Staine manda i presidi faccia al muro…

Nel corso di una riunione operativa in Cittadella sulle linee guida in materia di Dsa l'assessore alle Politiche sociali usa toni che più di un dirigente scolastico descrive irriverenti, supponenti, al limite del “conflitto” con le buone maniere. Occhiuto è andato via da poco e (suo malgrado) Princi è stata vista arrossire...

Occhiuto è andato via da poco, presenza e sostanza più che sufficiente fino a quel momento e soprattutto buone e apprezzate intenzioni. Non è dato sapere se per consolidata buona sorte o per scenografia disegnata dal “diavolo” fatto sta che il presidente di Regione ha appena abbandonato il tavolo.
Un dirigente scolastico tra i tantissimi presenti prende la parola e solleva alcuni ragionevoli dubbi in materia di comunicazione e privacy a proposito di linee guida in materia di Dsa, disturbi specifici di apprendimento scolastico. Ma viene interrotto bruscamente. Molto bruscamente. I decibel che si sovrappongono arrivano dall’assessore alle Politiche sociali Staine che non va per le vie gentili né tenere. Della serie, basta intervenire e basta soprattutto con le critiche, che hanno sostanzialmente scocciato. Tanto per capirci, e per provare a tradurre in verso quello che diversi testimoni descrivono invece come poco educato “agguato” nei confronti dei tanti dirigenti scolastici presenti in Cittadella, io sono io e voi non siete un c…., giusto per parafrasare il celebre Alberto Sordi nell’ancora più celebre film. Segue lo stupore e lo sdegno tra i presenti e segue, soprattutto, il rossore in viso del vicepresidente Princi fino a quel momento protagonista in positivo dell’adunata nella sede della Regione nata con buoni e funzionali intenti, proseguita con sostanza ma poi di fatto franata sul crinale delle buone maniere.
Un piccolo passo indietro non guasta per niente per comprendere meglio la faccenda e la “scivolata”. La Regione, con presidenza e vicepresidenza, organizza una riunione operativa in Cittadella con i dirigenti scolastici di tantissime scuole calabresi, con l’ufficio scolastico regionale, con rappresentanti delle Asp. C’è anche lei, Staine, assessore alle Politiche sociali perché è di (calda) pertinenza anche sociale la specifica questione. Si deve discutere infatti, ma non solo, delle linee guida in materia di Dsa, alunni affetti da disturbi specifici di apprendimento scolastico. Quella insidiosa e spesso intrattabile via di mezzo tra un sostegno che non può essere concesso, non ve ne sono le condizioni, e una normale scolarizzazione che però diventa complessa se non irraggiungibile. Che fare allora? La scuola si fa dare una mano dall’Asp di riferimento, segnalando con cognizione di causa il problema facendosi indicare un percorso e un aiuto. Dopo di che si può procedere verso la migliore soluzione del problema ma preliminare diventa, ancorché essenziale, il contatto tra la scuola e l’Asp per la segnalazione di uno o più casi su cui intervenire. La Regione mette tutti gli attori della questione attorno allo stesso tavolo e l’iniziativa viene più che apprezzata dai presenti, ovviamente presidi compresi. C’è da relazionarsi con le Asp però e nel corso della riunione si fa presente che basterà, basterebbe, inviare una dettagliata mail proprio all’ufficio competente dell’Asp con le generalità del caso e dell’alunno o degli alunni in questione. Questo per ogni singola scuola.
È qui allora che prende la parola il “nostro”, il preside “reo” di aver sollevato un problema non da poco soprattutto dopo le insidiose normative intervenute in epoca pandemica. Si tratta di andare molto ma molto per il sottile perché ci sono dati sensibilissimi da trattare e non si può certo “sfigurare” le rigide norme a tutela della privacy. Le mail indicate per le singole Asp consegnano dei domini di base troppo universali, generici, facile o comunque possibile preda non solo di maleintenzionati cibernetici ma anche di impiegati infedeli o morbosi. Sicché, sempre il “nostro”, chiede approfondimenti, riflessioni. Tanto per capirci, a chi e in che mani che sia Internet o dentro le Asp finiscono questi delicatissimi dati che hanno a che fare spesso e volentieri con bambini e in ogni caso con minori che hanno bisogno solo di aiuto?
Ed è sempre qui che sopraggiunge la “nostra”, l’assessore alle Politiche sociali. Con il suo fare, i suoi decibel, la sua metafora di sordiana memoria. I presidi finiscono così “dietro la lavagna”, piuttosto indignati. Nel mentre Princi arrossisce e invidia Occhiuto che giusto in tempo se l’era (fortuitamente) data a gambe…

F.R.