne viene fuori il finimondo mediatico e politico, con il quotatissimo manager Zuccatelli costretto alle dimissioni non solo dal vertice commissariale ma anche dal comando delle due aziende ospedaliere di Catanzaro. Sono i giorni del gran silenzio tra “compagni”, i giorni del muro di gomma al ministero e i giorni del telefono che non squilla più aspettando un segnale di speranza da Speranza. Che invece non arriva, la spinta semmai è a fare le valigie. Zuccatelli, a titolo di cronaca, è profilo costantemente rimpianto in Calabria e a più livelli. Chi se ne intende di conti rossi in sanità sa bene che era tra i pochi ad aver capito come e perché mettere mano in Calabria. Ma quel video, maliziosamente riapparso molti mesi dopo, è servito da “fucile” per farlo fuori e la via delle dimissioni nel gran silenzio generale del ministero è apparsa inarrestabile. Oggi Zuccatelli è tornato in campo e far parlare (bene) di sé. In qualità di medico a Cesena s’è reso disponibile da volontario per dare una mano nella campagna vaccinale. È una missione per lui, dice. E intervistato da Qn, a proposito di Calabria, non nega rimpianti ma nemmeno d’essere in grado di metterci una pietra sopra. «Non è facile, rivendico le mie ragioni. Fui messo nel tritacarne per un video del 27 maggio, in un contesto pandemico totalmente differente. Solo il 5 giugno l’Oms si espresse sulla indispensabilità delle mascherine. Il giorno in cui fu girato quel video in Calabria c’erano un solo paziente in terapia intensiva e 30 contagiati in tutto… Se la ferita brucia? Nella mia vita le ferite sono state altre…». E già, sono state altre e il curriculum di Zuccatelli, in materia, non è niente male in quanto a dolori profondi. Oggi vaccina Cesena per passione e da volontario (e gli fa solo onore) però l’aver lasciato la Calabria, perché indifeso dal ministero dopo un video imboscata e retrodatato, deve fargli male per forza. Del resto è la doppia morale di Leu che colpisce, e ci si può far poco. Basta dare un’occhiata a quanto è invece accaduto qualche centinaia di chilometri più a nord per farsene un’idea più completa. Siamo in Molise, dove per ricostruire e controllare i conti della sanità commissariata, naturalmente in piena epoca pandemica e vaccinale e tra zone rosse e arancioni e posti letto che mancano, è arrivato un volto noto dei Palazzi della politica applicati alla sanità. Flori Degrassi, è lei il nuovo commissario della sanità in Molise. Profilo che definire assai vicino al ministro della Salute Roberto Speranza rischia di essere davvero solo un eufemismo. Degrassi, evidentemente in “portafoglio” Leu e blindata direttamente dal ministro, diventa commissario in nome della più classica delle lottizzazioni politiche dentro le stanze della sanità. Di quelle che sono sempre andate di moda, senza scolorire mai. Neanche il Covid e il dramma del secolo cambiano le coordinate delle movenze politiche, quando i partiti decidono che è arrivato il momento di andare all’incasso. Se c’è da occupare poltrone di potere si procede. E così Degrassi sale sul trono in Molise. Con tutto il seguito di mugugni e polemiche appresso ma soprattutto di diffidenze. Non escluso nemmeno qualche cattivo pensiero, magari legato al recentissimo passato. Degrassi infatti non è volto inedito nelle stanze della Salute e nemmeno in quelle delle procure. Non “paga” d’essere stata protagonista di un “trasloco” anomalo tra l’Asl 3 e quella 2 di Roma (pensionata nella prima salvo poi essere nominata direttore generale nella seconda, una specie di porta girevole al rialzo in piena epopea Zingaretti) è finita poi nel fascicolo della procura di Roma che comprende, tra le altre accuse, presunti favoritismi proprio nelle nomine Asl. Titoli di merito che sarebbero mancati per occupare posti dirigenziali e fascicolo che, ovviamente, coinvolge anche il governatore Zingaretti. Tra gli indagati, oltre al governatore, due dirigenti della Regione Lazio, l’ex direttore generale dell’Asl 2 di Roma, tre dirigenti del Policlinico Umberto Primo e poi lei, Flori Degrassi, direttore dell’Asl 2 di Roma. “Inciampo” giudiziario per Degrassi (e Zingaretti) ben lontano ovviamente dal conoscere qualsivoglia epilogo e presunzione di innocenza ben stampata e persino oltre il terzo grado di giudizio. Ma “inciampo” giudiziario che, fuori sacco, racconta pure delle forti entrature politiche di Degrassi che nel Lazio, come nel Molise, può contare sul vento in poppa della sanità (politica) al comando. Quella del ministero. Quella con doppia morale però, tutta in quota Leu. Basta un video chiacchierato e a forma di imboscata per costringere alle dimissioni un quotatissimo manager in Calabria, l’unico che conti alla mano non s’è mai perso (Zuccatelli). E invece non basta una insidiosissima inchiesta della magistratura per consigliare a Degrassi di non sedersi sulla scottantissima poltrona della sanità del Molise. È la doppia morale di Leu, del resto. Quella che finché c’è vita, a volte, davvero c’è sempre Speranza…

 

F.G.