《Il tempo è scaduto per la vecchia classe dirigente del Pd, questo conta più del congresso»

L'ex segretario questore del consiglio regionale, Graziano Di Natale, a bordo campo ma non troppo: in Calabria il tempo è finito per chi ha navigato anni e anni nelle stanze che contano. La sanità la prima eterna emergenza. «Per il Pd c’è l’occasione del congresso per rinnovare la classe politica in Calabria. Spero lo facciano»

«Secondo lei, nel 2022 con “affaccio” sul 2023, si può ancora partorire in casa? E questo non sulle vette della Sila o del Pollino in giornate tempestose ma sulla riva del mare, a Paola? Certo che no. Eppure è accaduto, come nella grotta di Betlemme. Per fortuna è andato tutto bene ma nel frattempo la Palestina ha edificato una sanità di rispetto negli ultimi duemila anni mentre da noi c’è una “sanità da campo”…».
Graziano Di Natale, ex consigliere regionale ed ex segretario questore dell’aula di Palazzo Campanella, non si dà pace per l’episodio simbolo, e recentissimo, di una sanità di Calabria allo sfascio più assoluto…«Certo che non posso prendere pace per quanto accaduto, come potrei del resto. E non solo perché in mezzo alla iconografia dello scempio c’è la civilissima e centralissima Paola ma perché ogni angolo di Calabria è insicuro in materia di salute. Tutti rischiamo, ogni giorno…». Non esageriamo… «Dice? Oppure pensa che transitata chissà dove, temporaneamente, l’emergenza Covid siamo tutti al sicuro? Guardi che la lista degli interventi delicati è lunghissima dalle nostre parti. Tac e risonanze neanche a parlarne. Per non dire del servizio del 118 che naturalmente e non per colpa di chi ci lavora arriva quasi sempre a “cose fatte”. Vuole che le ricordi che nei centri di provincia dove sono stati chiusi gli ospedali, una decina più o meno, oggi non c’è un pronto soccorso e che un infartuato di Cariati o di Praia a Mare deve solo affidarsi al Padre eterno per provare a salvarsi la pelle?». Purtroppo non è facile contraddirla su questo terreno. Altro è capire perché le analisi delle macerie sono puntuali e invece lo sono molto meno le indicizzazioni delle responsabilità…«Di tutti, indistintamente. Se pensa che io sia qui a lamentarmi solo della stagione corrente della sanità di Calabria ha capito male. La parte politica di campo in cui esercito la mia passione non è esente per niente, ma proprio per niente da gravi colpe. Certo alla mia generazione non può essere sottratto il sacrosanto diritto di protestare senza rischiare le cotroindicazioni delle responsabilità. Quelli della mia età in sanità hanno raramente toccato palla, quella vera. Quella che destina appalti, budget, incarichi, assunzioni clientelari. Oppure quella dei doppi pagamenti o dei fitti passivi milionari mentre le strutture pubbliche delle Asp sono chiuse e con gli insetti dentro. Ecco, abbiamo tutti delle colpe ma chi sta nell’emisfero della mia età raramente ha visitato queste “stanze”. Dopo di che, è vero, c’è la politica e c’è anche l’onere di indicare delle soluzioni…». Per esempio? «Intanto basta commissariamento, basta. Non serve che a rappresentarlo sia il presidente di Regione, anzi è forse persino peggio. Il commissariamento ha generato solo altri debiti, altri equivoci, altro arricchimento per i privati e altro svilimento della sanità pubblica. È vero, il debito è mostruoso. Ma prima o poi il governo, un governo, dovrà affrontare questa piaga come si fa per un sisma o una catastrofe naturale. Non c’è altra via d’uscita se si vuol salvare la pelle a quei calabresi che hanno diritto alla cura e che non hanno colpe per il saccheggio. Questo non vuol dire tana liberi tutti sull’accertamento penale di chi ha rubato e ruba. Ma le due fasi non possono coincidere e in ogni caso non si può ancorare l’uscita dal commissariamento al pareggio del debito mostruoso. Significa condannare i calabresi alla morte». E lei crede che il suo partito in Calabria abbia maturato questa dererminazione? 《È arrivata l’ora di suonare la “carica” perché dobbiamo farci percepire diversi e differenti da chi sta governando, si fa per dire, la regione. Il tempo è scaduto per chi ha gestito i processi politici in Calabria negli ultimi anni. Ora tocca a noi, alla nostra generazione che ha creduto e crede in un grande partito riformista e mai populista. Una generazione è andata ormai, è bene che se ne rendano conto al più presto…». Parla come se il Pd avesse una linea netta e invece c’è un congresso alle porte che sa di “Vietnam”…«Il 2 dicembre l’iniziativa la “Calabria è ora” ha rappresentato un momento di discontinuità con il passato. La grande partecipazione è testimonianza che c’è una nuova e preparata classe dirigente che non vuole più delegare il suo pensiero ma al contrario vuole rimboccarsi le maniche per questa straordinaria terra》. Con chi starà al congresso? «La risposta, alla domanda non fatta, è che idea si vuole mettere in campo di Partito democratico. Un partito radicale e populista o riformista?
Mi auguro che si ascolti ciò che è emerso dalla convention del 2 dicembre e della voglia di cambiamento. Me lo auguro per il Pd ovviamente》.
La percepiamo molto interessato all’aula di Palazzo Campanella. Eppure parla da ex…«Mai dire mai. Oggi da ex..!》.

d.m.