Il Covid nel “guanto”, il gran pasticcio di Torano

Resta avvolta nel mistero la possibilità che l'operatore della rsa avesse potuto inquinare i prelievi (nella notte i nuovi risultati). Tensione a Mottafollone per il possibile arrivo dei negativi mentre spunta l'ordinanza di screening obbligatoria di Santelli che sarebbe stata rispettata in “ritardo”...

Non ci fosse il coronavirus in mezzo stravincerebbe la farsa sul dramma. E invece domina (come minimo) lo psicodramma a Torano e dintorni, dintorni molto ampi se si considera che è l’intera valle del Crati a “tremare”. Colti da una positività contagiosa dei dati, come è noto, viene fuori che l’operatore della rsa che ha effettuato i prelievi per i test (105 almeno, su incarico dell’Asp) non ha mai cambiato il guanto da un tampone all’altro. È il martedì dopo Pasquetta, il giorno prima una anziana donna residente a Villa Torano è finita all’Annunziata per Covid conclamato. I campioni prelevati dall’infermiere con un solo “guanto” sono poi traslati tutti al Pugliese. Segue il bollettino di guerra e seguono una serie di domande, a partire proprio dal perché processare tutti i tamponi a Catanzaro e non a Cosenza. La quasi totale asintomaticità di tutti i positivi accende una lampadina ai vertici della struttura. Qualcosa non va, c’è troppo pessimismo in giro e nessuno ha niente, a parte l’anziana donna. Ed è in questo frangente che “scatta” il promemoria, o se si preferisce la versione “dimenticata” dei fatti. L’operatore (a questo punto pseudometalmeccanico) della rsa che non ha mai cambiato il guanto da un prelievo all’altro potrebbe aver contaminato tutte le boccettine. Della serie, pizzicato un positivo, magari all’inizio, poi è solo fotocopia. «Una roba del genere non l’ho mai sentita, incredibile. Tanto che si proceda con un guanto solo quanto, cosa questa ancor più grottesca, che si possano infettare le boccettine». Se la voce bassa che abbiamo “disturbato” per consulto rivela il suo nome perde anche il suo lavoro ragion per cui, a noi non costa nulla, meglio conservarne l’anonimato. «Il guanto dell’operatore impugna la parte distale della bacchetta, non quella che va a prelevare il tampone in bocca. E il guanto dell’operatore non viene mai a contatto con il materiale prelevato che poi ripone nella provetta sterile. È un passaggio automatico, semplicissimo. Quasi da scontrino alla cassa… ». Eppure quel guanto che non si cambia non convince i vertici della “salute” (inclusa la proprietà della rsa) sicché si rifà la partita daccapo. Erano 72 i positivi certi fino a quel punto ma ora il conteggio riparte da zero. Attorno alle 14 di oggi i nuovi e completi prelievi ma per i risultati ci vuole la nottata. Chissà se saranno gli stessi o magari di meno o di più. Nel frattempo vanno avanti anche gli altri di prelievi, quelli al di fuori del “guanto” dell’operatore di cui sopra. La somma che solo alla fine si potrà tirare dirà anche a che punto dell’asticella si può collocare il micidiale moltiplicatore di Torano. Quanta gente è venuta a contatto con i possibili positivi? Quante famiglie, quante tavolate di Pasqua, per come ammette lo stesso sindaco? Ma le ansie, e le paure, ora sconfinano contagiandosi ovviamente pure di dubbi. A Mottafollone non aspettano a braccia aperte il “piano” di Belcastro e di Poggi, traslocare i cosiddetti negativi di Villa Torano nella rsa del paese. Chi e quando sentenzierà che sono e saranno realmente negativi? Dopo quanti tamponi? E se a Mottafollone (rsa della stessa proprietà di Poggi) arrivano finti negativi e veri positivi poi che succede lì dentro? E già perché sulla carta, il progetto Belcastro-Poggi-Parente, prevede (senza dispositivi emergenziali di ossigeno) di conservare su Torano ormai i certi Covid mentre il resto va, appunto, a Mottafollone. Chi custodirà la salute degli uni e degli altri? E poi, Torano, non era zona rossa in base a quanto disposto con ordinanza proprio da Jole Santelli? E come faranno ad uscire da lì i cosiddetti negativi di Villa Torano per andare a svernare a Mottafollone?
A proposito poi di ordinanze di Jole Santelli ve ne è una che è tutta un programma, a saperla leggere e interpretare. È datata 27 marzo e nel “titolo” parla già chiaro, attività di screening Covid-19, dove screening dice tutto sul perché agire subito e prima che si manifesti qualsiasi cosa. È un ordine esteso a tutte le rsa, rsm, case protette e case di riposo. Obbligo di effettuare tamponi a «tutti gli operatori sanitari soggetti ad esposizione». E obbligo di effettuarli anche a «pazienti e ospiti con particolare riferimento agli individui sintomatici e/o con patologie croniche». Solo ai sintomatici quindi? Per niente, se è vero come è vero che un po’ più avanti, al punto 4, si fa presente che «in caso di esito positivo del test in soggetto asintomatico, il direttore sanitario della struttura dispone una stretta sorveglianza e monitoraggio attraverso la predisposizione di aree idonee». La mancata osservanza delle «disposizioni in essere», siamo alle conclusioni dell’ordinanza, «comporta la perdita del titolo autorizzato». Siamo al 27 di marzo. A Villa Torano ci hanno messo qualche giorno in più (arriviamo a Pasqua) per mettere mano ai tamponi. E non appena è stata spedita un’anziana donna all’Annunziata, per Covid, s’è subito proceduto…

I.T.