Conte in Calabria, Greco: il governo ha dimenticato i sindaci

Se invece di preferire quella che a molti è parsa come una discesa ovattata e mediatica in Calabria, il Presidente Conte avesse deciso di confrontarsi in un contesto del tutto diverso ed al cospetto dei sindaci della regione che vanta, tra gli altri negativi, il record nazionale dei comuni in stato di dissesto, la lettura delle reali emergenze quotidiane e delle vere esigenze di sviluppo sarebbe stata sicuramente diversa dall’ennesimo, inutile elenco di fondi e grandi opere al quale questa terra e tutto il Sud sono ormai amaramente abituati.

Divenuti ormai soltanto gli odiati e contestati riscossori di tributi per lo Stato in cambio di gravi disservizi diffusi alle popolazioni, vittime di violazioni sistematiche dei diritti fondamentali, qualora invitati e coinvolti in questa iniziativa costruita forse solo per i social, i sindaci calabresi (di tutta la Calabria, perché non esiste sempre e soltanto Gioia Tauro!) avrebbero avuto modo di aggiornare meglio e direttamente il Governo Nazionale.
A partire, su tutte, dalla negazione del diritto costituzionale alla salute per i nostri concittadini che è sicuramente la fotografia più intollerabile ed inaccettabile del fallimento plateale oltre che di mezzo secolo di regionalismo e della classe politica e di governo calabrese anche e soprattutto di un sistema sanitario nazionale e di uno Stato unitario ancora, evidentemente, solo sulla carta. – Se si fosse confrontato con i sindaci calabresi che, ogni giorno, sono costretti a registrare ed affrontare il grido di allarme della sanità pubblica vergognosamente negata dalla chiusura illogica e scriteriata di reparti e di interi ospedali in cambio del nulla, essi avrebbero spiegato al Presidente Conte che se in un Paese normale vi è una regione nella quale i livelli essenziali di assistenza (Lea) si attestano a 132, ben al di sotto della sufficienza che è 160 si è di fronte ad una evidente situazione straordinaria; e che, quindi, una situazione straordinaria non richiede soluzioni ordinarie, diluite in aleatorie programmazioni generali e se tutto va bene efficaci nel medio e lungo termine (come il riferito tentativo di derogare alla norma Madia perché si possano stabilizzare da subito 4.000 precari!).
Ma al Presidente Conte avrebbero esposto anche, nella sua gravità, la terribile emergenza rifiuti che, esplosa ciclicamente ed puntualmente in occasione dell’ultima tornata elettorale, stanno subendo, inermi, tutte le comunità e le amministrazioni comunali calabresi; segnatamente in quelle aree della regione, come la Provincia di Cosenza, nelle quali all’inefficienza dolosa del continuo commissariamento del settore si è aggiunto per decenni l’irresponsabile e complice stallo decisionale delle autonomie locali sulla costruzione di un adeguato ciclo e sistema dei rifiuti.
Per non parlare di almeno altre tre grandi questioni aperte ed emergenze regionali, che rappresentano altrettanti buchi neri del disastro finanziario perpetuato in 50 anni di regionalismo e sul quale, oggi, servirebbero, da una parte, un’ammissione definitiva di responsabilità da parte delle classi dirigenti che si sono succedute e, dall’altra, un intervento diretto e straordinario dello Stato centrale per portare questa regione ad un livello base di normalità tale da consentirle una concorrenza ad armi pari con le altre regioni italiane ed europee. – Mi riferisco al diritto all’acqua, in una terra che era e resta tra le più ricche di risorsa idrica naturale e che invece non riesce a garantire più manco l’erogazione normale ai propri cittadini, a causa del dissesto storico di reti fatiscenti e dispersive, sulle quali servirebbe(qualcuno dovrebbe suggerirlo a Conte!) un piano straordinario di investimenti da parte del Governo centrale. Ma penso anche alla questione dell’inesistente trasporto pubblico locale (TPL) di questa regione che rappresenta tuttavia la vera voragine economica calabrese di cui però nessuno parla (figuriamoci Conte!), per finire a quella che tutti consideriamo la questione delle questioni aperte di questa regione, causa delle cause del mancato posizionamento strategico e del suo vero mancato sviluppo: la certificata incompetenza della burocrazia regionale a gestire le ingenti risorse nazionali e comunitarie di cui la Calabria è stata beneficiaria per ventenni, addirittura peggiorando le sue condizioni di partenza.